Chivu ha messo in risalto tutta la loro ipocrisia e il servilismo che ruota attorno
Ieri Chivu non ha vinto solo sul campo, ma anche fuori quando ha messo in risalto – senza nominarli – tutta l’ipocrisia che contraddistingue la narrativa di/su Conte e Allegri. Due allenatori per noi bravissimi, il primo nettamente migliore del secondo, ma che non perdono mai.

Attorno a loro c’è un servilismo incredibile, ogni giorno alimentato da ‘giornalisti’ del tutto asserviti. Venditori di fumo per difendere in primis il proprio orticello, o un’amicizia ostentata al limite del ridicolo. Fare critica, analizzare… Macché: del resto il giornalismo italiano è nato a corte, e cortigiano è rimasto. Camerieri del padrone, sempre e comunque.
Conte non lotta per lo Scudetto ed esce alla fase a girone unico di Champions, arrivando trentesimo su trentasei squadre. Il tutto dopo un super mercato che ha reso il Napoli ancora più forte. Un altro allenatore lo avrebbero messo in croce, invece per lui mille giustificazioni e persino applausi.
Quella degli infortuni, poi, regge fino a un certo punto: se ce ne sono stati così tanti di natura muscolare, la colpa è soprattutto sua e del suo staff. Senza dimenticare che anche le altre squadre hanno avuto un sostanzioso numero di infortunati: l’Inter stessa ha giocato per metà stagione senza Dumfries e per molte partite priva di Calhanoglu e/o Lautaro. Tre colonne.

Anche il Milan ha avuto problemi in questo senso. Ma Allegri è l’altro che non perde mai e che è solito giocare a nascondino: ora si sta addirittura sostenendo che farebbe un miracolo, lui che ha giocato solo in campionato uscendo subito dalla Coppa Italia, nel caso arrivasse tra le prime quattro. Come se la rosa del Milan fosse composta da degli scappati di casa.
Non dovesse riuscirci, be’ la colpa sarebbe della squadra, ovviamente scarsa. Non perdono mai, Conte e Allegri, due grandi allenatori anche di giornalisti con la g minuscola. Dai, l’obiettivo Champions è vicino…




















