Dirigente o allenatore? Cosa ricordano i tifosi di Benitez al Napoli

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benitez sulla panchina del dalian
Rafa Benitez ©Getty Images

Rafa Benitez, che ha appena salutato il Dalian, è l’ultima grande suggestione per la panchina del Napoli. Un nome, quello dello spagnolo, che divide i tifosi

C’è un partito che lo sostiene e un altro che non lo rimpiange. Rafa Benitez ha diviso Napoli come nessun altro allenatore, prima e dopo di lui, era riuscito a fare. In due anni, che sono sembrati infiniti, ha cambiato la storia del club anche senza scriverla del tutto, lasciando fossero gli altri (Sarri) ad apporne la firma. Dal 2013 al 2015, arrivato per sostituire Mazzarri e andato via per il Real Madrid, ha vinto una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, ha permesso al club di acquistare a prezzi di saldo i vari Albiol, Callejon, Mertens e Higuain, ma non ha mai conquistato una qualificazione in Champions e ha affrontato – senza risolverle – difficoltà tattiche su cui Sarri ha poggiato le sue sapienti mani.

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Benitez è stato un grande manager

Su una cosa sono tutti ancora oggi d’accordo: Benitez, con la sua esperienza, i suoi contatti, la sua capacità persuasiva, ha contribuito all’arrivo a Napoli di calciatori che hanno fatto la differenza. Approfittando della cessione di Cavani, al Psg per una sessantina di milioni, De Laurentiis – seguendo il suo nuovo allenatore – ha acquistato con gli stessi soldi Albiol, Callejon, Mertens e Higuain. In porta arrivò Reina in prestito, nel mercato invernale Ghoulam e Jorginho, l’anno successivo Koulibaly. Tutti giocatori che hanno sfiorato lo scudetto con Sarri. Difficilmente Benitez ha fallito una proposta d’acquisto.

Benitez (getty images)
Benitez (getty images)

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Dov’è la Champions?

Se il manager si è esaltato, l’allenatore ha balbettato. Il primo anno è stato entusiasmante: terzo posto, 77 gol fatti (secondo miglior attacco dietro la Juve) e, a fine stagione, la vittoria della Coppa Italia in finale contro la Fiorentina. L’intervallo della sua esperienza partenopea segna l’inizio della fine. Con De Laurentiis s’avvertono le prime difficoltà di comunicazione. Sul mercato c’è distanza: Rafa aspetta Mascherano e poi sarà costretto, nel folto elenco, ad accontentarsi di David Lopez.

Con lui arrivano anche De Guzman, il ritorno di Gargano e Michu. La rosa non migliora, il Napoli perde i preliminari Champions con l’Athletic, a fine stagione finirà al quinto posto col rigore di Higuain alle stelle e la Lazio in Champions, 54 gol subiti (peggior difesa delle prime dieci) e una squadra perennemente lunga, senza equilibrio. L’Europa League è una magra consolazione: il Napoli sa anche brillare, vince 4-1 a Wolfsburg, sfiora la finale ma esce col Dnipro. Benitez, a fine anno, saluta per il Real Madrid.

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La suggestione dopo Gattuso

Benitez, proprio lui, è un nome che ritorna dopo le difficoltà di Gattuso. Perché De Laurentiis ci pensa? Perché non ha mai smesso di farlo. Si ricorda del manager. Bastava una telefonata per convincere i calciatori. Albiol, Mertens e Callejon sono costati poco più di 30 milioni. Lobotka, da solo, poco più di 20. Erano altri tempi ma quelle intuizioni, sul mercato, hanno permesso al Napoli di sfiorare uno scudetto e di vivere, con Sarri, tre anni indimenticabili. Nostalgia canaglia.