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Calciomercato > Il punto di CM.IT > Grazie Ugo Russo. L'altro calcio è tutto nelle tue lacrime

Grazie Ugo Russo. L'altro calcio è tutto nelle tue lacrime

Ritratto di una grande carriera culminata in un pianto sincero, che ha toccato tutti noi


Ugo Russo (YouTube)
Antonio Papa (@antoniopapapapa)

13/10/2014 17:05

GRAZIE UGO RUSSO LACRIME RADIOCRONACA / ROMA - Piangi pure Ugo, piangi insieme a noi. La tua emozione, la voce che si rompe mentre stai facendo il tuo mestiere, quel groppo in gola che provi ad ignorare come quando durante le tue millemila telecronache ti veniva un colpo di tosse. Ma stavolta è diverso. Come si fa a reggere di fronte all'emozione di lasciare dopo 42 anni migliaia di persone che ancora ti ascoltano, nonostante le tv, nonostante gli highlights, migliaia di padiglioni auricolari che ancora così piacevolmente si fanno titillare dal tuo, dal vostro verbo. Lo ammetto, io non sono (più) fra quelli. Ma, nonostante ciò, sentire la tua voce ieri mi ha fatto fare un salto indietro di quindici anni. 

UGO RUSSO CHI? - Già che siamo in tema di confessioni ve ne faccio un'altra: per approfondire su Ugo Russo, ho dovuto documentarmi. E non per ignoranza, anzi, visto che con i suoi racconti ci sono cresciuto. Ma erano altri tempi, tempi in cui non c'era Wikipedia, non c'erano i blog personali, le ossessioni di calciomercato, non c'era neanche tutto il risalto mediatico che hanno i giornalisti di oggi, che li vedi davanti e dietro la telecamera con la stessa disinvoltura. Erano voci, nient'altro che voci. Voci familiari come quelle degli zii, ma associargli un nome e un volto non era così semplice. Voci forti ma umili, voci che sapevano accompagnarti senza mai strafare. Voci di professionisti della voce che urlavano solo quando dovevano urlare. Quando i calciatori non potevi vederli ma solo immaginarli. Son loro che ci aiutano a non sentirci soli, ma un uomo li comanda e lo chiamiamo Ameri. Elio e le storie tese, cercatevela su YouTube.

L'ALTRO CALCIO - Non stiamo qui a fare i nostalgici e a voler scegliere per forza cosa sia meglio e cosa peggio. Erano altri tempi, era un'altra professione, e forse è anche per questo che quasi nessuno dei "vecchi" telecronisti è riuscito a riciclarsi come commentatore tv. Oggi devi "vendere", devi emozionare, devi urlare per risvegliare gli spettatori dal torpore di uno show dove lo spettacolo va scemando sempre più. Non è né più facile né più difficile: è semplicemente diverso. Per essere utile a qualcosa il telecronista adesso deve inventarsi acrobazie lessicali, visto che sarebbe ridondante descrivere immagini che la gente sta già guardando. Ugo Russo e i suoi colleghi dovevano descrivere le azioni, farle "vedere" a chi le stava solo ascoltando, con poco spazio a fronzoli e ghirigori vari. Ci riuscivano e ci riescono alla grande. 

UGO VA IN PENSIONE - E quindi cerchiamo di abbracciare Ugo Russo come merita e non soltanto per questo grand finale. Classe '50, decano di 'Tutto il calcio', fra i giornalisti in attività è quello che detiene il record di telecronache, oltre 4000 fra calcio (Serie A e non solo) e mille altri sport. Spulciando su Wiki scopriamo che in questi anni è stato anche un cantante e un discreto imitatore, front-man di diversi gruppi musicali di buon successo. Da cercare su YouTube. Ecco, questo è il giornalismo di un tempo. Personaggi poliedrici e di grandissimo spessore culturale, che sgobbano nel semi-anonimato per decenni e poi diventano famosi l'ultimo giorno di lavoro, per aver pianto in diretta. Sono lacrime d'oro, manifesto di una professione fantastica, che ti fa svegliare la mattina col sorriso sulle labbra, giorni che volano senza che te ne pesi neanche uno. Ve lo dice chi ha un quinto degli anni di carriera di Russo ma che sente di avere la sua stessa passione. Piangi pure Ugo, sei stato un privilegiato. E grazie di tutto.




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