ESCLUSIVO – Corapi (ex mental coach Inzaghi): “È un fuoriclasse, Capello si informi prima di parlare”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:55

Sandro Corapi, fino a pochi mesi fa mental coach di Simone Inzaghi, ha parlato del tecnico dell’Inter, rispondendo piccatamente a Fabio Capello sul tema. Poi le parole su Ibra, Allegri, Mourinho, Zaniolo e i motivi della mancata qualificazione ai Mondiali dell’Italia

Sandro Corapi, mental coach di fama e prestigio internazionale che ha collaborato fino a pochi mesi fa con Simone Inzaghi, a Calciomercato.it parla dell’allenatore dell’Inter (che ha scritto la prefazione del suo libro ‘Nella mente del campione’), di Ibrahimovic, Allegri, Mourinho, Zaniolo, risponde a tono a Capello e spiega il vero motivo alla base della mancata qualificazione ai Mondiali dell’Italia, raccontando alcuni retroscena sulla figura del mental coach legata al calcio, oltre al legame con gli infortuni di Di Maria e Dybala.

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Sandro Corapi © Calciomercato.it

“Ci sono lacune incredibili nel mondo del calcio. I calciatori non avevano un metodo per gestire l’ansia da prestazione, la preparazione della partita, allora ho creato un mio modello operativo affinché il calciatore potesse crescere mentalmente, ma anche fisicamente stando con la testa sulle spalle e in campo. Spesso i calciatori lasciano la testa nello spogliatoio, non si sa perché. Si sente spesso parlare di ‘non c’ero con la testa’, di mancanza di fiducia e autostima, il Mental coach lavora su questa dinamica. Gli allenatori spesso e volentieri fanno danni non indifferenti nella comunicazione con i propri calciatori e nella gestione del gruppo, questo fa la differenza tra un allenatore mediocre e un grande allenatore. Non bastano le competenze tecniche e tattiche. Simone Inzaghi è un amico, lo conosco da tantissimi anni e mi fa molto piacere che abbia fatto lui la prefazione”.

Come è venuto fuori Inzaghi da quel momento? “Simone è una persona molto umile e riflessiva, è un grande professionista, cura nei minimi dettagli le varie dinamiche della preparazione della partita, della squadra. Tiene molto all’umore dello spogliatoio, ero sicuro quando ho detto che è un fuoriclasse e avrebbe risposto sul campo. Ed è quello che è successo. Simone si è concentrato, ha comunicato sicuramente in maniera diversa con i calciatori e i calciatori l’hanno seguito. Si è vista una reazione finalmente di squadra e quando c’è una reazione di gruppo e non individuale, con i campioni che ha l’Inter, è chiaro che la prestazione venga fuori”.

Capello – in riferimento a Inzaghi – ha detto che un allenatore, una guida per la propria squadra, non può avere bisogno di una guida. “Questa è una delle più grandi fandonie che io abbia mai sentito in tutta la mia carriera. Rispetto Fabio Capello per il ruolo che ha rivestito nel calcio, ma parliamo di un allenatore che ha fatto la storia del calcio 20 o 30 anni fa. Il mondo si evolve e il calcio è rimasto a 30 anni fa. Di sicuro Fabio Capello non conosce la figura del Mental coach. Prima di parlare bisogna conoscere cosa fa una persona, si rischia di buttare fango su cose che invece hanno un’utilità incredibile e lo dimostrano i calciatori che ringraziano i loro Mental coach, che li hanno aiutati a uscire da momenti di crisi. E questo vale per molti allenatori che in questo momento, anche se non si sa, hanno dei Mental coach. Un allenatore solitamente è un ex calciatore, che ha fatto solo il calciatore e se ha letto 2-3 libri è già tanto, perché allora non farsi aiutare da un professionista? Se si vuole utilizzare uno stile autoritario come faceva probabilmente Capello nel suo spogliatoio è un’altra cosa. Ma quello è uno stile che dura molto poco in una squadra di calcio. Quindi prima di parlare bisognerebbe sapere che cosa si vuole dire”.

