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Calciomercato > Serie A > Serie A, Albertosi: "L'Inter sfumata due volte. Al Cagliari per una cena"

Serie A, Albertosi: "L'Inter sfumata due volte. Al Cagliari per una cena"

Uno dei migliori portieri italiani di sempre racconta la sua carriera ed il mancato arrivo in nerazzurro



19/03/2016 09:53

SERIE A ALBERTOSI INTER CAGLIARI / MILANO - In una lunga intervista concessa al 'Corriere dello Sport', Enrico Albertosi, portiere campione d'Europa nel 1968 e vice-campione del mondo nel 1970, racconta la sua carriera ed il doppio trasferimento sfumato all'Inter: "Feci un provino con lo Spezia a 15 anni, ma mi chiamò anche l'Inter. La selezione iniziava alle 9 del mattino, c'erano centinaia di ragazzi, si passavano le prove e restavano i migliori. Sono rimasto in campo fino alle 7 di sera, ma poi non si sono fatti più sentire, mentre mi chiamò la squadra ligure. Mio padre voleva che continuassi a studiare, io volevo giocare. Mia madre lo convinse ed andai a firmare. Quando tornai a casa trovai il telegramma dell'Inter che mi annunciava l'ingaggio. Così è la vita...".

FIORENTINA - "Avevo meno di 20 anni. Io scalpitavo, Sarti lo avvertiva e cercava in ogni modo di smontarmi. Al ritorno dal Mondiale juniores vinto in Lussemburgo mi disse 'andrai anche in azzurro, ma il posto alla Fiorentina non me lo porti via'. Gli portavo la valigie e mi mandava a comprare le sigarette. Feci quattro anni di panchina, diventai titolare quando fu ceduto".

L'INTER SFUMA ANCORA - "Nell'anno dell'addio ai viola mi aveva chiamato Allodi, responsabile tecnico dell'Inter, e mi disse l'anno successivo avrei giocato in nerazzurro. Quando mi presentai dal presidente della Fiorentina, Baglini, dissi che sapevo tutto del passaggio all'Inter. Lui mi guardò come un matto e rispose che sarei andato al Cagliari. C'era stata una cena in cui i dirigenti avevano mangiato e bevuto molto. I cagliaritani evidentemente reggono meglio l'alcol e fecero firmare un foglio a Baglini in cui c'era scritto che avrebbe ceduto Albertosi e Brugnera in cambio di Rizzo e soldi".

MONDIALE 1966 - "Fabbri era ossessionato dai giornali, andava in paranoia per una minima critica. Dopo la sconfitta con la Corea nello spogliatoio ci fu un gran silenzio. Fabbri era pallido e ci disse 'io in Italia non torno, vado in Ghana da qui'. Altri lo stesso. Il presidente poi ci scosse, a Genova pensavamo e speravamo non ci fosse nessuno. Abbiamo sottovalutato i portuali genovesi che si svegliano presto o vanno a dormire tardi e ci tirarono di tutto".

MESSICO 1970 - "Non ho mai insultato nessuno come Rivera sul gol del 3-3 della Germania. Lui mi rispose che l'unica cosa che avrebbe potuto fare ora era andare avanti e segnare. E divenne leggenda".

ZOFF - "Eravamo grandi portieri, ma molto diversi nello stile. Il giorno e la notte. Il più grande? Secondo me Jascin, anche se ai Mondiali del '66, a 40 anni, sotto la pancera aveva una pancia flaccida da impiegato sedentario e si sciolse un mito".

L.P.




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