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Calciomercato > Milan > Milan, Bee Taechaubol: "Club con potenziale illimitato, punto sempre al massimo"

Milan, Bee Taechaubol: "Club con potenziale illimitato, punto sempre al massimo"

Il broker thailandese ribadisce la sua passione per il calcio italiano e i colori rossoneri


Bee Taechaubol (Instagram)
Giorgio Musso (Twitter: @GiokerMusso)

04/05/2015 11:33

MILAN BEE TAECHAUBOL / MILANO - Per le news Milan dovrebbe chiudersi ufficialmente nelle prossime settimane l'accordo tra Silvio Berlusconi e Bee Taechaubol per il passaggio di una fetta delle azioni rossonere al broker thailandese. Quest'ultimo ha svelato come sia nata la sua passione per il 'Diavolo' e il calcio italiano: "La Baronessa Rothschild mi segnalò che era possibile un investimento nel Milan. La sua famiglia non è molto interessata al calcio, e come me del resto, mai si sarebbero lanciati in un affare sul quale non avessero nutrito una vera passione - ha spiegato Mr. Bee a 'Goal.com' - Ho iniziato a seguire il calcio italiano nei primi anni'90, quando il Milan era fortissimo e la Serie A era il campionato da guardare per eccellenza. Ai tempi ero in Australia, conoscevo tanti ragazzi di origine italiana e insieme a loro seguivo le partite. Mi ha sempre appassionato, mai avrei deciso di investire in un altro campionato".

POTENZIALE ILLIMITATO - Bee Taechaubol fa sognare i tifosi rossoneri anche in chiave calciomercato: "Ho sempre pensato: o investo sul Milan, oppure nulla. Mai avrei potuto investire in un altro club, e avrei declinato comunque l'eventualità di essere coinvolto in un'altra iniziativa. Devo essere coinvolto passionalmente, e soprattutto puntare sempre al massimo. Il Milan è uno dei club più prestigiosi che ci siano, ha il potenziale illimitato".

CARRIERA - "A 14 anni facevo il lavapiatti e a 16 ero già nel business dell'immobiliare. Ho lavorato in un ristorante di proprietà dei miei genitori in Australia, volevano che imparassi le vere difficoltà della vita. Poi, ho creato una compagnia online che operava nel mercato immobiliare, che fece ottimi profitti. Il problema fu che la mia famiglia aveva lasciato una gran parte dei suoi investimenti in Thailandia: nel 1997, quando scoppiò la crisi del Sud-Est asiatico, si trovò piena di debiti. Quando lasciai l'Australia, dove sono cresciuto e dove sono diventato ingegnere civile, avevo solo 2.000 dollari australiani in tasca. Per vivere ho lavorato in diverse aziende. Grazie al cielo, sono stato coinvolto in parecchi business nei quali ho comprato a poco e venduto a molto".




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