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Calciomercato > Il punto di CM.IT > Serie A, un 'Ritorno al Futuro' fra pioggia e disorganizzazione

Serie A, un 'Ritorno al Futuro' fra pioggia e disorganizzazione

La figuraccia del derby di Genova è la punta dell'iceberg dei problemi della Lega


Gli spalti di Marassi (Getty Images)
Antonio Papa (@antoniopapapapa)

23/02/2015 17:27

PUNTO CM.IT SAMPDORIA-GENOA / ROMA - Welcome to 90s, benvenuti negli anni '90. Dalle notti magiche inseguendo un gol alle notti tragiche inseguendo un telon sembra non essere passato il quarto di secolo che è passato. Probabilmente il 21 febbraio 2015 Robert Zemeckis lo avrebbe immaginato con impianti di drenaggio ad assorbimento direttamente dalla luna. Anche perché altrettanto probabilmente non avrebbe mai previsto che gli ultimi lavori veri a molti stadi italiani sarebbero rimasti quelli del 1989, l'anno precedente ai nostri Mondiali. Da quel momento in poi tutto sembra essersi fermato, dalla macchina edilizia a quella meramente organizzativa. Un 'Ritorno al Futuro' che più deludente non si può: meno male che Doc e Marty McFly erano americani.

TEL CHI EL TELUN - Ora, fuori di ogni metafora, gli episodi di Genova sono davvero ai limiti della tragicommedia. L'evento atmosferico abbattutosi sulla Liguria è stato imponente, questo è vero, ma con gli strumenti tecnici e il meteo avanzato che abbiamo al giorno d'oggi è già incredibile farsi prendere in contropiede da un temporale, specialmente in un'area che - per ovvi motivi - di questi tempi ha massima allerta sull'argomento. Non potendo drenare il campo si poteva quantomeno pianificare un rinvio 'pilotato', magari già al giorno dopo, magari prima che la gente venisse allo stadio e che finisse tutto in figuraccia. La storia dei teloni poi è qualcosa di inverosimile, così come lo è stato la giustificazione della Lega: anche coi teloni non si sarebbe riuscita ad assorbire tutta quell'acqua. E lì ci voleva Alberto Malesani, che pure da queste parti ci è passato di recente. Ma cos'è questa, una giungla? O la foresta pluviale? 

BASTA POCO (CHE CE VO') - Il problema non è neanche solo 'Marassi', che almeno a livello architettonico è un piccolo gioiello, un catino all'inglese old-style che toglie il fiato solo a guardarlo, per non parlare dell'emozione irripetibile di assistere ad una partita in una di quelle curve. La questione si allarga all'intero movimento e va un attimo oltre la semplice questione della ristrutturazione degli impianti. Anche perché non possiamo pretendere che, con tutti i problemi dell'Italia, lo Stato si accolli con urgenza opere non indispensabili come gli stadi, o magari che lo facciano i presidenti, con la crisi che c'è in giro. No, il problema non è lì, o almeno non è il problema principale. Va oliata la macchina organizzativa, vanno organizzati meglio gli impegni, vanno imposte delle priorità per tamponare quantomeno le emergenze. Ad esempio si potrebbe passare al sintetico misto e aggiornare i sistemi di drenaggio, a Genova come in ogni stadio italiano. Magari un'altra idea dozzinale ma forse utile potrebbe essere quella di adattare lo 'spezzatino' di campionato più alle incombenze atmosferiche che alle esigenze televisive. Già, perché nel 2015 assistere ancora a partite rinviate per qualche goccia d'acqua è davvero triste, e su questo non ci piove. Almeno su questo...




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