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Calciomercato > Il punto di CM.IT > IL PUNTO DI CM.IT - Il calcio in televisione: si stava meglio quando si stava peggio?

IL PUNTO DI CM.IT - Il calcio in televisione: si stava meglio quando si stava peggio?

Le differenze tra il calcio moderno e quello del passato


Il calcio e le televisioni (Getty Images)
Massimo Maneggio

16/07/2015 13:27

PUNTO CM.IT CALCIO TV PAY PER VIEW / ROMA - Il calcio televisivo vive soprattutto di amarcord. Sky, Mediaset Premium e le partite in streaming hanno cancellato gli anni del calcio che si seguiva soltanto in televisione e in orari prestabiliti. Il tutto è andato anche a discapito dello stadio, diventato un luogo inaccessibile a causa dei continui episodi di violenza che non consentono, alla famiglia media, una sana partecipazione dagli spalti. Per non parlare dei prezzi che, partendo da una semplice curva, sono esorbitanti nella maggior parte delle strutture italiane, cadute a pezzi e senza ormai alcun futuro.

Il calcio del terzo millennio va vissuto in televisione, è questa l’unica via d’uscita. Le televisioni pagano, decidono il palinsesto e anche la distribuzione delle risorse: a chi è più ricco saranno dati più soldi, alle matricole soltanto le briciole e un paracadute per la retrocessione. Così, il bouquet del calcio italiano è diventato frammentato con un'unica consapevolezza: la televisione odierna ha tolto risorse a questo sport, svuotato sempre più di contenuti tecnici. Il calcio italiano ormai rimane in vita per consentire alle emittenti a pagamento di avere milioni di utenti mentre, nel passato, era semmai la televisione che contribuiva a offrire qualche spunto al calcio italiano.

Parliamo di circa cinquant’anni fa ma sembra di rivivere l’era mesozoica. In principio ci fu 'La Domenica Sportiva' che partiva come un semplice contenitore dove unire, qua e là, le immagini dai maggiori campi. Visse gli anni migliori con Enzo Tortora e contribuì a lanciare la novità per eccellenza: la moviola. Per molti è stata una manna dal cielo, per altri una disgrazia che ha aperto le porte al gossip calcistico. Fu un gol di Gianni Rivera, in uno dei derby milanesi più discussi della storia, a rappresentare il primo 'caso umano' del calcio. Era il 22 ottobre 1967 e Carlo Sassi, che si occupava della moviola, non sapeva di aver creato un 'mostro' capace di sconfiggere, attualmente, ben cinque arbitri più un sesto uomo a bordocampo.

La televisione, almeno fino all’avvento delle emittenti a pagamento, era in funzione del calcio: non tutto doveva essere mostrato proprio per non impedire l’accesso allo stadio. La domenica era il giorno designato per riprendersi dalle fatiche settimanali, erano in programma otto gare in contemporanea (e, all'epoca, otto gare formavano un'intera giornata di campionato) con 'Tutto il calcio minuto per minuto' che partiva addirittura dal secondo tempo. In Italia, almeno per i primi 45 minuti, nessuno, tranne gli spettatori dello stadio, era a conoscenza dei risultati di Serie A. Basti pensare a quando Enrico Ameri disse quel "Milan 0… Verona 3", prendendo fiato tra una parola e l'altra per far morire quasi di infarto milioni di rossoneri. Gli anni ottanta furono, forse, quelli del maggior splendore televisivo-calcistico, nonostante gli scandali del Totonero. I Mondiali spagnoli e il ritorno dei calciatori stranieri rendevano 90° minuto il primo baluardo per la predominanza in casa del maschio italico, che poi si saziava con gli altri programmi della Rai. Poco alla volta, c'era da stropicciare gli occhi per PlatiniZico, Maradona e altri fenomeni che sbarcavano solo nel nostro torneo.

Ora, invece, tutto si vede subito in una televisione che acceca e abbaglia. Telecamere personalizzate, zoom supersonici e altre diavolerie tecniche consentono, attualmente, di conoscere il numero esatto dei chilometri percorsi in campo, la convenzione geo spaziale di un calcio di punizione nonché l’esaltazione dei tatuaggi nelle parti più recondite di un brocco straniero. Andiamo ora a spiegare le differenze del mesozoico calcistico-televisivo con quelle dello show attuale a un bambino di dieci anni: ci riderà, probabilmente, in faccia. Con il suo tablet, alle 17.01, avrà visto già tutti i gol della giornata frammentata, aspettando l’esito del posticipo del martedì sera in maniera angosciosa, in quanto il fantacalcio è il suo gioco preferito rispetto al battimuro con le figurine Panini. Il carrozzone della Serie A riparte nel week end, l'unico buon senso avuto è di non offrire dei contratti da dieci milioni netti ai super divi del pallone. È solo colpa della crisi e, chissà, che il tipo di contratto inaugurato da Antonio Conte non apra una nuova frontiera: il fenomeno del futuro potrebbe essere ingaggiato con una colletta milionaria. Gioiranno, così, le emittenti a pagamento che faranno spot di auto celebrazione. Ai poveri antiquati, che guarderanno il servizio pubblico, la punizione è di attendere sino alle ore piccole. Il calcio in esclusiva era un lusso in epoca di monopolio. E ora pay per view, felici e contenti.




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