Il mea culpa di Allegri: 180 milioni in panchina e la Juve già s’interroga

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:56

Allegri, dopo l’1-1 con il Milan spiega che serviva una Juve più difensiva. Dopo un secondo tempo passato a fare Fort Apache

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Massimiliano Allegri ©Getty Images

Due punti in quattro partite non significano nulla: la Juve può, tranquillamente, ancora vincere lo scudetto. Per storia, forza e qualità, la squadra di Massimiliano Allegri ha tutto per puntare al top in Italia. Resta da chiedersi se ha l’allenatore giusto nel 2021. Il pareggio contro un Milan decimato dalle assenze arriva dopo un brutto primo tempo, un vantaggio giunto in avvio di gara su uno svarione rossonero ed una ripresa passata a fare Fort Apache più che una partita di calcio.

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Senza voler tornare sull’inutile distinzione tra giochisti e risultatisti, sarebbe bello trovare un solo addetto ai lavori o un solo tifoso bianconero soddisfatto nel vedere la propria squadra rannicchiata su se stessa. Acciughina, però, la vede in modo molto diverso. “La responsabilità è mia sui cambi, li ho sbagliati. In quel momento dovevo mettere magari gente più difensiva, tanto ormai la partita era in cassaforte e ho sbagliato”: l’analisi di Allegri a fine gara è cruda ed inequivocabile rispetto al modo di vedere il calcio del tecnico livornese. Primo non prenderle, punto. Vecchia scuola, old style italiano: quello rinnegato anche da Roberto Mancini. Tutto ciò, inoltre, che la Juve di Agnelli ha provato a rinnegare prima con Sarri poi con Pirlo. Per avere aggiornamenti in TEMPO REALE sulle ultime di CALCIOMERCATO, ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE TELEGRAM!

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de Ligt
de Ligt © Getty Images

Rosa scarsa? In panchina 180 milioni lasciati “crescere”

Dalle parole di Allegri nasce un altro grande interrogativo. Il tecnico bianconero parla di partite da vincere con il coltello tra i denti, della necessità di saper difendere in modo spietato quando serve. Tutto questo, però, si scontra, inesorabilmente, con uno sguardo alla panchina di questa sera. De Ligt (costato 85 milioni), Chiesa (quasi 50 milioni di investimento), Kulusevski (altri 40). Spicciolo più, spicciolo meno, siamo quasi a 180 milioni lasciati in panchina, con la presunta necessità di crescere.

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C’è da chiedersi, invece, se Allegri sia l’allenatore giusto per una rosa che ha tantissima qualità e poche bombe a mano da lanciare dalle feritoie del fortino. Questa Juve ha le potenzialità, anche senza Ronaldo per esprimere un calcio bello, voluminoso, divertente, che sfrutti la gamba giovane per un pressing alto ed organizzato. La Restaurazione a Torino, per ora, ha portato in dote tanta rabbia, qualche ragionevole problema di riadattamento e molti interrogativi. Legittimo immaginare che siano gli stessi che anche la dirigenza juventina si stia ponendo.

Max è l’uomo giusto? Provare a vincere col metodo Allegri rischia di depauperare il patrimonio di calciatori in rosa? Svoltare così repentinamente da un’idea di calcio ad una opposta è pericoloso?

Per ora, ci sono indizi, ma son pochi. Il campionato darà l’ardua sentenza.