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Calciomercato > Euro 2016 > La storia degli Europei, dal 1960 al 1980: Germania super. Italia a luci e ombre

La storia degli Europei, dal 1960 al 1980: Germania super. Italia a luci e ombre

Calciomercato.it ripercorre le edizioni passate della competizione continentale per Nazionali


Italia Campione a Euro 1968 ©Getty Images
Jonathan Terreni

08/06/2016 14:07

LA STORIA DEGLI EUROPEI DAL 1960 AL 1980 / ROMA - Gli Europei sono ormai alle porte. Si inizia venerdì, quando la Francia, Paese ospitante, affronterà nel match inaugurale la Romania. Sarà questa la 16a edizione della rassegna continentale riservata alle Nazionali. Le partite più importanti, i numeri, i protagonisti e le curiosità: Calciomercato.it rivive la storia degli Europei con due speciali 'ad hoc'. In questo primo numero: da Francia 1960 a Italia 1980.

ALL'URSS DI YASHIN LA PRIMA EDIZIONE (SENZA L'ITALIA). POI LA SPAGNA

Nacque da un'idea Henry Delaunay, allora segretario generale dell'Uefa, la prima edizione dei campionati europei di calcio per nazioni che si disputarono nel 1960 con il nome di 'Euro 60'. La formula era ancora quella dell'eliminazione diretta in partite di andata e ritorno nei rispettivi Paesi. Solo le semifinali e le finali si giocarono in gara unica: luogo degli incontri la Francia. Sedici le squadre al via con le assenze illustri di Germania Ovest, Italia e dell'Inghilterra. La critica sostenne che la Federazione avesse declinato l'invito a causa della la debolezza della squadra, testimoniata dalla mancata qualificazione al Mondiale del 1958 per mano dell'Irlanda del Nord. Agli ottavi passano l'Urss, comandata dal 'Ragno nero' Lev Yashin, Pallone d'Oro nel 1963, la Francia (clamoroso il 7-1 rifilato all'andata alla Grecia), la Romania, l'Austria, la Jugoslavia, il Portogallo, la Spagna e la Cecoslovacchia. Grandi polemiche ai quarti dove la Spagna (allora sotto l'egemonia di Franco) perse a tavolino rifiutandosi di affrontare l'Unione Sovietica in trasferta: scaramucce da guerra fredda. L'Urss troverà in semifinale la Cecoslovacchia e se ne sbarazzerà a Marsiglia con un secco 3-0. Nell'altra sfida la Francia padrone di casa esce contro la Jugoslavia dopo un clamoroso 4-5 deciso da Jerkovic, stella della Dinamo Zagabria. Il 10 luglio, nella finale di Parigi l'Urss conquista il primo titolo ai supplementari grazie alla rete di Ponedelnik. Le stelle di quella edizione? Un certo Di Stefano, Kubala, Ivanov, Metreveli, Novak, e il francese Kopa.

Quattro anni dopo la Spagna vuole riscattarsi e ospita la seconda edizione con la stessa formula della precedente. A fare da palcoscenico il 'Bernabeu' e il 'Camp Nou'. Per il generale Franco è un'occasione politica più che sportiva da non farsi sfuggire. L'Italia di Fabbri esce di scena agli ottavi contro l'Urss: 2-0 all'andata, 1-1 a Roma. In patria adesso criticano le scelte del Ct e acclamano gli oriundi Sivori e Altafini. La sorpresa è la Danimarca che arriva in semifinale ma non riesce a sorpassare lo scoglio sovietico. Nel frattempo i padroni di casa, senza le stelle Puskas, Di Stefano, Gento e Del Sol, tenuti a casa per scelta tecnica da Villalonga, sono trascinati da 'Luisito' Suarez e battono l'Ungheria 2-1. Nella finale di Madrid decide una rete di Marcelino a pochi munti dal fischio finale. Davanti a 125 mila spettatori è la vittoria di Franco e della Falange; un ulteriore spunto per esaltare una propagandistica superiorità politica nazionale.


