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Calciomercato > Notizie > Calciopoli, Moggi: "Non ho paura della condanna. Abete? Dovrà spiegare tante cose"

Calciopoli, Moggi: "Non ho paura della condanna. Abete? Dovrà spiegare tante cose"

L'ex Dg della Juventus attacca l'ex presidente della Figc


Luciano Moggi (Getty Images)

28/07/2014 11:05

CALCIOPOLI MOGGI ABETE / ROMA - Otto anni di processi e veleni. Calciopoli fa ancora parlare e Luciano Moggi, ex Dg della Juventus, ai microfoni di 'Radio Capital' racconta le sue verità: "Di 170mila intercettazioni ne sono state prese 20. E' come se entrassi in un negozio di orologi e venire condannato perché potrei rubare. Il campionato era regolare. Quando noi abbiamo portato le intercettazioni, purtroppo in tempi non brevi, era tutto fatto. Nei quindici giorni del processo sportivo non si poteva trovare quello che si doveva trovare. In una settimana non puoi trovare 170mila telefonate. Il procuratore federale disse che erano da condannare per illecito sportivo Inter, MilanFiorentina e tante altre squadre minori. E addirittura aggiunse che l'Inter era la squadra che correva più rischi perché il comportamento dell'allora presidente Facchetti era illegale, ma purtroppo era tutto prescritto. Paparesta chiuso nello spogliatoio? E' una barzelletta, l'ha ammesso anche lui. Questo dimostra il buffo di questo processo. Questa è stata la causa dominante per cui siamo stati radiati nel processo sportivo. Se arriva la condanna in cassazione sono due anni e ho una fedina penale limpida e non mi preoccupa".

Moggi, poi, attacca duramente l'ex presidente della Figc, Giancarlo Abete: "Richieste di danni? Abete probabilmente non conosce bene le regole. Siamo al secondo grado, si è condannati eventualmente dopo il terzo. Lui, invece, dovrà spiegare perché dopo Lazio-Fiorentina, dove si diceva che i viola erano stati derubati, disse "siamo rovinati". In un'altra intercettazione diceva che non era andato allo stadio per non dare nell'occhio. Sono tutte cose che dovrà spiegare, tipo che ad un presidente sono sparite tutte le radiazioni. Quel presidente era tranquillamente sul campo. Nessuno ha provato che ho comprato una partita. Nella legge della Federazione di Abete, ci sono giocatori che sono stati in galera per il calcioscommesse e ora giocano di nuovo, Malagò invece sta scrivendo un nuovo capitolo della giustizia sportiva che ad Abete non piaceva. Perché lui vuole giocare con la giustizia sportiva per favorire i simpatici ed abbattere gli antipatici. Nel 2006, in finale al Mondiale, c'erano nove giocatori della Juventus, cinque da una parte e quattro dall'altra. Adesso con il calcio di Abete, visto che di calcio bisogna capirne, siamo usciti al primo turno in due Mondiali. Capello ha ragione, la Serie A non è allenante, è un campionato che non esiste".

L.P. 




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