Il Ds lascerà l’Atalanta a fine stagione: a meno di sorprese il suo sostituto sarà Giuntoli
Furlani o Allegri/Tare, Cardinale dovrà prendere una decisione al termine di un’annata che per il Milan rischia di finire malissimo. Chi getterà dalla torre il proprietario del club rossonero: l’uomo dei conti molto invadente, ma che segue alla lettera le indicazioni di Red Bird, o tecnico e Ds? Una risposta ce l’abbiamo già, ma potrebbe anche essere quella sbagliata. Dai Gerry, stupiscici.

Una bozza, ma diciamo anche una mezza risposta al nostro quesito la stanno dando le indiscrezioni, sempre più forti, che danno Tony D’Amico in direzione Milan. Il 46enne di Popoli ha terminato la sua esperienza all’Atalanta, iniziata nel 2022, come praticamente annunciato da Luca Percassi l’altro giorno: a meno di sorprese il suo sostituto sarà Cristiano Giuntoli.
A Bergamo, ma anche a Verona, D’Amico ha dimostrato di essere un buon Direttore sportivo. Uno di quelli che parla di rado, che preferisce farlo con i fatti, con il lavoro. Certo, all’Atalanta soprattutto ha avuto alle spalle una società e una proprietà solide e organizzate. Ha quindi potuto lavorare con calma, con pressioni al minimo senza dover essere anche il frontman del club.
Il Milan, questo Milan orizzontale e dalle troppe teste (una su tutte, che va da sola), sarebbe un’altra cosa. Sarebbe un banco di prova enorme, un qualcosa che ti fa invecchiare dieci anni in pochi mesi. Guardate Tare ora e confrontatelo con quello appena arrivato al Milan.
D’Amico al Milan se Furlani resta: il forte legame di entrambi con Busardò
Concludiamo dicendo che avremmo voluto dire già all’inizio, ovvero che come tutti i Ds anche D’Amico ha i suoi intermediari di riferimento. Quello di maggiore riferimento in assoluto dell’abruzzese, nel mirino pure della Roma, ha un nome e cognome ben precisi: Paolo Busardò, lo stesso dell’Atalanta e soprattutto – questo è noto da un pezzo – del contestatissimo Furlani.
Ecco perché l’approdo al Milan di Tony D’Amico, che il sopracitato Busardò caldeggia già da un paio d’anni, sarebbe la prova provata della conferma di Furlani. E dell’addio degli altri, Tare e Allegri.




















