Il vero problema della Juventus era Dusan Vlahovic? I dati sembrano mostrare una verità incontrovertibile con 28 punti in 11 partite senza il serbo.
Luciano Spalletti ha trovato in Jonathan David la chiave giusta per riuscire a ritrovare feeling non solo con la vittoria, ma anche con il campo.

Da quel 29 novembre, contando anche la precedente sfida col Bodo, la Juve non ha sbagliato quasi più. Sono arrivate le vittorie in Champions League, appunto in Norvegia e contro il Pafos in casa, e in Serie A contro Cagliari, appunto, Roma, Bologna, Pisa, Sassuolo e Cremonese.
In mezzo c’è stata la sconfitta contro il Napoli in trasferta, che ci può anche stare, e il pari contro il Lecce in casa in una partita stradominata e che sarebbe dovuta finire tanto a poco. E tutto questo solo perché ora non c’è più Dusan Vlahovic? Al di là dei dati ci sono delle analisi da fare e l’evidenza che con David centravanti di movimento la squadra giochi meglio tutta e si possa permettere di giocare anche con il 4-2-3-1.
Diventa a questo punto interessante scoprire i motivi di una Juventus tornata grande non solo nei risultati ma ancor prima nel gioco.
Juventus, cosa è cambiato senza Dusan Vlahovic?
Dusan Vlahovic è sicuramente stato argomento di dibattito in casa Juventus negli ultimi anni, dividendo i tifosi tra chi lo accusava per le sue misere prestazioni e chi invece lo difendeva a prescindere da tutto e senza tanti motivi.

Vlahovic ha fatto di tutto per non meritarsi i lauti stipendi ottenuti negli anni, sbagliando gol banali a porta spalancata, errando nell’ultima giocata e fallendo persino il più banale stop o controllo di palla. Dusan in bianconero ha superato tutti nella scelta sbagliata, nel farsi trovare sempre dove non doveva essere facendo impazzire gli esterni che andavano sul fondo.
E poi è stato accentratore di gioco, uno che giocava poco per la squadra, che non apriva varchi per gli altri e che sperava di fare tutto lui. Ed è proprio per questo che Jonathan David ha cambiato la squadra bianconera.
Il canadese ha iniziato con un gol col Parma, ma ha commesso tanti errori a inizio stagione da finire ai margini e perdere fiducia nelle sue qualità già ampiamente mostrate a tutti nel corso della sua carriera. Piano piano però si è ricostruito mentalmente e messo al centro di un progetto che ora lo vede punto fermo.
La sua abilità a venire incontro e diventare quasi trequartista ha rivoluzionato la squadra, così come la capacità di pulire palloni sporchi diventando una sorta di regista offensivo. La gara di ieri contro la Cremonese ne è la dimostrazione. E poi i movimenti che Vlahovic può solo sognare, quelli che gli hanno permesso di farsi conoscere al mondo giocando con la maglia del Lille e che ora stiamo rivedendo finalmente anche in bianconero.




