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Sandro Corapi © Calciomercato.it

Corapi: “Ibrahimovic mentore del Milan. Allegri? La responsabilità è sempre in cima…”

Ibra è una specie di ‘mental coach’ per il Milan? “Dobbiamo distinguere le varie figure. Il Mental coach è una figura che conoscono in pochi, perché ha tecniche comportamentali specifiche. Ibrahimovic svolge un altro compito, quello del ‘mentoring’, ovvero una persona esperta, che ha carisma fondamentale e già vive di carisma. Ha un’immagine molto autorevole agli occhi degli altri e incute sicurezza quando parla, la fermezza, convinzione e determinazione di una figura carismatica. Ma non ha nulla a che vedere con la figura del Mental coach. Lui fa da mentore, ha grande esperienza e ne trasferisce parte ai suoi compagni. Ma da qui a dire che l’allenatore o il calciatore faccia da Mental coach ne ce passa tanto. Bisogna utilizzare i termini del modo giusto”.

Alla Juve manca questa figura carismatica, in campo come in panchina e in dirigenza? (intervista realizzata prima di Benfica-Juventus, ndc) “Io della Juve vedo solo quello che succede all’esterno, ma da esperto di risorse umane so cosa può accadere quando una squadra non performa. Quando un gruppo non decolla la responsabilità principale è sempre al vertice. In questo caso si punta ad Allegri, ma lui è la punta di una piramide che è all’interno di un’altra punta ancora più grande, che è la società. Sopra Allegri ci sono altre figure che hanno altrettante responsabilità e quindi bisognerebbe verificare dove è lo scollamento, cosa è successo che ha fatto scricchiolare una macchina che sembrava perfetta. Un allenatore ha la massima responsabilità, ma bisogna metterlo anche nelle condizioni perché possa esprimere le sue idee e il suo modo di fare. Nel momento in cui l’allenatore è in grado di svolgere bene il suo compito, ma all’esterno o nell’ambiente ci sono cose non chiare, questo non aiuta la concentrazione in campo. Quindi l’allenatore è di sicuro la punta dell’iceberg e la persona che deve portare la squadra al successo, ma deve essere messo nelle condizioni. Io credo molto in Allegri, ritengo sia uno degli allenatori più preparati in assoluto anche a livello internazionale”.

Il retroscena sulla Lazio vittoriosa sulla Roma nel 2013. “Quando sono stato chiamato dalla Lazio a un mese dalla finale di Coppa Italia storica del 26 maggio 2013 con la Roma, i biancocelesti nel girone di ritorno avevano una media da retrocessione. Allora Petkovic, lungimirante, ha parlato col direttore chiedendo una figura in grado di capire quale fosse il blocco della squadra. All’epoca col ds Tare, a cui faccio i complimenti in quanto ha una sensibilità come pochi altri ho conosciuto in carriera, abbiamo fatto una chiacchierata e in poche ore ero nello staff della Lazio. Il giorno dopo ho fatto una riunione particolare per creare spirito di gruppo e fiducia. Magari è stato un caso, ma io non credo al caso perché i risultati si ottengono con preparazione e competenza. Ricordo che dopo questa attività di coaching la prima persona che mi ha chiesto della figura del mental coach è stato Miro Klose, che all’epoca non segnava da mesi e la Lazio non vinceva. Il giorno dopo la Lazio ha vinto 6-0 col Bologna con 5 gol di Klose, poi da lì è cominciata la preparazione al 26 maggio. Si è creato spirito di gruppo, di coesione, è cambiato il mindset, la squadra scendeva in campo con una determinazione feroce e poi si è concluso tutto con la vittoria della finale con la Roma”.

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Sandro Corapi © Calciomercato.it

Corapi a CMIT: “Mourinho è un’icona, unico a livello mondiale. Vi spiego perché”

In fatto di comunicazione col gruppo e all’esterno, Mourinho da sempre è definito un vero e proprio ‘maestro’. “Mourinho è un personaggio, un caso a parte. È un talento della comunicazione, ha una identità e una personalità adatta proprio alla comunicazione, lui è dotato di grandissima esperienza motivazionale e comunicativa, che lo porta a essere un leader nel gruppo. Lui utilizza una duplice comunicazione, come dovrebbero fare tutti. C’è la comunicazione interna allo spogliatoio, che deve restare lì, e poi una comunicazione pubblica per giornalisti e tifosi, ben diversa. Saper dosare queste due qualità fanno di Mourinho un’icona. E poi è un personaggio, come si comporta, come vive la partita, come comunica, le frecciatine che lancia. È un personaggio unico a livello mondiale, Mourinho non è una figura clonabile ma è dotato di grande intelligenza comunicativa. Poi ci metti una grande esperienza, tutto questo lo rende Mourinho”.

