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Inter, Beccalossi: "Allenamenti? Un incubo. Oggi conta il singolo. Su Totti..."

L'ex nerazzurro racconta la propria carriera

INTER ITALIA BECCALOSSI / MILANO - L'ex centrocampista dell'Inter, Evaristo Beccalossi, si è raccontato sulle pagine del 'Corriere dello Sport', analizzando la propria carriera dalle origini: "Ai miei tempi i numeri non erano personalizzati. La squadra era più importante del singolo. Oggi siamo nella società del'io. Come numeri preferivo l'uno del portiere, il tre per Facchetti e Cabrini e il sei per il libero. Mi piaceva già il nome. La loro somma poi a dieci, il numero dei campioni, di Pelè e Maradona, Rivera e Platini, Meazza, Zidane, Zico ed Eusebio".

ORATORIO - "Giocavamo cinque contro cinque e facevo ciò che poi ho fatto in tutta la vita, il fenomeno. Dopo un anno e mezzo mi presero le giovanili del Brescia. Io ho sempre 
giocato nel vero senso del terimne. Non mi sono mai preso troppo sul serio. Non passavo mai la palla a nessuno, dunque non mi facevano giocare. Intanto io, in attesa di entrare, giocavo dietro la porta contro il muro".

IDOLI - "Erano Sivori, Rivera e Cruyff. Li guardavo per ore e volevo rubare loro delle idee e qualche trucco. Gli allenatori sostenevano la necessità degli allenamenti, tesi stravagante. Per me era drammatico. Arrancavo durante la settimana anche se poi la domenica facevo faville".

INTER - "Mi segnalò Mario Mereghetti, ex centrocampista nerazzurro e poi osservatore. Si era convinto dopo avermi visto fare cinque dribbling e poi gettare palla fuori, solo davanti al portiere. Arrivai a Milano con un anno di ritardo. Non volli andare nella Nazionale militare. Avevo paura dell'aereo. Mi feci assegnare a Bologna. Lì però si mangiava bene e ingrassai sei o sette chili. Ho firmato con l'Inter appena visto il foglio. Temevo ci ripensassero".

GARA PIU' BELLA - "Tutti parlano della doppietta nel derby. Per me invece un'Inter-Lazio in cui giocai benissimo, segnando".

SLOVAN - "Due rigori sbagliati. Fu magia di streghe quella. I compagni mi perdonarono però quella serata storta".

NAZIONALE - "Giocavo poco. Bearzot aveva il suo gruppo del '78. Alla fine restammo a casa io e Pruzzo. Dalla Federazione mi dissero di non fare polemiche, che sarei stato convocato, ma così non fu. Bearzot fece un'impresa e non gli porto rancore".

TOTTI - "Il calcio dovrebbe far spazio a tutti, tecnici e fisici. Ora prevale la cultura delle doti fisiche. Occorre lasciare spazio alla creatività. Amo moltissimo Totti, in grado di fare cose fisicamente impegnative e poi toccare palla come un pittore. Il calcio ha bisogno della fantasia".

L.I.

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