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Calciomercato > Primo Piano > Incontro giornalisti-arbitri, Farina: "Visti come nemici". Nicchi: "Spero tecnologia non snaturi il

Incontro giornalisti-arbitri, Farina: "Visti come nemici". Nicchi: "Spero tecnologia non snaturi il gioco"

Calciomercato.it ha seguito per voi in tempo reale la conferenza stampa che si è tenuta a Roma


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Conferenza arbitri-stampa (Calciomercato.it)
Domenico Messina (Calciomercato.it)
Stefano Farina (Calciomercato.it)
Alessio Lento (@lentuzzo) e Daniele Gargiulo

03/05/2016 10:01

DIRETTA INCONTRO STAMPA ARBITRI / ROMA - Nella prossima stagione, gli arbitri potranno commentare il proprio operato. Era questa l'apertura annunciata mesi fa da Nicchi, presidente dell'Associazione Italiana Arbitri che, stamattina, presso il 'Centro Congressi Frentani' di Roma, sta parlando con esponenti della stampa, tra i quali anche gli inviati di Calciomercato.it: "Sono contento dell'adesione a questa iniziativa. Auspico sia la prima di tante. Sia noi arbitri che voi giornalisti abbiamo responsabilità enormi. Mi rendo conto che siamo rimasti indietro ma siamo In grado di recuperare il tempo perduto per far conoscere l'arbitro. La cosa migliore per capire bene la nostra organizzazione è farsi conoscere, chi siamo e come ci prepariamo. Ci teniamo ad avvicinarci ai giornalisti, alle persone. Siamo ragazzi semplici e possiamo anche sbagliare in campo. Speriamo di sbagliare sempre di meno, grazie anche alla tecnologia. L'Aia comunque, non sperpera un solo euro di quelli destinati alla Formazione arbitrale. E ringrazio la federazione per aver capito che non bisognava fare dei tagli in questo senso. Lancio un messaggio a tutti voi: com'è possibile permettere che vengano picchiati 650 ragazzi sui campi di calcio? Tutti assieme dobbiamo dire ai delinquenti che circolano vicini ai campi di calcio che non è roba per loro. Questa è crescita, non le risse davanti all'episodio quando in 50 non capiamo cosa è accaduto. Far vedere i fatti, è il futuro. Così un giorno, spero, l'arbitro sarà visto non come un nemico. L'arbitro non va visto come un nemico ma come persona che garantisce gioco e divertimento".

Ai cronisti presenti all'evento, ha poi rilasciato le seguenti dichiarazioni Luca Banti, 42enne fischietto di Livorno: "Totti? Quando smette un campione dispiace sempre. Oltre ad essere arbitri siamo amanti del calcio. Apprezziamo anche i gesti tecnici in campo dei campioni, anche moralmente. Lo stadio può avere il suo fascino e far pressione. Ma questa viene trasformata subito in adrenalina e concentrazione, soprattutto le prime volte. Poi diventa una consuetudine. Errori? All'inizio mi analizzo e mi interrogo sugli errori commessi. Poi la famiglia è fondamentale per riuscire ad andare avanti e superare i vostre 'attacchi', passatemi il termine. L'ammonizione per simulazione di domenica a Keita? Non so se posso rispondere visto che il Giudice sportivo non ha ancora redatto il verbale. Non ho rivisto l'episodio, lo farò a tempo debito. Se avrò preso una decisione corretta sarò contento, se avrò sbagliato lo prenderò come spunto positivo per valutare e studiare. In campo decido sempre in base alle mie convinzioni. Lo smartphone? Io personalmente lo tengo spento. Molto spesso anche i vostri colleghi a bordocampo danno delle informazioni su episodi avvenuti 10 secondi prima errate". 

Sul palco, ha poi preso parola Stefano Farina, 53enne arbitro di Genova: "Perché gli arbitri hanno difficoltà a parlare coi giornalisti? Quale è il motivo reale? Il fatto è che pensiamo che sia difficile già parlarne con le persone che conosciamo, figuriamoci con chi non conosciamo. Quando parliamo con qualcuno, parte tutto dalle percezioni su di noi. L'arbitro viene sempre visto come un nemico, questo è un luogo comune. Questo è il primo punto che rende difficile per noi parlare ai giornalisti, perché è difficile essere sé stessi. Per noi, è inutile parlare se dobbiamo dire solo quello che i giornalisti si aspettano. Noi possiamo anche parlare per mezz'ora, poi magari viene fatto il titolo solo su una frase. Non conta tanto quello che uno dice, ma quello che arriva: quindi è fondamentale, anche per noi, capire quello che hanno percepito dall'altra parte. La cosa peggiore è non far capire l'altro o, peggio ancora, fargli capire altro. Nel rapporto arbitri-giornalisti la differenza la farà la condivisione e l'autenticità, il conflitto invece sarà il nostro peggior nemico. Chi sa ascoltare non recepisce solamente quello che vuole sentire. Oggi abbiamo voluto comunicarvi una cosa importante: 'State tranquilli che noi ci siamo, che siamo dei professionisti'. La precondizione fondamentale è quindi un ambiente favorevole. Non ci si deve concentrare solo ed esclusivamente sulla ricerca del colpevole. È capitato anche quando arbitravo, venivamo messi al centro dell'attenzione solo quando sbagliamo. È capitato poi che quando ho arbitrato bene, ho trovato pagelle del tipo: 'Farina 6: non ha fatto danni'. Ma che commento è? Io ho lavorato tutta la settimana per quel match. Ora la domanda che vi pongo è: cosa si può fare di diverso? Su 9 domande che ci avete posto, 6 riguardano errori. L'interesse, non è come siete, ma per com'è l'errore. Se il rapporto è questo diventa difficile aprirsi. È una riflessione la mia".

