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Montreal Impact, Donadel furioso: "Se parlo dell'arbitro mi squalificano 5 anni"

Il centrocampista italiano deluso per la sconfitta contro il Toronto Fc di Giovinco

DONADEL MONTREAL IMPACT / "Oggi è meglio se non parlo dell'arbitro, sennò la prossima partita me la fanno giocare tra cinque anni".
È furioso Marco Donadel al termine della finale di Eastern Conference della Mls persa 5-2 ai supplementari dai suoi Montréal Impact contro i Toronto Fc di Sebastian Giovinco.
"Loro hanno iniziato la partita non giocando, ma mettendola sulla rissa- spiega l'ex centrocampista di Fiorentina, Parma, Verona e Napoli ai cronisti presenti tra cui quello di Calciomercato.it - Forse erano d'accordo con l'arbitro (Juan Guzman, ndr) che non gli fischiava mai un fallo.
Giocavano palla lunga e venivano a darci botte senza che ci fischiassero mai un fallo, quindi eravamo un po' in difficoltà.
Però siamo riusciti a segnare e a giocare.
La verità è che hanno fatto qualche gol in più e sono in finale.
Hanno dimostrato di essere migliori, così come noi abbiamo dimostrato di essere superiori a quelli che abbiamo battuto. Siamo secondi in questo lato della Lega e ce lo siamo meritato. Il vero rammarico è essere stati in vantaggio 3-0 in casa a 20-30 minuti dalla fine, con quel predominio totale della partita.
Eravamo in controllo totale.
Prendere due gol per due disattenzioni è il vero rammarico di questa finale".
Decisivi, in questa gara, i calci da fermo sui quali Toronto fc ha segnato i primi tre gol.
Un punto su cui Donadel non si nasconde.
"Ho perso Hagglund in occasione del primo e del terzo gol, ma lì è subentrata una guerra psicologica.
Al primo calcio d'angolo l'arbitro mi ha cominciato a dire: 'al prossimo è rigore'.
Così ho deciso di marcarlo nello spazio ma quando la palla arriva forte e perfetta diventa difficile".

Donadel: "Serie A non è più paradiso calcistico"

Alla fine resta la soddisfazione per una bella stagione, ma anche il rammarico per questo finale.
"Un po' di rammarico c'è sempre - dice Donadel - Abbiamo fatto una bella cavalcata, uscendo bene quando le partite contavano davvero.
Rispetto allo scorso anno abbiamo fatto un passo avanti, riuscendo a gestire certe cose in semifinale.
Ma se adesso andiamo a casa, manca qualcosa rispetto alla squadra che va in finale".
Infine un pensiero sul fatto che la presenza di tre italiani in campo in questa doppia finale di Eastern Conference sia comunque una scommessa vinta.
"Seba l'ha vinta più di noi perché va in finale, ma ormai ci sono italiani che giocano un po' dappertutto nel mondo.
È finita l'era della Serie A come paradiso calcistico.
Ci sono tantissime nazioni ad alto livello ed è bello avere la fortuna di fare questo lavoro che ti permette di girare posti e vedere culture nuove".

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