Napoli, Spalletti in conferenza: “Sono aziendalista” | Poi parla di Insigne e del mercato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:51

Le parole dell’allenatore del Napoli Luciano Spalletti in conferenza stampa dal ritiro di Dimaro, in Val di Sole

Luciano Spalletti, allenatore del Napoli, ha parlato in conferenza stampa dal ritiro di Dimaro. Di seguito, le dichiarazioni raccolte da Calciomercato.it: “Prima di tutto bisogna riuscire a infondere fiducia nei calciatori, portando un messaggio chiaro e riuscire a consegnarlo a tutti. Creare un qualcosa che sia stimolante per i calciatori, che loro si riconoscano in qualcosa di stimolante e diventi un allenarsi con più piacere. Motivarsi di continuo e fare giocate le qualità. Ci vogliono calciatori bravi per giocare nella trequarti avversaria, perché con uno come Osimhen le altre scelgano di creare densità nella propria metà campo. La qualità dei calciatori fa la differenza, gli allenatori vengono di conseguenza”.

Sulle sensazioni – “Sono le stesse di quando ho accettato di venire su questa panchina. E’ motivo di orgoglio e grande responsabilità. Di conseguenza, bisogna andare a fare delle scelte. Però è ancora un po’ presto per iniziare a tirare delle somme, mancano molti campioni e quelli che ci sono hanno confermato le qualità che conosciamo. Aspettiamo un altro po’ per avere tutto il gruppo e poi magari essere più precisi”.

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Sull’Italia – “Sono sicuro che in molto andranno a prenderci delle notizie e delle conoscenze. Come ho già detto in precedenza, è stato un comportamento completo. Non ha fatto sempre la stessa cosa, ma tutte sono state di squadra e di gruppo. E anche quando ha dovuto un po’ mettersi nell’angolo del ring, perché l’avversario picchiava più forte, ha scelto dove fargli tirare i colpi e poi al momento giusto andare a ribaltare la situazione. Dico sempre che sono fondamentali i calciatori, ma Mancini ci ha messo del suo e gli si fanno dei complimenti. Questa Italia ha un particolare: c’erano diversi calciatori che avevano già vinto nelle giovanili, e come si dice sempre se ci si abitua è meglio perché aiuta a ripeterlo”.

Osimhen – “Per noi sarà un punto dove noi ci appoggeremo, un punto di forza di questa squadra. E’ un calciatore completo sotto tutti i punti di vista. Oltre ad avere queste qualità del campione, di quello che sa far gol, ci mette altre cose. La partita è un box da riempire di cose e lui ce le mette tutte, soprattutto il battersi per i compagni di squadra, importantissima per il resto del gruppo. Se inizia lui, è più facile seguirlo perché ce l’abbiamo lì davanti e lo seguono tutti. Ha anche qualche punto da migliorare, si cerca di stimolarlo e di lavorarci. Ed è qui che si trova un’altra risposta importante, proporgli un certo tipo di lavoro, dove lui non fa una piega e che crea la sua disponibilità ed esegue. Meglio di così?”.

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Allenatore aziendalista – “Secondo me è corretto. Il senso è che poi io non vado a dover creare dei problemi alla comunità dove lavoro. DEvo confrontarmi sui temi che portiamo avanti insieme e poi riuscire a trovare le soluzioni insieme alla società e il proprietario. Non devo andargli a creare dei debiti assurdi che vanno a rovinare un po’ tutta la situazione. Ed è chiaro che poi si cerca di ottimizzare il massimo senza andare a buttar via niente di quello che è possibile utilizzare. Non mi crea nessun fastidio, perché penso che bisogna far così e non andare a disperdere e sperperare. Vengo dalla campagna e bisogna star lì a lavorare. In questo momento bisogna fare i conti con tante situazioni di cui bisogna tener conto, perché tra persone corrette si fa così. E’ chiaro che bisogna fare una squadra forte, il presidente lo sa. La competizione per la Champions con quelle sette squadre è tanta e bisogna riuscire a creare un gruppo di 23 calciatori forti. Con tutte le partite, ci saranno quelle che devono giocare per forza quelli che giocano di meno. E poi le competizioni si vincono e si perdono per la differenza di un gol”.

Sull’Inter e la Champions – “Io sono uscito dalla Champions l’anno scorso (ride, ndr) perché il calcio ti tira fuori anche quando non ci sei. Spesso mi ricordate che sono entrato in Champions all’ultima partita, di conseguenza anche quel punto per giocarcelo dobbiamo avere una squadra forte”.

Su Insigne – “Con Lorenzo ho parlato una volta per telefono e un’altra per messaggio. Mi è sembrato il capitano che mi immaginavo vedere da fuori. Bisogna starci attenti, sul fatto del contratto ci volete trovare la magagna in tutte le maniere. Ci volete trovare la malformazione. Abbiamo di fronte il capitano del Napoli, che sappiamo che ha dato un contributo importante alla Nazionale. E il presidente che è un comunicatore. Sono due persone forti, che avranno il tempo di guardarsi negli occhi e andare al sodo. Non andiamo tanto a rimuginarci dentro. Facciamolo tornare e il presidente ci parla. E poi sia tutto più chiaro, senza anticipare molto”.

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Il mercato – “Questa squadra ha bisogno di ruoli doppi, giocando giovedì e domenica ci sono quelli che devono recuperare. Bisogna riuscire a usare questi numeri qui e sostituire bene se partirà qualcuno di quelli forti. Sono fondamentali i calciatori, l’allenatore viene di conseguenza”.

Su Lobotka – “Lo avevamo osservato anche all’Inter”.

Su Tutino – “E’ un campione, un campioncino. Noi abbiamo venduto Alisson perché avevamo Szczesny. Ne avevamo due forti. Ed è la stessa cosa di Osimhen e Tutino. Petagna ha dimostrato di poter star dentro il Napoli”.

Koulibaly – “Fosse per me, resterebbe al Napoli. Difficile trovare un sostituto, è apprezzatissimo da tutti i compagni. Oggi mi sono reso conto che parla molto anche in campo, è perfetto. Gli si fanno i complimenti per la serietà e della professionalità. Anche quando non dice niente si vede che tutti rispettano questa presenza per quello che lui ha dimostrato e imposto senza dover parlare e dire niente ai propri compagni”.

Un punto sulle fasce – “Un terzino sinistro ci vuole. Mario Rui lo conosciamo, bravo in fase di possesso, se lo costringi a fare tutta fase difensiva può andare in difficoltà. Di Lorenzo è un motore”.

Demme – “E’ come era Pizarro alla Roma. E’ uno che sa fare il ruolo del regista, abbinandolo al gioco corto. Gli ho detto che in Inghilterra danno un premio a chi volta più la testa rendendosi conto chi hai intorno. Se lo fanno in Italia te non vinci. Gli ho detto questo. Quella del vedere dove non guardo è una caratteristica fondamentale nel calcio. Lui deve girare di più la testa per fare questi passaggi per scardinare la difesa avversaria”.