"L'arbitro non può pensare di vivere sei giorni su Marte e poi calamitarsi sulla gara il giorno stesso del match: deve conoscere le caratteristiche dei calciatori, come giocano, la loro personalità, per orientare non in forma negativa ma positiva l'arbitraggio. L'arbitro deve inoltre conoscere criticità che potrà incontrare in campo e lavorarci", ha sottolineato nel suo intervento Domenico Messina.

E' stato poi il momento di Gianluca Rocchi, già intervenuto ai microfoni di Calciomercato.it poco prima: "L'errore purtroppo è una componente della nostra attività. A fine gara riguardo sempre la mia prestazione e suddivido gli errori in quelli che potevo evitare e quelli che no. In serie A, purtroppo, basta un secondo per commettere un errore grave. Ma la differenza tra un arbitro bravo ed uno che non lo è, è la capacità di superare l'errore, magari commesso ad inizio della gara. Non dobbiamo fermarci al primo sbaglio, dobbiamo sempre guardare oltre. Anche perché se mostri ai giocatori che sei insicuro nelle tue decisioni, la partita diventa inarbitrabile. Il fallo di mano è una delle situazioni più complesse per noi - ha proseguito Rocchi - Dovendo interpretare la volontarietà di un calciatore, cerchiamo di fare affidamento su diversi parametri come distanza, movimento, ecc. Non esiste mai un episodio uguale a quello precedente e questo è anche la bellezza del calcio. Però credetemi, per noi è veramente difficile e non vi nego che, a volte, anche tra noi abbiamo delle idee diverse. Quindi credo che sia impossibile certificare al 100% un fallo di mano. Il rapporto con i calciatori all'estero è diverso solamente perché non ci conosciamo. Ormai arbitro in Serie A da 13 anni e sarei sciocco a pensare che i calciatori mi diano del lei. Anzi, in alcune situazioni è più rispettoso un tu che non un lei. Se al prossimo derby tra Lazio e Roma mettessimo un arbitro straniero, vedreste sicuramente un atteggiamento diverso da parte dei calciatori".

Parola di nuovo a Nicchi, cui è stao richisto un pensiero su Calciopoli: "Tengo a precisare che sono passati tanti anni da questa vicenda. Chi era preposto a tirare fuori la verità, ci hanno messo tanto tempo e non posso giudicare in un secondo. Come Aia, abbiamo ereditato questa situazione, ci siamo detti di ricostruire da lì in poi l'immagine del calcio italiano. La mia massima solidarietà va a chi è stato tirato in ballo erroneamente, dimostrando che si trattava di fatti che non li riguardavano. Credo che il tifoso abbia diritto a essere informato. Ma non lo vedo così impreparato. Vedo più impreparato qualche addetto ai lavori. C'è gente che non ha mai aperto un regolamento e dà giudizi. Il nostro ruolo è quello di far rispettare le regole. Per capirci, bisogna conoscere entrambi il regolamento. Il calcio è fatto di episodi. E a volte si perde per un episodio arbitrale. Bisogna fare cultura, episodi fanno parte della partita. In una prima stesura di protocollo della Futura tecnologia, il fallo di mano sarà uno degli episodi vietati da vedere al rallenty ma solo a velocità normale. Precorriamo i tempi. Mi auguro che con tecnologia il gioco addirittura diventi più veloce e credibile. Ma mi auguro anche che non venga snaturato. Ci saranno dei benefici perché alcune cose verranno certificate, ma c'è anche il dubbio su quanto durerà una partita".

Presente all'incontro, anche l'arbitro di Roma, Paolo Valeri: "Differenze tra noi e gli arbitri inglesi? Abbiamo due modi di condurre le gare profondamente differenti, determinati anche dalla cultura. Troppo teatrali noi quando ammoniamo o espelliamo? Mi sembra eccessivo andare a sindacare su una questione del genere, la nostra comunicazione non verbale dipende anche dal carattere del singolo arbitro. Ma nei nostri corsi lavoriamo anche su quello. Totti 'vale' più di Soddimo? Esiste sudditanza tra un calciatore più noto ed uno meno? Assolutamente no, non può esistere. Noi non possiamo polemizzare sulla qualità di trattamento tra Soddimo e Totti, noi entriamo in campo per arbitrare e fischiare quello che vediamo. Gli errori li conosciamo in diretta dagli addetti ai lavori, la cosa importante è essere impermeabili e lasciarci l'errore alle spalle"

 




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