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Calciomercato > Milan > Milan, Rivera confessa: "Io e mio fratello rischiammo di non nascere"

Milan, Rivera confessa: "Io e mio fratello rischiammo di non nascere"

Domani sarà in vendita l'autobiografia di 'Golden Boy', nel frattempo è stato reso pubblico un particolare stralcio dell'opera


Gianni Rivera ©Getty Images

09/12/2015 16:01

RIVERA SI RACCONTA NELLA SUA AUTOBIOGRAFIA / MILANO - Quando si stila la lista dei giocatori più forti della storia del calcio italiano è impossibile non inserire anche il nome di Gianni Rivera. Talento indiscusso il suo: è stato il primo pallone d’oro italiano (1969), ha fatto incetta di trofei con la maglia del Milan ed ha conquistato un Europeo con la maglia della Nazionale. Insomma, la carriera del ‘Golden Boy’ è senza dubbio una di quelle da raccontare e tramandare di generazione in generazione. Da domani, sarà più semplice farlo. 

Sarà infatti in vendita “Gianni Rivera ieri e oggi, autobiografia di un campione”, il libro che racconta la sua vita, dai primi passi mossi con la maglia dell’Alessandria, passando agli anni d'oro in rossonero, toccando il dramma della Seconda Guerra Mondiale fino ad arrivare ai giorni nostri. In attesa dell’arrivo sugli scaffali, ’La Gazzetta dello Sport’ ha reso noto un particolare stralcio dell’opera che riguarda la nascita dell'ex campione azzurro:

"Ho spesso raccontato delle mie origini contadine, pur non avendo mai vissuto in campagna. Penso, però, che pochissimi abbiano mai saputo del dramma che vissero i miei genitori; così terribile che ci fu il rischio che né io né mio fratello Mauro venissimo al mondo. Dopo qualche tempo dal loro matrimonio Teresio e Edera, papà e mamma, diedero alla luce una bambina: Maria Luisa. Nacque il 22 gennaio 1942, era bellissima, mi confidarono, ma doveva morire! Non c’erano rimedi contro il “Morbo Blu”, così era chiamata l’imperfezione al cuore che l’aveva colpita. Una malattia rara: “Un caso su un milione”, dissero i medici dell’epoca. Oggi si sarebbe potuta salvare! [...] A nove mesi, dopo aver superato diverse crisi, la piccola Maria Luisa non riuscì a farcela e lasciò la nostra terra senza poterne scoprire la bellezza e la malvagità. Il dolore fu così grande che i miei pensarono di chiudere la 'fabbrica dei bambini'. Un medico, però, li rassicurò: “Dove si chiude una porta si può aprire un portone”. L’anno dopo, il 18 agosto 1943 nascevo io, Gianni o meglio Giovanni. Nacqui nella casa materna, che era anche la locanda gestita dalla famiglia Arobba e mio padre andò a denunciare la mia nascita a Valle San Bartolomeo, negli uffici del Comune di Alessandria. Mia madre pretendeva di chiamarmi Gianni ma a mio padre dissero che non era possibile perché non esisteva nessun santo con quel nome. Per lui mettere Giovanni, come gli fu suggerito, non era un problema, tanto più che quello era il nome dei nonni. E così fui Giovanni. Mia madre si arrabbiò e decise che mi avrebbe comunque chiamato Gianni e io scoprii il mio vero nome di battesimo solo il giorno in cui feci il mio primo documento".

D.G.




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