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MILANO - Antonio Caliendo non tantissimi anni fa era il numero uno dei procuratori. Nella sua scuderia c'erano campioni di caratura mondiale (e non c'è termine più azzeccato: nella finale di Roma del Mondiale italiano del 1990 fra Germania e Argentina su 22 giocatori in campo ben 12 erano suoi assistiti) e dal particolare appeal tecnico-agonistico. Caliendo, tanto per fare qualche nome, è colui che ha seguito passo dopo passo pardon calcio dopo calcio, giocatori come Roberto Baggio, Carlos Dunga, Claudio Paul Caniggia, Daniel Passarella, Ramon Diaz, David Trezeguet, Maicon Douglas. Caliendo in pratica è stato il precursore dell'ormai arci-nota figura del procuratore moderno, o agente di calciatori che dir si voglia. In seguito è stato 'chairman' e azionista del Queen's Park Rangers, blasonata formazione inglese che attualmente milita in Championship (la serie B locale) e che è stata rilevata da Flavio Briatore (con il quale i rapporti non sono certamente idilliaci). Dopo un tentativo di scalata alla proprietà del Modena insieme con un gruppo imprenditoriale, ora è consulente per giocatori e società. Calciomercato.it lo ha intervistato in esclusiva:
Dottor Caliendo, il suo nome è nuovamente spuntato di prepotenza su parecchi giornali: è ancora interessato ad acquisire il Modena?
"No. Le spiego perchè: avevo creato un gruppo molto forte per rilevare la proprietà del club emiliano, ma non ci sono gli estremi per andare avanti. Quelli economici, intendo... La famiglia Amadei ci ha presentato una richiesta che, secondo la mia esperienza nelle valutazioni dei club, non vale la pena neanche di vagliare. E' fuori dal mercato, sono abbastanza razionale. Ho trattato per conto di questo mio gruppo, ma siamo sempre alle solite".
E' un periodo sfortunato per lei, dopo le vicissitudini sulla cessione del Q.P.R. a Flavio Briatore...
"Giorni fa ho emesso un comunicato, ho dato mandato ai miei avvocati (ci sarebbero contenziosi in sospeso fra la vecchia e la nuova proprietà, ndr) di valutare la situazione. Vedremo quello che succederà".
Come è cambiato in questi anni il calcio? Il mestiere del procuratore sportivo è mutato nel corso del tempo...
"Le rispondo con una piccola considerazione: oggi si può fare i consulenti, una volta essere il procuratore di un giocatore era quasi esserne un secondo padre. Il calcio è cambiato nel modo in cui io me lo aspettavo, oggi in ballo ci sono anche meri interessi economici. C'è anche questo...".
Dopo Calciopoli il mondo della 'sfera rotolante' è cambiato in meglio oppure Moggi e soci hanno pagato per tutti?
"Mah... si è detto e scritto molto su questo. Io credo che il calcio ora sia sicuramente più imprevedibile. Ci sono società che qualche tempo fa non avrei mai creduto arrivassero quarte o quinte. Oggi sono lì. Il Catania era salito nelle prime posizioni nonostante un nome non di grido e ora è sceso un pochino dopo alcune giornate, il Chievo a suo tempo è stato una bella favola. Una volta però c'era un netto divario: sembrava ci fossero due campionati, ora perlomeno si può vincere o perdere con tutte le squadre. Si parla dei cosiddetti 'rigorini' al Milan e di altri vantaggi concessi a Inter o Juventus beh, ora mi viene da credere alla buona fede e nell'errore arbitrale. Purtroppo non ci sono più i vari Concetto Lo Bello e affini, oggi un direttore di gara che sbaglia può darsi che abbia meno preparazione degli altri. E' anche un problema di personalità".
Lei è sempre stato legato alla figura di Dunga, fin dai tempi in cui era meglio conosciuto con il suo nome naturale: Carlos Caetano Bledorn Verri. Ora che è commissario tecnico della nazionale più titolata del mondo come lo vede, ha letto le critiche sul caso Amauri?
"E' destinato ad una carriera importante. Ha vastità di scelta, sulla scelta di non convocare Amauri credo abbia influito il fatto di avere già alle sue dipendenze giocatori di fama mondiale. Se ci sono problemi legati alla nazionalità non lo so, ma so che Dunga è un uomo serio. Per lui non esistono aut-aut, non c'è ricatto che tenga".
Ora cosa fa Antonio Caliendo?
"Sono consulente, anche di molti giocatori, seguo un po' tutto il panorama calcistico".
Lei è stato l'uomo che ha portato Maicon all'Inter. Ora che è considerato il miglior laterale destro del mondo, quanto le fa piacere?
"Forse porto anche un po' di fortuna all'Inter. Diciannove anni fa portai Ramon Diaz ai nerazzurri e vinsero lo scudetto. Dopo altri sedici ecco Maicon e l'Inter vince di nuovo...sono soddisfazioni anche queste".
E Trezeguet, altro grandissimo campione che segue quotidianamente?
"Su di lui mi preme dire una cosa. Ne approfitto grazie a voi: ma come mai un giocatore come lui non è mai stato nelle qualifiche del Pallone d'Oro? Si parla di un campione del mondo e d'Europa, è stato cannoniere della Juve per svariati anni, il bomber più prolifico del calcio europeo... uno cosa deve pensare quando non è presente nelle classifiche del Pallone d'Oro? Jean-Pierre Papin ha vinto il suo premio, ma non è confrontabile con David, da questi fatti mi viene da pensare che si tratti di un'assegnazione politica...".
Non male come incipit...
"Massì, la gente è abbastanza attenta, il giocatore più forte viene votato in base a quello che ha vinto nell'arco della carriera. Se dopo aver vinto moltissimo non viene neanche selezionato, è davvero incredibile. Se non si è distinto lui... lo dice la storia del calcio".
Il momento più alto della sua professione avvenne nel '90. In quel periodo era procuratore di 140 giocatori partecipanti al Mondiale italiano e nella finale fra Germania e Argentina in campo ce n'erano 12, più della metà. Qual è il ricordo più bello?
"Ci sono tanti aneddoti, un giorno con più calma ve li racconterò nel dettaglio. Potrei dire mille cose su Baggio e su tanti altri, ma mi piace ricordare quello che dissi a Schillaci ancora prima che finisse alla Juve. Era nel Messina in B, lo dovevo portare a Torino: gli predissi le Notti Magiche di cui è stato protagonista. Pochi mesi dopo divenne il cannoniere della Juventus in quel primo anno in A, fu portato ai Mondiali da Azeglio Vicini e diventò la Scarpa d'Oro della manifestazione con 6 reti. L'avevo previsto, ci avevo sempre creduto. Un giorno dissi che Baggio e Schillaci erano i gemelli d'Italia, ero orgogliosissimo".
Luigi Sinibaldi

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