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Gravina torna all’attacco: “Io indegno, questo non lo accetto. Ecco quali risultati ho raggiunto”

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L’ex numero uno della FIGC: “Purtroppo produciamo talenti ma non vengono utilizzati, abbiamo il 70% di stranieri e solo il 30% di giocatori selezionabili”

“Mi sento amareggiato per non aver dato ai nostri tifosi un risultato che meritavano. E soprattutto per non aver scelto prima di andare via nel momento in cui mi sono reso conto che tutto quello che è stato fatto non poteva essere migliorato“. Lo ha detto Gabriele Gravina a ‘Le Iene’, programma Mediaset in onda questa sera su Italia 1.

Gravina in conferenza
Gravina torna all’attacco: “Io indegno, questo non lo accetto. Ecco quali risultati ho raggiunto” – Calciomercato.it

Gravina si è ufficialmente dimesso dalla carica di presidente della FIGC lo scorso 2 aprile, qualche giorno dopo la mancata qualificazione – terza consecutiva e seconda sotto il suo mandato – al Mondiale.

Quello che non posso accettare è che qualcuno si permetta a ogni livello di definirmi indegno“, ha attacco l’ex numero uno della Federcalcio prima di elencare i risultati raggiunti dalla stessa durante la sua presidenza.

“Ho fatto delle cose molto interessanti sotto il profilo dell’equilibrio economico-finanziario. Sotto la mia presidenza è arrivata la co-assegnazione di Euro2032, il terzo evento sportivo più seguito al mondo. Dopo 53 anni abbiamo vinto l’Europeo, l’Under 17 ha vinto per la prima volta gli Europei. Forse la gente ha dimenticato il lavoro straordinario che è stato fatto.

Purtroppo produciamo talenti ma non vengono utilizzati, abbiamo il 70% di stranieri e solo il 30% di giocatori selezionabili. Le nostre società sono aziende e rispondono all’economia di mercato. Non si può pensare di obbligarle ad adottare scelte imprenditoriali differenti”.

In conclusione Gravina è tornato sulla sua affermazione a dir poco infelice, post Bosnia-Italia, riguardante gli altri sport, definiti “dilettantistici”: “Non volevo offendere nessuno, anche perché ammiro il lavoro degli atleti di altre discipline, il loro sacrificio e i loro risultati. La distinzione che facevo era a livello di regolamento, di norme che dispongono l’obbligatorietà dei giovani in campo selezionabili. Questo per il professionismo non è consentito”.