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Calciomercato > Lazio > Lazio, le memorie di Candreva: "Dagli insulti al mio arrivo a quel 26 maggio"

Lazio, le memorie di Candreva: "Dagli insulti al mio arrivo a quel 26 maggio"

L'ex esterno biancoceleste, ora all'Inter, ripercorre la sua avventura nella Capitale


Antonio Candreva ©Getty Images

13/09/2016 13:00

LAZIO CANDREVA INSULTI 26 MAGGIO COPPA ITALIA / ROMA - Giorno di ricordi per Antonio Candreva, che ai microfoni di 'Radio Sei' torna a parlare della sua avventura alla Lazio: "Dicevano che avevano preso uno che neanche giocava al Cesena, invece non stavo giocando solo perché sarei dovuto andare alla Lazio durante il mercato. Mi sono trovato in una fase della mia carriera a cambiare spesso squadra perché ero di proprietà dell'Udinese. Andai al Cesena perché Giampaolo mi chiamava di continuo, e poi stavano facendo una squadra importante. Avevano preso Mutu, Eder, rimanevano Parolo e Giaccherini. Non trovavo una collocazione perché ero sempre di proprietà dell'Udinese, ero giovane, venivo dall'esperienza di sei mesi alla Juve. Il passaggio alla Lazio? Ero in partenza col Cesena l'ultimo giorno di mercato per la trasferta di Napoli, poi mi chiamò il mio procuratore Federico Pastorello e mi disse che era fatta con la Lazio. Raggiunsi Roma in serata, un viaggio madornale col treno regionale da Napoli a Roma e la mattina seguente feci le visite con la Lazio".

Parolo, poi, continua: "Entrando in macchina con Manzini ascoltavamo una stazione radio che parlava di Lazio e tutti mi insultavano (ride, ndr). Me li ha fatti sentire tutti, non cambiava mai stazione. Tante persone mi hanno aiutato all'interno dello spogliatoio dicendomi di far parlare il campo. Il mister Reja lo sento ancora, ho un rapporto particolare con lui. Mi ha trattato sempre benissimo, mi ha fatto sempre sentire importante. Quando scendevo in campo non potevo mai deluderlo, quindi per me è un rapporto speciale. Da quel gol al Napoli mi sono tranquillizzato e ho iniziato a sentire di più la fiducia dell'ambiente. In quelle partite successive ho capito che entrato nella 'famiglia'. Più andavamo avanti nelle partite e più mi sentivo a mio agio. Poi con il riscatto del cartellino da parte. Con Petkovic abbiamo fatto il secondo anno non benissimo, ma il primo anno non si dimentica. Abbiamo avuto un calo fisico e non abbiamo fatto un finale bellissimo. Però quel 26 maggio rimane, abbiamo vinto la partita più importante della storia della Lazio. Prima di quel derby tirava un'aria non positiva perché siamo andati 4-5 giorni a Norcia per prepararla. Siamo tornati a Formello il sabato per il ritiro e ricordo che non abbiamo dormito mai per la tensione e l'emozione. Sapevamo che non potevamo perdere quella partita. Eravamo proprio tesi, poi quando si scende in campo si dimentica tutto. Non fu una grande partita, fu brutta. Ma noi l'unica occasione che abbiamo avuto l'abbiamo buttata dentro e quello è l'importante".

L.P.




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