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Calciomercato > Serie A > Serie A, Bogarelli: "Non comando io. Voglio sei italiane in Champions"

Serie A, Bogarelli: "Non comando io. Voglio sei italiane in Champions"

Parla il numero uno di Infront Italy, l'advisor della Lega Calcio per Serie A, B, Coppa Italia e Supercoppa


Stadio
Lorenzo Polimanti (@oldpoli)

12/11/2014 07:30

SERIE A BOGARELLI JUVENTUS LOTITO TAVECCHIO STADI CHAMPIONS LEAGUE / MILANO - "Non domino nulla perché non esercitiamo quel tipo di politica" mette subito le cose in chiaro Marco Bogarelli, presidente dell'advisor della Lega Calcio, Infront Italy, per i campionati di Serie A, B, Coppa Italia e Supercoppa italiana, che in una lunga intervista concessa ai microfoni de 'La Gazzetta dello Sport' fa il punto sulle news Serie A e traccia la via per il rilancio del calcio italiano: "Ci muoviamo in base alla profittabilità del business, che significa far consumare più calcio. Le chiacchiere sull'assegnazione del 2008? Portai a Matarrese una proposta per fare l'advisor della Lega. Con quella proposta è stata fatta una gara a cui hanno partecipato 12 società: non proprio un gesto di amicizia. Abbiamo vinto perché abbiamo messo più grano sul tavolo, la Juventus aveva una vicinanza col gruppo Lagardere, ma Sportfive fece un'offerta inferiore alla nostra - spiega Bogarelli - I poteri forti non siamo noi, sono altri. C'è una squadra come la Juve che appartiene al gruppo più liquido d'Italia e ha oltre il 30% dei tifosi. L'asse Lotito-Galliani? Noi non facciamo politica, non ci schieriamo. Se aggregano 16-18 squadre di A qualcun altro deve farsi delle domande. E quando si è discusso del rinnovo del contratto i miei più grandi litigi li ho avuti proprio con Lotito".

Bogarelli, poi, si sofferma sul tema stadi: "Lo stadio è la chiave di tutto. In attesa di nuovi impianti, con investimenti di qualche milione di euro le grandi società possono rendere più 'friendly' i loro stadi. Oggi il tifoso a casa ha troppi vantaggi rispetto a chi segue la partita allo stadio. Non servono nani e ballerine, il core business resta la partita. Servono wifi e mille televisori anziché cinque. Bisogna far sì che la gente passi più tempo allo stadio per consumare come in un centro commerciale. Il tasso di litigiosità in Lega è ancora elevato, ma bisogna sforzarsi di fare uno spettacolo adeguato ai tempi: non abbiamo né Messi né Cristiano Ronaldo. In Bundesliga sono ripartiti proprio dagli stadi".

Ed infine la chiosa: "La pubblicità per la Nazionale? E' sempre un fenomeno commerciale italiano e uno dei sette brand internazionali. E' vero che la A è un marchio da rinfrescare, ma ci ha regalato il +58% dai diritti esteri. Semmai è sbagliato il sistema di accesso alle competizioni europee: ci sono cinque paesi, Italia compresa, che fanno sì che la Champions esista alimentando il 70% del suo fatturato. L'attuale format non è adattabile alle nuove logiche del calcio: via l'Europa League, che non ha senso, sì a una Champions con 6 italiane di diritto al pari di Spagna, Inghilterra, Germania e Francia".




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