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Superlega, Tebas non ha dubbi: “Non succederà in 1000 anni”. E punge De Laurentiis

Il presidente della Liga Javier Tebas diretto sulla questione Superlega: dall’orario di chiusura del ‘Bar’ al miracolo dei pani e dei pesci, fino a De Laurentiis

La vicenda Superlega sta monopolizzando come prevedibile l’attenzione dell’Europa calcistica. Da ieri (in realtà da molto prima) si è aperto il fronte del no che ha già fatto registrare l’adesione di parecchi club. In primis quelli italiani, come Inter e Roma, ma poi anche il Bayern Monaco, il PSG e le inglesi.

Poi ci sono i ‘nemici’ storici di questo torneo, a cui la Corte di Giustizia Europea ha dato sostanzialmente il via libera. In primis le istituzioni calcistiche nazionali come Figc, vedi parole Gravina, e la Liga. Il presidente Javier Tebas infatti è tornato a scagliarsi violentemente contro questo progetto: “Penso che il calcio è già libero. Quelli di A22 hanno dedicato grandi attenzioni a spiegare il formato della loro nuova competizione, ma non hanno detto granché sulla governance della stessa“, dice a ‘La Gazzetta dello Sport’. Poi Tebas scherza sulla questione delle partite in streaming gratuito: “Si ricorda che io ho sempre fatto riferimento a un fantomatico Bar della Superlega, il locale dove alle 4 di mattina i soci del progetto lanciavano al mondo idee bislacche? Beh, evidentemente devono aver spostato l’orario di chiusura di quel bar dalle 5 alle 7 di mattina, perché oggi è economicamente insostenibile poter pensare di trasmettere il calcio gratis”.

Superlega, Tebas: “Non si farà nei prossimi 100 anni. De Laurentiis tratta su tutto”

Tebas esprime i suoi enormi dubbi anche sul format a 64 squadre: “Mi sembra impossibile, soprattutto pensando che ha risposto in maniera negativa anche il governo inglese. Se non sbaglio l’unico che ha mostrato interesse è il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, uno che tratterebbe su qualsiasi cosa, anche se gli proponessero partite di 30 minuti”. Diretto.

Javier Tebas (Ansafoto) – calciomercato.it

E continua: “La Superlega non si farà però Perez canta vittoria. Non si farà nei prossimi 100 anni. E che le partite siano tutte gratis in tv non succederà in 1000 anni. Ora i diritti tv valgono 13 miliardi e qui si parla di trasmettere tutto in chiaro o addirittura su una piattaforma Ott. Sono molto credente, ma il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci l’ha fatto Gesù, non il Ceo di A22″. Altro punto è la meritocrazia sostenuta dalla Superlega nei criteri di ammissione: “Non è così. Solo due squadre entrano nella prima fascia dalla seconda e lo stesso dalla terza alla seconda. Nella Star League, il primo livello, ci saranno sempre i club migliori, quindi questo modello è più chiuso di quello che si presentò nel 2019 e appena appena più aperto di quello disegnato nel 2021. Ma aperto davvero non è”.

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