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Calciomercato > Brasile 2014 > Brasile, un attacco irriconoscibile: tutti i problemi offensivi dei verdeoro

Brasile, un attacco irriconoscibile: tutti i problemi offensivi dei verdeoro

Dalla dipendenza Neymar al flop Fred. Oscar e Willian ancora troppo acerbi. La samba non c'è più


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Jonathan Terreni

09/07/2014 12:33

BRASILE PROBLEMA ATTACCO / RIO DE JANIERO (Brasile) - Il giorno dopo, lo storico 1-7 incassato dal Brasile nella semifinale Mondiale contro la Germania, lascia spazio a svariate analisi. Una di queste riguarda il gioco offensivo, lontano dalla tradizionale fantasia carioca e dalla smisurata qualità che hanno sempre contraddistinto i verdeoro nel corso della loro storia. C'è chi parla di calciatori troppo 'europeizzati' e allontanati dai principi brasiliani, una filosofia che è svanita col tempo accentuata da un calciomercato casalingo improntato ad esportare giovani talenti ancor prima di averli forgiati con la loro mentalità calcistica. E così lo spirito di un calcio tutto samba, spettacolo e successo ha lasciato spazio ad una manifesta fragilità emotiva e sportiva.

La dipendenza dall'estro di Neymar ne è la testimonianza. Un Paese troppo aggrappato alle giocate di un singolo che, per quanto fenomeno, possono risultare un'arma decisamente limitante. E spesso l'attaccante del Barcellona ha mascherato gli evidenti limiti di un attacco sterile e male organizzato.  Tutto il rammarico di un popolo e degli undici scesi in campo ieri per un calciatore che infortunato, avrebbe saltato il mach, si è rivelato non solo una mancanza di fiducia indiretta verso i compagni di squadra, ma anche una scusa a cui aggrapparsi.

Il resto, attorno a Neymar, è nulla. Fred, l'uomo più bersagliato dal popolo di Copacabana, impalpabile. Possibile che il Brasile non abbia sfornato un talento migliore? Possibile che i verdeoro, padroni di casa abbiano dovuto affidare a lui il terminale offensivo? E i nodi infatti, come qualcuno temeva, sono venuti al pettine. Scarsa qualità individuale e pessima utilità per la squadra. Abbandonato al proprio destino nella trincea tedesca ha fatto rimpiangere gente come Ronaldo, Rivaldo, Bebeto o Romario, ma quelli erano altri tempi putroppo. Peccato che uno dei più grandi talenti carioca, Pato, non abbia mai trovato la giusta stabilità fisica per imporsi in tutto e per tutto anche in Nazionale.

A fare da contorno una serie di ragazzi ancora troppo acerbi. Oscar il meno peggio, anche se il suo talento si è visto a sprazzi ed è lecito aspettarsi di più da uno con le sue doti e con la sua esperienza internazionale, abituato ad essere protagonista in Premier ed in Champions. Dovrà costruirsi un carattere forte e impetuoso se vorrà essere ricordato in positivo. Willian poca cosa. Sballottato tra l'Ucraina prima la Russia poi e il Chelsea, è sembrato un pesce fuor d'acqua. Un presunto talento con molta strada da fare. Dopo tutto non potevamo aspettarsi che fosse lui a prendere il Brasile sulle spalle e portarlo in finale. Pensare a Hulk sarà certo più facile farlo nell'ambito dei fumetti che non in quello calcistico. Troppo macchinoso, troppa furia solitaria senza incisività. Potenza da esplodere senza un vero significato. Bernard poi giocava in casa e Scolari si era aggrappato anche a quello. Ma lui ha fatto da comprimario, così timido al punto che si sarebbe nascosto persino dietro ad una bandierina. Ma la colpa in primis è proprio di Scolari, come lo stesso ct ha ammesso. Forse però 'Felipao' sapeva già prima di tutti il potenziale della sua squadra e purtroppo anche i suoi limiti. Ma il popolo chi ha sempre creduto, con gli occhi bendati ed il cuore aperto.




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