Allegri e Mourinho a ‘lezione’ da Spalletti: i numeri lo certificano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:38

Il calcio europeo disegnato da Spalletti rende ancora più opache le sconfitte di Allegri e Mourinho: l’Italia riparta dal ‘Maradona’

Nelle statistiche non è scritta la verità di una partita. Ci sono, però, dei numeri che svelano un’attitudine. Un atteggiamento in campo che può fare la differenza. Il Napoli contro il Liverpool ha recuperato 53 palloni contro i 40 dei Reds. La Juventus ne ha recuperati 39 a Parigi, mentre la Roma 45 come il Ludogorets.

Allegri e Mourinho a 'lezione' da Spalletti: così si gioca a calcio
José Mourinho ©LaPresse

Un parametro importante per comprendere quell’attitudine di cui abbiamo parlato in apertura di analisi. Il Napoli non ha mai atteso il Liverpool, nella seconda parte di gara, dopo il 4-1 ha abbassato i ritmi. Ma, questo non è coinciso con un abbassamento della pressione. Anzi. 23 i palloni recuperati nel primo tempo dagli azzurri, 30 nella ripresa. L’atteggiamento collettivo di andare ad aggredire una squadra che cambiava continuamente fronte di gioco per esser imprevedibile. Eccola una delle chiavi della bellissima vittoria partenopea.

Si opporrà: la Roma ne ha recuperati 8 in meno, la Juve 14. Non c’è un abisso. C’è, invece. Senza attardarsi in articolate analisi dei dati forniti da Instatscout, la velocità di costruzione e di capacità di chiudere l’azione delle avversarie delle italiane, dimostra come la fase difensiva-aggressiva del Napoli abbia marcato la differenza.

Allegri e Mourinho a 'lezione' da Spalletti: così si gioca a calcio
Luciano Spalletti ©LaPresse

Spalletti indica la via a Mourinho ed Allegri

Luciano Spalletti ha scelto un calcio fluido nella fase offensiva. Ingabbiare il Napoli quando porta palla è esercizio utile solo per i (vetusti) campetti che si trovano sui quotidiani.

Quando il Napoli difende, invece, lo schema è sempre quello 4-4-1-1. Gli esterni d’attacco vanno a formare la linea con i due interni di centrocampo meno offensivi (LobotkaAnguissa guardando ai titolari). La mezzala o trequartista che sia, invece, si alza quasi all’altezza della prima punta ed aggredisce il portatore. Non è la ricerca del contrasto ad esser determinante. Serve spezzare le linee di gioco avversarie, intercettare ed arrivare primi sulla seconda palla. Ritrovare la possibilità di attaccare con un codice codificato: perché in ogni allenamento è indispensabile capire come attaccare lo spazio che si apre dopo il recupero. Gli inserimenti dei terzini e degli interni sono le armi che consentono quelle variabili che disequilibrano la battaglia attacco-difesa.

Tutto questo con un baricentro altissimo, quasi sempre. Si riparte da qui per l’analisi di Allegri e Mourinho, due che non possono che aver visto con estrema attenzione il modello Napoli. La difesa a tre sconfessa (senza braccetti che possono partecipare alti al pressing), di fatto, l’idea stessa di avere una pressione alta e costante. La maggiore solidità nel castello difensivo è sconfessata dalla mancanza di adeguate coperture nei punti giusti. Il Psg, nei primi minuti, ha percepito che avrebbe potuto violare la retroguardia bianconera ad ogni triangolo in velocità. Le azioni del Ludogorets di ieri fanno apparire le frasi di Mou su Zaniolo e sul pareggio bugie bianche per non dover scendere in un dettaglio più doloroso.

Mutuando Spalletti, e se si vogliono ritrovare risultati in Europa, allora è giusto pensare che squadre forti giocano bene a calcio, non c’è altra strada.