Talento, visione e una clausola scomoda. Nico Paz è al centro di un equilibrio fragile che può ribaltarsi prima dell’estate.
Contro il Pisa non è arrivato l’ennesimo timbro sul tabellino, ma sarebbe un errore fermarsi a quello. La stagione di Nico Paz resta una delle storie più belle della Serie A: una crescita costante, silenziosa, che ha cambiato il volto del Como e accelerato la credibilità del progetto tecnico guidato da Cesc Fabregas.

I numeri parlano chiaro. Sei gol e cinque assist, doppia cifra di goals contribution raggiunta con largo anticipo rispetto alla fine del girone d’andata. Dati che pesano, soprattutto se rapportati all’età e al contesto. Nico Paz non è solo uno dei giovani più produttivi del campionato: è diventato il centro gravitazionale della manovra lariana.
Di questo passo, una doppia doppia a fine stagione non è un’ipotesi fantasiosa. Sarebbe la certificazione definitiva di una crescita esponenziale che sta trascinando il Como verso una classifica inattesa, con l’Europa che da suggestione sta lentamente diventando una tentazione concreta.
Ormai il dibattito va oltre il rendimento settimanale. Nico Paz è un campione, e su questo il consenso è unanime. La domanda vera riguarda il suo prossimo livello. Perché appartiene a quella categoria rara di calciatori che vedono il gioco prima degli altri, che leggono linee di passaggio e spazi con mezzo secondo di anticipo.
Nel Como di Fabregas questa qualità emerge in modo evidente. Paz non si limita a rifinire, ma organizza il caos. Decide quando rallentare, quando accelerare, quando rischiare. È una leadership tecnica che non fa rumore, ma che sposta gli equilibri. Non a caso su di lui si sono accesi i riflettori di diverse big europee.
Recompra Real Madrid: perché l’accordo penalizza il Como
Qui entra in scena il Real Madrid. Al momento dell’acquisto, il Como ha accettato una clausola che oggi appare decisamente sbilanciata, che abbiamo già approfondito in passato. I Blancos avevano una recompra da 9 milioni di euro la scorsa estate, non esercitata. A giugno potranno farlo per appena un milione in più.
Dieci milioni totali per un calciatore che, per rendimento e prospettiva, ha già superato quota 60-70 milioni di valutazione. Un affare enorme per il Real, molto meno per il Como. Con una cifra quasi simbolica, Madrid potrebbe riportarlo a casa e decidere se tenerlo o rivenderlo a cinque o sei volte tanto.
Un’operazione da manuale per le Merengues, figlia di una visione a lungo termine che raramente sbaglia su questo tipo di profili.
Nico Paz e il mercato di gennaio: lo scenario che (sulla carta) potrebbe cambiare tutto
C’è però un dettaglio spesso trascurato. La clausola di recompra non è valida nel mercato di gennaio. Se in questa finestra arrivasse un’offerta importante per Nico Paz, il Como potrebbe accettarla senza vincoli diretti.

Il Real avrebbe solo il diritto di prelazione, dovendo pareggiare l’offerta di un altro club. Tradotto: una proposta da 60 o 70 milioni – come quella accennata dal Tottenham qualche mese fa – costringerebbe Madrid a uscire allo scoperto, pagando il prezzo reale del talento che ha lasciato partire, recuperandone però la metà in virtù di un’altra clausola del 50% sulla rivendita ad altro club.
È uno scenario puramente teorico, certo, perché come abbiamo già spiegato in passato il Como non ha nessuna intenzione di privarsi di Nico questo inverno. Ma è anche una leva che qualsiasi altro club nelle condizioni del Como valuterebbe con attenzione. Forzare il Real a spendere oggi molto più di quanto previsto per l’estate significherebbe riequilibrare un accordo nato storto.
Appunto. Qualsiasi altro club ma probabilmente non il Como. La solidità economica della proprietà indonesiana consente una scelta controcorrente: rinunciare alla massimizzazione immediata e godersi Nico Paz fino in fondo. Cinque mesi in più di talento, visione e personalità valgono più di una plusvalenza anticipata.
Anche Fabregas lo sa, e non è un caso che la sua permanenza passi da qui. Al netto di colpi di scena, Nico Paz resterà sul Lago almeno fino a giugno. Poi si vedrà. Perché a volte il vero lusso non è vendere bene, ma potersi permettere di non vendere affatto.




















