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Calciomercato > Juventus > Juventus, Barzagli: "Allegri mi ha cambiato... quando eravamo compagni ai tempi della Pistoiese!"

Juventus, Barzagli: "Allegri mi ha cambiato... quando eravamo compagni ai tempi della Pistoiese!"

Il difensore ha poi aggiunto: "In bianconero ho smesso di essere un giocatore mediocre dalla mentalità mediocre"


Barzagli ©Getty Images

01/12/2016 21:26

JUVENTUS BARZAGLI ALLEGRI / "Il mio inizio nel mondo del calcio è stato l'inizio di un ragazzo sognatore, non ho mai pensato di diventare un calciatore". Si confessa Andrea Barzagli davanti a Federico Buffa: il centrale si è raccontato durante un workshop organizzato da Randstad: "Pillon mi ha spostato in difesa? Sì, ma Allegri non è esattamente d'accordo con questa teoria - ha proseguito il classe 1981 - Il mister è stato mio compagno di squadra sei mesi alla Pistoiese... e oggi si prende il merito del cambio di ruolo! Afferma di aver detto lui, a Pillon, di spostarmi dietro. Mi dice sempre di essere stato lui a consigliarlo".

Dopo l'esplosione al Palermo e l'esperienza all'estero, il difensore è diventato definitivamente un big con la maglia della Juventus: "Come si diventa grandi? Credo che uno dei valori più importanti sia l'umiltà. Penso di essere diventato quello che sono grazie al lavoro e non al resto. Sono un giocatore medio, sono diventato grande alla Juventus. Essere umile non vuol dire non credere in se stessi, vuol dire essere consapevoli dei propri mezzi. Quando arrivai alla Juve osservai i giocatori più rappresentativi. Sia Pirlo sia Buffon non saltavano mai un allenamento. Il mondo Juve è questo. E alla Juve ci si allena di più".

Dedizione e studio dei minimi particolari, questa la ricetta del successo di Barzagli: "Cerco di studiare al meglio gli avversari. Destro, sinistro, come si muovono e come calciano. Guardo le percentuali. Il problema e se fanno 50 e 50! I livelli sono altissimi e non è sempre facile avere la meglio sull'uno contro uno. Ho imparato ad avere un po' di astuzia... in qualunque modo. In partita sono due secondi e bisogna essere bravi".

Nel 2006 la vittoria del Mondiale e l'espatrio al Wolfsburg: "Lì diventai padre - ha ricordato - Il mio Mondiale? Ebbi l'opportunità di giocare contro l'Ucraina. Pensavo poi di meritare una grande squadra, dopo, ma non ero pronto. Scelsi di andare in Germania, forse era anche troppo per il giocatore che ero. Lippi mi telefonò e mi confessò di non gradire la mia scelta. In Germania però sono cresciuto. Magath (il tecnico dell'epoca, ndr) mi disse: 'Lo sai perché non fai progressi? Perché ti alleni male e non credi in quello che fai'. Io mi ero sempre allenato all'80 per cento, e lì non ne prendevo una. Da quell'esperienza ho capito che avrei dovuto allenarmi sempre al 100 per cento".

Infine nel 2011 la chiamata della Juventus - che se lo aggiudica per una cifra irrisoria - e qualcosa cambia nella sua testa: "Sì, non ne vado fiero ma a volte anche mia moglie mi trova assente. Prima ero un giocatore medio e ragionavo in maniera mediocre. Non so cosa sia successo alla Juve: una volta vinto il primo scudetto ho pensato subito al secondo, poi al terzo. Prima, quando affrontavo le grandi, le davo per perse. La Juventus è stata decisiva in questo mio cambiamento di mentalità. Il calcio per me? Il calcio mi ha dato tutto. E' il lavoro e lo scopo della mia vita. Il calcio lo è sempre stato, lo è di più oggi che da ragazzo. Tutto il tempo perso con mia moglie e i miei figli spero di recuperarlo un giorno. E se oggi sono dove sono lo devo anche a loro".

D.G.




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