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Calciomercato > Lega PRO > Calcioscommesse, Tavecchio: "Non siamo organi di polizia"

Calcioscommesse, Tavecchio: "Non siamo organi di polizia"

Il presidente della FIGC ha preso la parola durante un convegno


Tavecchio e Abete (Calciomercato.it)

21/05/2015 15:09

CALCIOSCOMMESSE TAVECCHIO FIGC / ROMA - Nel corso di un convegno andato in scena a Fiumicino, il presidente della FIGC Carlo Tavecchio ha preso la parola commentando il nuovo scandalo relativo al calcioscommesse che stanno monopolizzando le news Lega Pro. Ecco le parole del numero uno del calcio italiano, riportate da 'gazzetta.it': "Il calcio genera 6 miliardi di euro nel sistema, e milioni di persone. Voi pensate che i nostri 10 milioni sono scevri dei problemi di un Paese di 60 milioni? La delinquenza che sta nei 60 milioni forzatamente sta anche nei 10, non può non starci, è un fatto aritmetico. Il Coni ci dirà quali procedure sono più semplici per applicare la giustizia, per bloccare subito queste situazioni. Non siamo organi di polizia, ma di spettacolo e sport. Siamo servi di tutti, ma schiavi di nessuno"

SCOMMESSE - Inevitabile approfondire il tema delle scommesse, che potrebbe condizionare anche il calciomercato italiano la prossima estate: "Il calcio è socialità ed è di indirizzo strategico, una componente determinante nel sistema politico italiano. Non lo si può sempre offendere per fatti che non ci competono. Abbiamo sempre monitorato le scommesse e la Lega Pro lo sa, segnalando sempre a chi di dovere. Abbiamo 30 squadre che hanno fatto porcherie ma vi ricordo una monotonia ridicola del Paese. Nell'Ottanta entravano con le Alfette negli stadi, nel '90 arrivavano altre scommesse, nel 2006 arrivava Calciopoli. Siamo un popolo monotono e ripetitivo anche nel delinquere, non solo nelle cose serie".

BOMBARDAMENTO - "Non si può stare tutti i giorni sotto il bombardamento l'elmetto non serve più, contano solo le parole. Parlo e poi vediamo con chi parlare e vediamo cosa c'è da imputare a questo sistema che devo difendere obtorto collo. Ringrazio il governo perché oggi è qui presente".




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