Le strade della Juventus e di Allegri non si separeranno anche perché è solo affidandosi alla sua gestione che potrà iniziare una vera e propria ricostruzione
Bisognerà che più di qualcuno cominci a pensare di dovergli chiedere scusa. O almeno di rivedere certi giudizi molto severi piovuti a vario titolo mentre la Juventus si districava tra qualche defezione importante e vicende extracampo che è difficile tenere fuori dalla porta dello spogliatoio solo chiudendola. Massimiliano Allegri è sempre lì, senza i -15 (la notazione è solo matematica e non vuole in alcun modo suonare come assolutoria) sarebbe secondo a 59 punti e a 12 lunghezze dal Napoli primo. E chissà, magari Spalletti e i suoi con 10 partite davanti e senza la discreta sicurezza degli attuali +16, la partita con il Milan non l’avrebbe sbracata così, domenica sera.

Ma il calcio – che nutre sì i sogni – si fa con la realtà dei fatti e basta già quella a dire che Max la sua Juve, in un anno non facile, la sta guidando con la mano ferma che da agosto alla sosta mondiale ha dato oggettivamente la sensazione di tremare un po’: corroborando la foga degli #allegriout e simili. Non che non ci sano state battute a vuoto, non che certe critiche la sua Juventus non se le sia cercate e meritate. Poi però arriva febbraio e ti accorgi che le 11 vittorie con 1 pareggio e 1 sconfitta (tra campionato e coppe) mettono i bianconeri davanti a tutti, anche al Napoli, che nello stesso filotto di gare ne ha perse tre (una in Coppa Italia ai rigori con la Cremonese, ma sul campo era comunque finita 2-2). Insomma, la musica è cambiata in casa Juve e così la marcia.
Ora la Juventus di Allegri funziona: nel mirino un trofeo e poi la ricostruzione
Oggi Allegri deve giocarsi la semifinale di Coppa Italia con l’Inter e il quarto di finale di Europa League con lo Sporting CP: chi gli è vicino, ma anche chi solo lo ascolta nei pre e post gara percepisce come per lui la piazza Champions non sia assolutamente un capitolo chiuso, ma anzi, un obiettivo che la squadra ha il dovere di inseguire perché gli attuali sei punti di distacco, continuando con questa marcia sono colmabili. Bisogna dire che i meccanismi di disfa sono ulteriormente migliorati e in queste 13 partite giocate negli ultimi due mesi la Juventus ha subito 6 gol, che diventano 5 contando solo le 9 partite di campionato.

I due schiaffi presi allo Stadium dal Monza sono stati probabilmente la secchiate d’acqua gelata sul viso che ha messo il gruppo in totale sintonia con il tecnico. Ci sono meccanismi che nello spogliatoio funzionano molto bene e quello di compattarsi alla luce di quei -15 per dimostrare che la Juventus è altro, evidentemente ha funzionato molto bene. Allegri spera che ovviamente questo effetto-gruppo si prolunghi da qui ai prossimi due mesi, quando si tireranno le fila della stagione e sarà il momento anche di capire cosa resterà eventualmente in bacheca in un anno che, per come si era messo, non faceva davvero sperare nulla.
Non c’è un tecnico che ha vinto più di Allegri negli ultimi 13 anni in Italia: tra campionati, coppe e supercoppe ha inanellato 13 successi. È ancora sul podio dei tecnici che si sono aggiudicati più scudetti (sei) dietro Trapattoni (sette) e davanti a Capello (5). Se prendiamo a confronto un altro totem come Carlo Ancelotti nel suo percorso italiana tra Juve e Milan (1999-2009), l’attuale allenatore del Real Madrid arrivò a 9 trofei. Con questo quadro davanti e alle spalle bisogna dire che molto probabilmente le strade della Juventus e del tecnico livornese non si separeranno anche perché, fotografando il momento attuale, è solo affidandosi alla sua e alla sua gestione anche allargata, che potrà iniziare una vera e propria ricostruzione. Il tempo dei maxi ingaggi per allenatori di primissimo piano sembra. almeno per il momento, in stand by. Il quadro potrebbe cambiare se qualcuno decidesse di bussare alla porta di Allegri: e, in questo caso, situazione calde se ne potranno sviluppare da qui ai prossimi mesi.




















