Inter-Torino, Conte: “Non resto se sono di troppo. Eriksen? Non siamo in Inghilterra!”

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Antonio Conte (Getty Images)

Antonio Conte tira un sospiro di sollievo: contro il Torino l’Inter conquista tre punti importanti soprattutto per il morale

L’Inter si rialza. Dopo alcuni risultati decisamente negativi e prestazioni deludenti, i nerazzurri battono 3-1 il Torino in rimonta. Antonio Conte ha ricevuto diverse buone notizie, dalla prestazione di Godin al ritorno al gol di Lautaro Martinez. L’allenatore salentino è intervenuto a ‘Sky Sport’ dopo il match:

Dove era l’Inter nel primo tempo? Come hai cambiato la squadra nell’intervallo?
La partita l’abbiamo iniziata molto bene, con il dominio in tutto e per tutto. Poi c’è stato l’angolo, ed è un periodo che comunque capita un episodio e prendiamo gol. Oggi anche abbastanza clamoroso che abbia sbagliato anche Samir, che difficilmente sbaglia. Questo fa capire il periodo particolare, siamo stati sempre puniti in maniera eccessiva. Questo ha condizionato i risultati e i giudizi. Le statistiche sono chiare, una partita dominata. Quel gol poteva ammazzare chiunque e innervosirci, invece i ragazzi sono stati bravi a restare in piedi e poi a trovare il gol, creare. Sono contento anche per Godin che ha segnato, attacchiamo con tanti uomini e siamo molto più imprevedibili.

Questa vittoria ti rasserena sul futuro?
I tre punti servono per dare certezze soprattutto ai calciatori, entusiasmo e ripagarti di tutti i sacrifici. Lavoriamo tanto, è inevitabile che il risultato deve coronare questo sforzo. Quando non arriva dispiace, nell’ultimo periodo però siamo stati puniti eccessivamente da episodi particolari. Ma la strada è quella giusta, calcio aggressivo, con il dominio della partita, con tanti calciatori nell’area avversaria. Si rischia qualcosa, ma c’è soddisfazione.

Avevi detto che tu e la società avreste fatto le vostre valutazioni: parole che lasciano aperti scenari diversi o è una forzatura che non possa allenare l’Inter il prossimo anno?
Ricordo bene, mi era stata fatta una domanda su Sanchez. Avevo detto che io e la società avremmo fatto le valutazioni per decidere, è partito tutto da lì. Io sono stato chiamato per un progetto triennale, per riportare l’Inter dove merita, per vincere. Ci vuole del tempo, lo so che altri anni ho ‘sorpreso’ perché ho vinto al primo anno. Sono arrivato con entusiasmo e voglia, lavorando con persone con cui avevo già lavorato e di cui mi fido.

Quindi resterai all’Inter?
Io ho iniziato un un progetto di tre anni, poi magari il presidente mi vuole allungare il contratto. C’è una strada lunga, ma io non voglio mai essere di troppo. Se le persone sono contente del mio lavoro, e penso che sia così, non vedo perchè non si possa continuare. Se non sono contenti io non starò qui a dispetto di nessuno.

Ti aspettavi di più da Eriksen?
Sta lavorando, soprattutto quando abbiamo ripreso è arrivato con un piglio bello cattivo. Ha giocato sempre, deve mantenere determinati livello e noi abbiamo bisogno di certi equilibri. Devo fare scelte e considerazioni, lui sta crescendo. Penso che abbia capito che l’Inter è una squadra ambiziosa, che chiede tanto, le aspettative sono alte. Poi è arrivato a suon di tromba, è giusto che lui lo sappia. In Inghilterra la situazione è più tranquilla, molto più ‘enjoy’. Si sta impegnando, sta lavorando e sta facendo bene ma io devo fare delle scelte per il bene dell’Inter. Quindi fare le cose migliori per tutti, quando scelgo un calciatore l’ultima cosa che guardo è dal collo in su. Sono contento e bisogna continuare così. Questa squadra ha grande spirito ed entusiasmo, a volte hanno bisogno di credere di più nei propri mezzi.

L’Inter è stata brava, mi sono piaciute le punte
Sono caratteristiche diverse. Sanchez vuole palla nei piedi, tra le linee, nel primo controllo può saltare l’uomo, è un assist man, non è un goleador ma crea tantissimo. Ora sta bene, lo abbiamo aspettato tanto ma ha ancora margini. E’ una buona coppia Alexis-Lautaro, ma non dimentichiamo che abbiamo fatto 3/4 di campionato con la LuLa come l’avete chiamata. Si fa presto a dimenticare le cose. Lukaku e Lautaro sono stati la vita, ci hanno tenuto in quella posizione. Mi sarebbe piaciuto averlo prima Sanchez, durante l’anno. Quando hai tre calciatori così li puoi ruotare. Avere Lautaro, Lukaku o Sanchez in panchina vuol dire avere un’arma in più, che in tutto l’anno non ho avuto. Come infortuni a centrocampo mi privano di cambi importanti durante la gara.