1968: IL PRIMO TRIONFO AZZURRO IN CASA

Nel 1968 la fase finale degli Europei si disputa in Italia con la formula di 8 gironi, di cui 7 con 4 squadre e uno con 3. Gli azzurri dominano il gruppo 7 qualificandosi con 11 punti mettendo in fila Romania, Svizzera e Cipro. In semifinale gli azzurri del Ct Valcareggi, trascinati dal Pallone d'oro Rivera, da Mazzola e dal bomber Gigi Riva, si prendono la rivincita sull'Urss. Come? Con la monetina. Dopo lo 0-0 ai supplementari l'arbitro tedesco Tschenscher manda l'Italia in finale con il suo 'lancio' benedetto, dicono, da San Gennaro, in quel del 'San Paolo'. Nel frattempo si registra l'eliminazione della Germania Ovest che non passa il girone a tre vinto dalla Jugoslavia (in semifinale batte l'Inghilterra di Charlton). Sarà proprio Italia-Jugoslavia la finale a Roma. Dzajic porta in vantaggio gli slavi, Domenghini pareggia su punizione. Dopo i tempi supplementari finisce 1-1 e si va al replay due giorni dopo. Gli azzurri stavolta dominano. Riva e Anastasi regalano il primo trionfo della storia.


1972-1980: DOPPIETTA GERMANIA. NEL MEZZO IL SUCCESSO CECO

Nel 1972 tocca al Belgio ospitare le ultime 4 gare, dal 14 al 18 giugno, della rassegna europea. Un'Italia ormai logora dopo il mondiale messicano esce proprio contro i padroni di casa del Belgio ai quarti. A 'San Siro' finisce 0-0 ma al ritorno gli azzurri, senza Zoff infortunato e con un Capello esordiente escono sconfitti per 2-1. A nulla serve il rigore nel finale di Riva. Delusione anche per l'Olanda di Cruijff, gioiello di calciomercato, fatta fuori dalla Jugoslavia nel girone. Chi inizia a fare la voce grossa però è la Germania Ovest arricchita da una generazione di fenomeni e considerata per molti la più forte selezione tedesca di sempre. Beckenbauer e il capocannoniere del Mondiale messicano Müller (miglior marcatore con 4 reti), le armi devastanti. Il Ct Schön però poteva contare anche su talenti freschi come Netzer, Hoeness, Breitner e la saracinesca Maier. La finalissima è tra la Germania Ovest e l'Urss del blocco Dinamo Kiev: suggestiva come poche. In campo però la gara è a senso unico. Finisce 3-0 per i tedeschi con doppietta di Müller e rete del mediano Wimmer. Fu questo il primo mattone di un dominio continentale destinato a non finire.

La Jugoslavia ospita la fase finale di Euro 1976. Fu l'Europeo di Panenka e del suo cucchiaio che regalò il titolo alla Cecoslovacchia in finale proprio contro la Germania Ovest, che ha ancora lo zoccolo duro di quattro anni prima. La finale arbitrata da Gonnella termina 2-2 e dal dischetto è decisivo l'errore di Hoeness. L'Italia ha attuato una vera e propria rivoluzione. In panchina c'è Bernardini affiancato da Bearzot ma il binomio non porta alla qualificazione. Nel gruppo 5 gli azzurri finiscono addirittura terzi dietro Olanda e Polonia. Anche l'Inghilterra esce a sorpresa proprio contro quella Cecoslovacchia che da outsider si insedia sul trono europeo. In semifinale i cechi fanno fuori anche l'Olanda, favoritissima, bella e incompiuta. Il successo è meritato: in finale i cechi di Jezek vanno avanti 2-0 prima della reazione tedesca firmata dal solito Müller. Dagli undici metri Panenka scriverà la storia del suo Paese e concepirà un nuovo modo di tirare un calcio di rigore, considerato oggi arrogante ed estroso, efficace e presuntuoso.

Si torna in Italia per la fase finale dell'Europeo 1980. Da questa edizione la Uefa rivoluziona la formula. Il Paese ospitante ora è la casa di tutte le partite, comprese quelle del girone con gli azzurri che accedono di diritto. Orfano di Rossi e Giordano, Bearzot porta Pruzzo, Altobelli e Graziani con Antognoni e Bettega come colonne. La Grecia è una bella sorpresa perché riesce a qualificarsi per la fase finale. L'Italia si classifica seconda nel proprio girone davanti all'Inghilterra di Keegan ma dietro al Belgio solo per differenza reti. Gli azzurri si giocano così la finale per il terzo posto. Una finale amara terminata ai rigori dove l'errore di Collovati sancisce l'uscita dal podio degli azzurri. Le prime dei due gironi disputano la finalissima. Di fronte Germania Ovest e Belgio. Decide la doppietta di Hrubesch con i tedeschi illuminati da Schuster. A nulla serve la rete belga di Vandereycken su calcio di rigore. E' il secondo titolo per la Germania Ovest in otto anni: dominio continentale (e non solo) assicurato.




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