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Donata Bergamini su caso Bergamini

La sorella del calciatore, scomparso in circostanze misteriose nel 1989, intervistata in esclusiva da Calciomercato.it

CASO BERGAMINI ESCLUSIVO DONATA BERGAMINI INDAGINE OMICIDO PERDONO / ROMA - Domenica scorsa 'La Gazzetta dello Sport' ha lanciato una notizia clamorosa: indagini chiuse da parte della Procura di Castrovillari sulla morte di Donato Bergamini, ci sono i nomi degli indagati. Uno scossone deciso a questa vicenda che va avanti dal 1989, da quel 18 novembre, giorno in cui fu ritrovato sulla statale 106 jonica, all'altezza di Roseto Capo Spulico, il corpo senza vita di Denis. Oggi, a più di 23 anni, la verità si avvicina: "Non ho avuto comunicazioni ufficiali, da quello che so l'indagine è tuttora in corso - le parole di Donata Bergamini, sorella dell'allora calciatore del Cosenza, ai microfoni di Calciomercato.it -. Attendo fiduciosa la chiusura delle indagini da parte della Procura di Castrovillari. E' difficile da spiegare, e forse ancor di più da comprendere, quali sono i nostri stati d'animo ma una reazione accomuna tutti noi, mamma, papà, marito, figli: silenzi e sguardi complici, pieni di quella verità che da anni stiamo cercando e di quella giustizia che per quasi ventiquattro anni ci è stata negata. Personalmente oggi non sono in grado di dirti come reagirò quando riceverò la notizia ufficiale della chiusura di indagini, ma una cosa è certa: il mio avvocato Eugenio Gallerani non ha lasciato nulla al caso".

PERDONO - E se alla fine davvero fossero stati scovati i colpevoli, Donata riuscirebbe a perdonare? "Ho parlato di questo argomento alcune domeniche fa a tavola con la mia famiglia. Non riesco a perdonare chi ha tolto la vita a mio fratello, non riesco a perdonare chi ha nascosto e depistato e non riesco a perdonare chi non ha fatto nulla per arrivare alla verità - spiega Donata Bergamini -. Come potrò perdonare questo 'maledetto team' che ha tolto alla mia famiglia una vita, che ci ha infangati e derisi nel modo più disumano, che ha tolto ai miei genitori, ai miei figli una vita normale? In questo momento non riesco proprio a pensare al perdono. Mi dovranno prima spiegare quello che hanno fatto e perché. Dovrò capire dai loro occhi che si sono pentiti di avere tolto la vita a un ragazzo nel pieno dei suoi anni. Forse solo allora potrò perdonare, non lo so. Ora guardo negli occhi i miei genitori, la cui vita si è interrotta quel maledetto 18 novembre di tanti anni fa". Questa indagine, pero', ha ridato fiducia nella magistratura persa dopo le prime sentenze che avevano bollato il caso come suicidio: "In quella magistratura non ho mai avuto fiducia sino al 2010, come avrei potuto? Ricordo le lacrime nascoste ai miei familiari, quando seppi che ancora una volta il fascicolo per la riapertura doveva essere consegnato nella stessa Procura. Riacquistai fiducia solo dopo aver conosciuto di persona il Procuratore e da allora non mi ha mai abbandonata".

VICINANZA - Fondamentale in questi anni è stato il supporto della gente comune, dei tifosi di Denis e dell'associazione 'Verità per Denis', nata appositamente per aiutare la famiglia Bergamini a cercare con sempre maggiore insistenza la verità partecipando anche alle tante spese. "La solidarietà è importante, molto importante, quando sei abbandonata dallo Stato e privata dei tuoi diritti - le parole di Donata Bergamini a Calciomercato.it -. L'Associazione ha avuto ed ha un ruolo fondamentale, quello di far conoscere la storia di Denis, soprattutto quando nessuno ne parlava, e di raccogliere fondi per aiutarmi ad affrontare le spese. La distanza da dove è stato riaperto il caso a dove abitiamo è notevole e le spese da affrontare non sono di poco conto. Negli anni precedenti alla riapertura, solo la sua curva ricordava Denis nelle ricorrenze e poche persone hanno mantenuto i rapporti con noi. Dal 2009 le cose sono cambiate, anzi sono stati i ragazzi cosentini a darci la forza di riprendere la battaglia, seguiti dagli emiliani". Infine, Donata vuole riservare un pensiero particolare ad una persona molto importante in questa vicenda: "Vorrei chiudere questa intervista dicendo quello che penso che è poi la verità. Senza il disumano lavoro del nostro grande avvocato Eugenio Gallerani, il caso di Denis sarebbe rimasto immerso nel fango, quel fango che qualcuno gli ha gettato addosso".

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