Scovare e proporre talenti | ESCLUSIVO parla lo scout e agente Acri

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Pallone Liga ©️Getty Images

Calciomercato.it ha intervistato in esclusiva Alessandro Acri, scout e agente internazionale. Con lui abbiamo parlato dello scouting, dall’individuazione al trasferimento di giovani calciatori in Italia o altri Paesi stranieri

Il calciomercato è alle porte, anzi per gli addetti ai lavori è di fatto già cominciato. Nonostante la crisi legata al Covid-19, anche la prossima sessione si preannuncia molto ‘calda’, anche sul fronte talenti. A proposito: ma come si individua un talento e come si porta all’attenzione di un club? Questo ed altro Calciomercato.it ha chiesto in esclusiva ad Alessandro Acri, scout in passato di Milan e Fiorentina – tra le altre – e oggi scout di se stesso, o meglio della sua agenzia visto che da anni ricopre il ruolo di agente e intermediario con il merito di aver portato in Italia e non solo diversi calciatori di grande prospettiva.

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Come ci si organizza per andare alla ricerca di talenti sia nazionali che internazionali?

L’organizzazione e la programmazione dello scouting è la parte più importante al fine di monitorare la ricerca nel modo corretto. Si parte nella prima parte della stagione da luglio a novembre con la copertura delle principali manifestazioni internazionali giovanili nei territori prescelti quali base del lavoro. Fatta la prima parte del lavoro quindi di scrematura si passa alla focalizzazione degli obiettivi secondo le richieste dei club oltre ai quali credo sia sempre importante individuare in base al proprio istinto elementi che possano diventare oggetto futuro di mercato soprattutto se sotto età“.

Il calciomercato è alle porte e quindi il tempo stringe per chi deve scovare/proporre/portare un talento: in tal senso quali sono i passi che vengono fatti?

Anzitutto la rete di osservazione deve essere la più capillare possibile, fidata e consolidata. Di seguito è importante utilizzare i propri canali di rapporti personali per proporre le proprie idee. Importante soprattutto in un periodo così difficile di pandemia mondiale l’utilizzo delle tecnologie video e analitiche per supportare le proprie proposte“.

Una volta individuato il talento, come lo proponi a un club?

Per prima cosa mi confronto sulle caratteristiche ricercate per la tipologia di giocatore che il club stesso ricerca con l’area scouting per poi agire direttamente insieme al responsabile ed il direttore sportivo o responsabile settore giovanile, nel caso di un giovane calciatore per realizzare l’operazione che deve essere sempre presentata con estrema chiarezza e trasparenza“.

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Quali parametri tieni in maggiore considerazione per la valutazione di un ragazzo/talento?

Sono sostanzialmente 5 i parametri che considero nella valutazione di un calciatore: fisico/strutturale; tecnico; tattico; mentale/psicologico; adattabilità al campionato nel quale si desidera traferire lo stesso“.

Com’è la ‘gestione’ di un talento una volta individuato?

Vanno conosciuti tutti gli aspetti personali. La famiglia, le sue abitudini, il suo stile di vita, le condizioni nelle quali vive e la sua famiglia vive, le sue passioni e i suoi punti deboli. Un calciatore in campo è il 50% dell’uomo che appare fuori dal rettangolo di gioco“.

Alessandro Acri

Tu lavori molto in Est Europa: quali sono le differenze tra i giovani e giovanissimi calciatori dell’est e quelli, per esempio, italiani o di altri Paesi europei?

Tante, tantissime… Anzitutto l’ambizione, spesso nei giovani italiani viene a mancare perché godono di condizioni di vita migliori dei loro pari età soprattutto nelle zone dell’est Europa dove abitualmente lavoro, vivo e frequento. La paura, ed il sogno, due fasi contrapposte della stessa strada. Il sogno di lasciare una condizione di vita approssimativa per cercare la via del successo, l’incubo, la paura quindi di fallire e ritornare a casa propria con alle spalle una chance mancata, decisiva. La psicologia di ognuno di loro è diversa. Bisogna entrare nelle case dei calciatori, cenare con loro e i loro genitori. Solo a tavola abbandonano la maschera perché si sentono sotto il tetto che li ha sempre protetti e li svelano la loro personalità“.

Ultima sulla Superlega morta prima di nascere: qual è il tuo parere?

Personalmente credo sia un male per tanti a discapito del bene di pochi, magari quei pochi potrebbero cominciare a rendersi conto che le loro aziende sono quotate spesa in borsa e tra i loro azionisti una bella fetta è formata dalla gente comune, i tifosi.
Loro sono l’anima di questo sport. Senza di loro abbiamo assistito a quasi due campionati interi dove il ritmo in campo è sicuramente più lento, le pressioni pure, l’adrenalina scarseggia, il supporto inesistente. Non basta tutto questo per capire che loro sono il dodicesimo uomo in campo? UEFA e Fifa hanno preso posizioni molto decise e mi auguro che nel futuro mantengano le loro idee e non sia solo un modo per entrare in un secondo tempo in una negoziazione economica per impedire ciò che la meritocrazia del campo deve stabilire e non le perdite di bilancio“.