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Figc, la ricetta di Albertini: "Così cambierò il calcio italiano, sono un'opportunità che va colta"

L'ex regista del Milan candidato alla presidenza federale insieme a Tavecchio

NAZIONALE FIGC ITALIA SERIE A TAVECCHIO ALBERTINI / ROMA - Demetrio Albertini è ufficialmente sceso in campo nella corsa alla preisdenza della Figc dopo il fallimento della Nazionale nel Mondiale ed il conseguente addio di Abete. L'ex regista del Milan ha le idee chiare per contrastare Carlo Tavecchio, ad oggi il grande favorito. "Io e lui siamo due persone con percorsi completamente differenti e tipi di rappresentanza diversi. Posso essere un'opportunità, chi la vuole cogliere la colga. - le parole di Albertini a 'La Gazzetta dello Sport' - Non c'è dubbio che in Federazione regni l'ingovernabilità. Due componenti, Dilettanti e Lega Pro, hanno il 51% e possono eleggere da sole il presidente ma non hanno la maggioranza in consiglio e non possono governare. Credo che si debba superare l'attuale struttura direttiva della Figc. A ciascuno il suo. Io immagino, dentro il consiglio federale, la creazione di due 'consigli d'amministrazione' specifici per l'area professionistica e quella dilettantistica, ognuno con le proprie competenze".

RIFORMA CAMPIONATI - "Voglio una Serie A a 18 squadre, una B a 20 e una Lega Pro che è stata appena ridotta a 60, dopo tanti anni, e quindi non è detto che debba scendere ulteriormente. Quello che mi interessa è la sostenibilità finanziaria: negli ultimi tempi abbiamo perso troppe realtà, le ultime Padova e Siena. Ma la riduzione delle partecipanti è solo il primo passo. In A ciascun club dovrà avere rose con un massimo di 25 giocatori e un minimo di 10 locali, cioè cresciuti nei vivai, indipendentemente dalla nazionalità perché l'Unione europea non ce lo consentirebbe".

EXTRACOMUNITARI - "Il tetto è un falso problema che va superato. Non sono gli extra Ue che frenano la crescita del movimento della Nazionale: in squadra potresti avere 11 francesi, tutti comunitari, e nessuno convocabile. Dobbiamo puntare sulla qualità. L'Italia deve essere un paese di transito e perdere ragazzi come Verratti o Immobile, oppure vogliamo produrre talenti e mantenerli in casa? L’attuale sistema di valorizzazione dei giovani non funziona. Le seconde squadre restano la ricetta giusta per me".

NAZIONALE - "Oggi quel che manca è la possibilità di scegliere. La Nazionale va di pari passo con i risultati dei club: basti pensare a Spagna e Germania. Se fai qualità, dopo avrai calciatori di qualità anche per la maglia azzurra. In 4 anni abbiamo ottenuto un secondo posto con l'Under 17 e con l'Under 21, la Nazionale maggiore è arrivata seconda all'Europeo e terza alla Confederations. In Brasile non è vero che c’è stato uno scontro tra giovani e vecchi. Avendo vissuto da vicino, ho notato che è mancata quella fascia intermedia tra chi aveva grande esperienza internazionale e chi si affacciava per la prima volta alla Nazionale. È mancato l'approccio al grande evento".

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