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Calciomercato > Primo Piano > Milan, Menez: "Qui gioca chi merita, al PSG contano 'tweet' e passaporto"

Milan, Menez: "Qui gioca chi merita, al PSG contano 'tweet' e passaporto"

L'attaccante francese ha parlato dei suoi primi mesi in rossonero e dell'esperienza a Parigi


Jeremy Menez (Getty Images)
Matteo Zappalà (twitter @MattZappa88)

23/09/2014 16:27

MILAN MENEZ PARIS SAINT-GERMAIN INTERVISTA FRANCE FOOTBALL / PARIGI (Francia) - In attesa della gara di questa sera, da 'France Football' arrivano news Milan con l'intervista all'attaccante rossonero Jeremy Menez. L'ex giocatore del Paris Saint-Germain, assoluto colpo di mercato del club di via Aldo Rossi, ha parlato dei suoi primi mesi nel capoluogo meneghino, tirando non poche frecciatine ai Campioni di Francia in carica. 

MERITOCRAZIA - "La concorrenza non mi fa paura, ma deve essere sana. Al Paris Saint-Germain è meglio essere stranieri e soprattutto si deve curare la comunicazione. Anche al Milan c'è molta concorrenza con Torres, El Shaarawy, Pazzini, Honda, Niang, ma qui il posto si guadagna lavorando duro. A Parigi, invece, contano i tweet e il passaporto. Se sei francese è più difficile avere spazio". 

CONTRO LUCAS - "E' lì da due anni, ha segnato meno di me, ma è costato caro ed è brasiliano. Io invece non ho account 'Twitter' e 'Instagram' per postare belle foto e messaggi. Non faccio il bello sui social network".

INZAGHI - "E' stato un grande attaccante, mi ha fatto capire che mi voleva davvero, come tutti al club. Ibrahimovic e Thiago Silva mi hanno sempre parlato bene del Milan e ora ho capito perché".

VICINO ALLA JUVENTUS - "Quando lasciai la Roma fui ad un passo dalla Juventus. Parlai con Conte varie volte al telefono, ma il mio cuore mi ha spinto verso la mia città e il mio club. Era un sogno di bambino vestire la maglia del PSG. Ho vinto due scudetti e ne sono fiero".

BLANC - "Mi usava sulle fasce, come in Nazionale. La polivalenza può essere un vantaggio, ma solo inizialmente. In ogni caso nel 4-3-3 avevo davanti Ibrahimovic, irrinunciabile per un allenatore, ma anche intoccabile".




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