Tema attuale gli infortuni: Dybala e Di Maria ko con l’ansia Mondiale, Lautaro e Messi dicono che ‘Non bisogna pensare di infortunarsi, altrimenti il rischio aumenta’. “C’è tanta roba dietro questa dichiarazione. I pensieri sono energie e diventano materia nella vita di tutti i giorni. Se il pensiero è figlio di una convinzione limitante ne risente l’intera struttura del nostro corpo. Gli input partono dal sistema nervoso centrale e si trasferiscono nel sistema nervoso periferico, che va a toccare i muscoli. Se nella testa del calciatore si pensa a qualcosa di negativo, genera energia negativa e l’infortunio è dietro l’angolo”.

Chi si è infortunato e recupererà, come Dybala e Di Maria, in tempo per il Mondiale, può avere inconsciamente pensato di potersi subito ‘togliere il pensiero’? “L’inconscio ha importanza fondamentale nella nostra vita, è quello che ci permette di fare le cose in ‘automatico’. Come guidare la macchina. A livello inconscio può essere che la paura di perdere qualcosa di importante come il Mondiale abbia portato a pensare qualcosa di simile. Ci può stare che abbiano attratto questa energia negativa. E l’inconscio fa quello che tu pensi”.

Corapi a CMIT: “Mondiali? L’Europeo è stata una ‘maledetta’ vittoria per l’Italia. Ecco cosa ha sbagliato Mancini”

Quanto ha pesato la vittoria dell’Europeo sulla mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali? “È pesata almeno il 70-80%. Io quando seguo una squadra e quella squadra vince, in me parte subito un alert: quella vittoria la faccio digerire come una ‘maledetta’ vittoria. Inconsciamente ci si può sentire appagati del risultato, non è un discorso razionale. Però la prestazione in campo si fa a livello inconscio e non razionale. Sento parlare di lucidità in campo, ma sono fandonie perché il calciatore in campo se vuole fare prestazioni di altissimo livello è legato all’inconscio, dovuto agli automatismi acquisiti negli anni. Di lucidità c’è zero. Quindi ha pesato tantissimo, perché ci si è sentiti appagati. Quando si è dovuto affrontare altre partite non si è entrati in campo con quella rabbia, il furore agonistico che fa la differenza. Per fare una grande prestazione in campo bisogna fare più del 100%. Se dai il 90% non è la stessa cosa e una squadra diventa normale. Ed è quello che magari sta succedendo anche alla Juve dopo un periodo eclatante in cui ha regnato a lungo. E quando si è vinto un Europeo in quella maniera si sono persi di vista aspetti motivazionali che era importantissimo resettare e ripristinare con un nuovo modo di pensare. Bisognava fare un reset mentale e fare un lavoro individuale sugli obiettivi di ogni calciatore, invece non si è fatto perché si pensa che tutto sia naturale”.

Cosa succede a Zaniolo? Non sembra lucido nelle scelte, come mai? Colpa ancora dell’infortunio? “Gli infortuni pesano sempre a livello inconscio. Non conosco Zaniolo, ma andrebbe fatta un’analisi approfondita di cosa sta vivendo nella testa, emotivamente. Tutto dipende da lì, forse ha perso lo spunto finale, o la motivazione, forse non è tranquillo o sereno per qualcosa. Va fatta un’analisi prima di parlare, non è un discorso solo di infortuni. Solo parlando con il ragazzo si può trovare il nodo da sciogliere”.

L’esempio di Hernanes. “Dopo l’addio alla Lazio penava e non riusciva a carburare. Solo dopo un’attenta analisi siamo riusciti a sciogliere il nodo principale che gli ha permesso poi di esplodere ed essere titolare, perché il mister non lo vedeva in quel momento, poi andare alla Juve e al San Paolo chiudendo in crescendo. Era un giocatore ‘morto’. Quindi per Zaniolo bisogna andare in profondità e andare a vedere. Poi questi ragazzi sono circondati da un miliardo di persone, spesso si affidano a persone sbagliate, si fidano di pareri sbagliati del proprio entourage. Questo non depone a favore di una rinascita mentale e quindi calcistica”.

Si ringrazia per la disponibilità il dott. Corapi