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L'Editoriale di Luca Marchetti - Ecco cosa perdera' il calcio se Ghirardi lascia davvero: la licenza di uccidere l'entusiasmo...

Consueto appuntamento con il nostro editorialista ed esperto di SkySport24

EDITORIALE MARCHETTI PARMA LICENZA UEFA GHIRARDI / MILANO - Tommaso Ghirardi ha coronato il suo sogno, diventare presidente di serie A nel gennaio del 2007.
La prima volta che Bondi (commissario straordinario del Parma post Tanzi) gli ha parlato di questa opportunità pensava che scherzasse.
Dopo 7 anni e mezzo ha detto basta.
E nessuno ha mai pensato che Ghirardi ora abbia scherzato.

Basta.
Basta perché amareggiato.
Esasperato.
Voce rotta, al limite del pianto.
A stento reggeva la rabbia, Ghirardi.
Ci ha messo tutto quello che aveva in questi sette anni.
Non soltanto i soldi, ma la passione.
Tanta, tutta.
Intuizioni, voglia di cambiare, 

E' entrato nel calcio di serie A, giovanissimo.
Aveva appena 32 anni.
Ma a modo suo aveva esperienza perché nel calcio, lui c'è sempre stato.
Ha iniziato nel Carpenedolo.
Lo ha portato fino al professionismo.
Poi il grande salto con gli amici di sempre.
Ma ci aveva visto giusto anche lì: nonostante le strade personali poi si siano divise (con alcuni, soprattutto con Berta, che ora è a fare il Ds all'Atletico Madrid), il gruppo di Carpenedolo è sempre stato lì, intorno a lui.
La sua famiglia, la sua fidanzata, i suoi amici.
Questo essere genuini, veri, aperti schietti lo ha reso subito simpatico a tutti.
Nonostante fosse giovane non si è fatto mettere i piedi in testa da nessuno: abituato a prendere decisioni sin da giovanissimo (dirige lui l'azienda di famiglia), altrettanto abituato a prendersi le responsabilità.

Ha saputo sempre scegliere i suoi collaboratori.
Ora il sodalizio con Pietro Leonardi sembra quasi fraterno, ma il gruppo Parma ha sempre funzionato, soprattutto negli ultimi anni grazie al lavoro di tutti.
Anche perché (pensate) il Parma nell'ultimo calciomercato ha spostato più di 250 giocatori.
Ma Ghirardi ha sempre avuto coraggio e intuizioni.
Ha ri-portato lui per primo in Italia Giuseppe Rossi.
Uno dei suoi primi acquisti, se non il primo.
Con Ranieri in panchina, altra grande intuizione, per salvare il Parma.
Ci riuscì, ma poi l'anno successivo conobbe anche il dispiacere della retrocessione.
Aveva addirittura rischiato il ritorno di Hector Cuper in Italia perché voleva uno di personalità.
Sempre scelte forti: e quando ha sbagliato ha pagato.
Si è messo la squadra sulle spalle, ha provato a battagliare per cambiare anche alcune logiche della Lega, l'ha riportata subito in A.
E da lì non si è più mosso.
Ha riunito i fratelli Lucarelli, ha rispolverato Amauri che a Parma è tornato quello di Palermo, ha ridato il sorriso a Cassano.
Giovinco è stato probabilmente il capolavoro del suo Parma: completamente rivalutato, quasi regalata la sua prima metà, la seconda se l'è fatta pagare eccome dalla Juve.
Ha riportato anche il colore azzurro a Collecchio: Parolo, Paletta e lo stesso Cassano si stanno giocando alla grande le loro chanches mondiali.
Biabiany ha preferito Parma agli yen cinesi.
Ha creduto fermamente in Donadoni, che a Parma ha ritrovato il modo di ripartire alla grande.

Questo in 30 righe quello che ha fatto in 7 anni.
Ma oltre ai nomi e ai conti c'è molto di più.
Più di una sentenza in cui (andate a leggerla) è come se ci fosse scritto: "Capiamo che l'errore commesso è piccolo, che non è stato dolo ma eventualmente colpa.
Ma non possiamo farci niente, ci dispiace".
Dispiace di più a lui.
Che ora molla.
Per 300mila euro pagate in ritardo.
Come ha detto lui lo 0.60% di quello che doveva pagare.
Per chi non avesse seguito riassumiamo: il pagamento IRPEF arrivato in ritardo (questi famosi 300mila euro) sono relativi agli incentivi all'esodo dei giocatori che il Parma ha mandato a giocare fuori.
E c'è di più: il Parma ha saldato alcune incombenze non necessarie.
Quindi non era neanche un problema di soldi.
Un errore, certo.
Pagato al prezzo più caro che si poteva mai pensare.

Da appassionato di calcio mi auguro ci ripensi.
Umanamente, invece, capisco che dopo una delusione del genere non ci può che essere scoramento in una persona che ha messo tutto dentro il sogno che aveva.
Vivere da presidentesenza entusiasmo non conta.
Non sarebbe suo.

CLICCA QUI PER LEGGERE LE DICHIARAZIONI DI GHIRARDI 

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