Soulé, Miretti e Fagioli in coro: “Ecco perché abbiamo scelto la Juve”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:55

Juventus, la presentazione di Soulé, Miretti e Fagioli: le loro parole e le dichiarazioni di Arrivabene e Cherubini in conferenza stampa.

Negli ultimi anni la Juventus ha allargato le maglie dei propri interessi, arrivando ad investire molto non solo sul settore giovanile, ma anche sulla seconda squadra. Scenario che ha contribuito all’esplosione di pedine che con il passare del tempo stanno diventando sempre più importanti nell’organigramma bianconero. Alla conferenza stampa di presentazione di Soulé, Miretti e Fagioli sono intervenuti anche Arrivabene e Cherubini, che hanno spiegato il senso di tale progetto:

Soulé, Miretti, Fagioli Screenshot

ARRIVABENE“Buongiorno a tutti: è un piacere per me incontrarvi in un’occasione diversa dal solito. Presentiamo il frutto di tanto lavoro che è stato fatto nel settore giovanile della Juventus e che finalmente approda in prima squadra con Nicolò, Fabio e Matias. Si tratta di un‘occasione molto importante, perché il progetto parte da lontano, fortemente voluto da Cherubini che ringrazio, e che oggi comincia a portare i suoi frutti. Progetto poi portato avanti da Gigi Milani, Massimiliano Scaglia. Se questi tre ragazzi sono in prima squadra e sono qui in conferenza stampa è grazie al loro lavoro. Benvenuti ai tre giocatori che fanno parte del roster della prima squadra.”

CHERUBINI“Questa conferenza stampa ci permette di fare una riflessione sul progetto sportivo che ci ha portato qui. Nel 2018 siamo partiti con la seconda squadra, ma i nostri ragionamenti sul problema formativo del sistema italiano sono molto più profonde. Abbiamo provato ad approcciare questo problema sotto due aspetti: forti investimenti sulle strutture, su tutte le figure che sono attorno ai ragazzi, sulle metodologie. Da cinque anno ci siamo trasferiti alla Continassa: sono stati fatti investimenti fortissimi. L’altro tema è quello del percorso, che portava i giovani alla fine del percorso Primavera in un limbo, che li portava ad essere trasferiti in prestito. Non più del 2-3% di calciatori che disputa il campionato Primavera trova una collocazione l’anno successivo in Serie A. Scenario problematico. Abbiamo iniziato a volere la seconda squadra, e da lì abbiamo iniziato un percorso molto virtuoso con la Lega Pro. Una Lega che ci ha accolto tra mille difficoltà, tra scetticismo. Questa seconda squadra nasceva innanzitutto per competere: una squadra che scende in campo per provare a vincere e formare calciatori che possano essere per il sistema e per il mercato. “

Soulé: “Io sono approdato all’Under 17 e ho riscontrato qualche infortunio e poi sono andato in Primavera ed è arrivata la pandemia. Poi è arrivato mister Zauli e quando c’era da giocare la Youth League mi sono fatto male di nuovo e mi sono ripreso con mister Bonatti e ho giocato la prima partita qui nel 2020. Non mi sono fatto male, ho giocato tutto l’anno. Poi nella seconda stagione ho ritrovato mister Zauli ho fatto tutta a stagione e adesso sono qua, siamo arrivati fino ai quarti. Ho fatto tutto il ritiro con loro e ora sono qui”.

MIRETTI: “Sono arrivato alla Juve quando ero bambino da quando avevo 8 anni e ho fatto tutto il percorso qui alla Juve. Dalla scorso anno ho iniziato ad essere convocato e ho fatto qualche presenza: mi sono aggiunto a loro e adesso sono qua stabile in prima squadra.

FAGIOLI: “Ho cominciato con i giovanissimi poi tutto il percorso Allievi e Primavera e poidue anni con la Juve under 23 e poi sono andato in prestito alla Cremonese e adesso sono qui e quest’anno sono stabile in prima squadra.”.

Il motivo della scelta della Juventus

Fagioli ©LaPresse

Soulè. “Mi trovavo a cena con il mio procuratore e mio papà in Argentina. Dovevamo parlare di dove dovevamo andare: abbiamo questi tre club, scegline uno. Pensaci quanto vuoi. Ci siamo rimessi a mangiare, ma ho scelto subito la Juve. Conoscevo le difficoltà, perché sognavo un club così grande e mi piacciono queste difficoltà. Sapevo che era difficile arrivare, sognavo da piccolo questa scelta”.

MIRETTI: “Io sono arrivato a 8 anni e tifavo Juve. Per me venire qui non è stato difficile All’inizio c’era il Toro, ma la Juve offriva qualcosa in più. Oltre ad essere tifoso, il servizio che metteva a disposizione la società era una comodità per tutti. Io e la mia famiglia abbiamo scelto la Juve.

FAGIOLI: “Facile scegliere alla Juve grazie a Gigi Milani che mi ha portato qui all’età di 11 anni. Lui mi portava allo stadio a vedere le partite della Juve e per me era un sogno ed io anche sono un tifoso perciò è stato facile”.

Cosa portate alla Juventus?

MIRETTI – “Essere cresciuti nel settore giovanile ci fa arrivare in prima squadra pronti. Sappiamo già cosa significa indossare questa maglia, cosa ci chiede la società, quali sono i nostri doveri. Una questione di identità che ci portiamo dentro da tanti anni. In un contesto come quello della prima squadra, il mio compito è quello di imparare dai giocatori più esperti, e non di trasmettere valori che loro sapranno già. 

FAGIOLI“Sappiamo già cosa ci aspetta, cosa significa indossare la maglia della Juve ed essere da esempio per i ragazzi che sperano di approdare in prima squadra.”

Soulè“Ho l’obiettivo di giocare e di fare tante presenze qui alla Juve. Ho cominciato da poco: è molto diverso dal mio percorso precedente, che comunque mi ha dato molto. Sono tranquillo, so che arriverà il mio momento e so che il mister, la società hanno fiducia. Do sempre tutto.”

Soulé ha anche risposto alla domanda sul suo rapporto con Di Maria: “Sono sempre tranquillo, non penso a ciò che si dice. Il rapporto tra noi è bellissimo: c’è quella confidenza di essere argentini che vediamo come se ci conoscessimo già prima.

FAGIOLI – “Ho avuto la fortuna di potermi allenare co0n grandi campioni con Ronaldo. Poi abbiamo deciso con la società che la soluzione migliore fosse quella del prestito, e la scelta è stata azzeccata.”

MIRETTI “Differenze? Un aspetto che mi ha messo in difficoltà è stato quello psicologico, il doversi abituare ad allenamenti con la prima squadra. L’adattamento ai diversi ritmi. Quando ho iniziato a giocare a calcio il mio idolo era Nedved, poi man mano che crescevo ho cambiato ruolo: adesso il mio punto di riferimento è De Bruyne.

La chiosa di Cherubini e Arrivabene

CHERUBINI – “Stadio per la seconda squadra? Chiaramente c’era un progetto prima della pandemia, che è stato sospeso. Ora rispettiamo il momento: si dovrebbe chiedere agli altri club inizialmente convinti del progetto il motivo della frenata su questo percorso.”

ARRIVABENE – “Next Gen non è solo calcio, ma è anche sinonimo di esempio. Miretti lo sa: stiamo parlando di ragazzi che sostengono esami di maturità. Si tratta di indicare una strada ben precisa. Per quanto concerne il mercato, c’è una scelta precisa su questi ragazzi: servirà loro crescere e prendere esempio dai campioni con cui si stanno allenando.