Caso plusvalenze, Juve già prosciolta: ecco cosa rischiava

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:09

Oggi in casa Juventus sono arrivati gli avvisi di garanzia per quanto riguarda l’inchiesta sulle presunte plusvalenze false. Ma cosa avrebbe rischiato il club bianconero? Vediamolo insieme

Prima di cominciare, è giusto fare una precisione: un avviso di chiusura delle indagini, come quello notificato oggi alla Juventus, non è altro che un’informazione che viene mandata via posta sia alla persona offesa, sia agli indagati dal Pubblico ministero quando vengono chiuse le indagini.

Caso plusvalenze, cosa rischia la Juventus dopo gli avvisi di garanzia
Agnelli © LaPresse

Ecco, partendo da questo presupposto, che è fondamentale, anche perché i dirigenti bianconeri non sono imputati in un nessun processo penale, cerchiamo di capire cosa di fatto cosa rischia la società torinese. In primo luogo, si devono scindere i due campi, quindi quella della giustizia ordinaria, e quello della giustizia sportiva. Per quanto riguarda la prima, in base all’articolo 2621 del Codice civile, che norma le false comunicazioni sociali, “gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori” possono essere incorrere in una pena che va da un anno ai cinque, se di lieve entità da sei mesi fino a tre anni, oppure semplice in una querela per la società, i soci, i creditori e altri destinatati della comunicazione sociale. Ma c’è anche l’articolo 2622 a interessare perché concerne le false comunicazioni sociali nelle società quotate, com’è la Juventus, e in cui la pena andrebbe dai tre agli otto anni.

Cosa avrebbe rischiato la Juventus dal punto di vista sportivo

Caso plusvalenze, cosa rischia la Juventus dopo gli avvisi di garanzia
Agnelli © LaPresse

Dal punto di vista, invece, di quello che avrebbe potuto rischiare la squadra, si deve tenere conto dell’articolo 31 del Codice di giustizia sportiva, che legifera sulle violazioni in materia gestionale ed economica. Di base, sono solo i primi due commi dell’articolo a essere fondamentali per la questione, e quindi si sarebbe potuti andare da una sanzione con ammenda e diffida, o nel caso, in cui si sia tentato di ottenere “l’iscrizione a una competizione cui non avrebbe potuto essere ammessa”, ci sarebbe potuto essere una penalizzazione di uno o più punti in classifica, la retrocessione all’ultimo posto in classifica, esclusione al campionato o la non assegnazione o revoca dell’assegnazione del titolo di campione d’Italia.

Infatti, per quanto riguarda la Giustizia sportiva, il Tribunale Federale e la Corte d’Appello della FIGC avevano già prosciolto la Juventus e gli altri club coinvolti, respingendo i ricorsi presentati dalla Procura.