Il tecnico biancoceleste, sempre più ai ferri corti con la società, si gioca tutto nel doppio confronto con l’Atalanta in Coppa Italia. Il suo futuro è in forte bilico
Il futuro di Maurizio Sarri rischia di essere in forte bilico. La società si sta interrogando sul destino della squadra e sta ponendo dubbi e interrogativi sul destino del tecnico toscano: alla luce di un momento negativo, di una formazione che sembra incapace di riprendersi e dopo alcune dichiarazioni rilasciate al termine della sfida con il Torino.

La Lazio, battuta dai granata 2-0 è sembrata spenta, con la testa altrove: la semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta, in programma domani allo stadio Olimpico, sembra l’ultimo appiglio per provare a salvare una stagione nata in modo maldestro e proseguita tra polemiche, contestazioni, risultati negativi e battute a distanza. In caso di tracollo, il destino del tecnico potrebbe tornare fortemente in discussione.
Sarri fu chiamato al termine della scorsa stagione per sostituire il dimissionario Baroni. A distanza di pochi giorni, nel corso di un summit a Castiglion della Pescaia, parlava del mercato e delle possibili soluzioni per migliorare la squadra: “Io ho le mie idee, la società ne avrà altre, ci confronteremo…ma tanto già so che mi inca**erò”, dichiarò tra il serio e l’ironico. Dichiarazioni che lasciavano intendere una volontà precisa: plasmare la squadra attraverso il mercato. A distanza di pochi giorni arrivò la doccia fredda: l’annuncio dello stop alle trattative.
Sarri dal mercato bloccato alle promesse non mantenute
Al club, che aveva sforato tre parametri, furono vietate le operazioni in entrata: Sarri digerì il colpo, in un comunicato ufficiale fece ribadire al club di esserne venuto a conoscenza solo in quel momento, ma ribadì la voglia di restare in sella alla squadra: “Per costruire un gruppo in previsione del futuro”. Fino a gennaio la Lazio, tra difficoltà e risultati altalenanti, era ancora in corsa per i suoi obiettivi e a pochi punti dalla zona europea; poi la riapertura del mercato e le nuove delusioni: Sarri sperava in un rinforzo in attacco dopo la cessione di Castellanos: aveva chiesto Oyarzabal e Raspadori e si è dovuto accontentare di Ratkov e Maldini; sperava in un rinforzo a centrocampo, ma ha visto partire Guendouzi (un suo pupillo), sostituito da Taylor (caratteristiche opposte: giocatore che sarebbe stato l’ideale completamento di un reparto mediano che contemplava la conferma del francese) e il giovanissimo Przyborek. Poi ha fatto i conti con il caso Romagnoli, prima ceduto e poi tenuto controvoglia.

Una situazione che ha sfinito e sfiduciato il tecnico, la squadra, e i tifosi, che hanno deciso di abbandonare in massa lo stadio Olimpico e di disertare le tribune fino al termine della stagione. Sarri ha provato a salvare il salvabile: ha fatto gruppo, chiesto e ottenuto la fiducia della squadra e tentato di arrivare fino al termine della stagione. “Io ho fatto una promessa al popolo laziale e non cambio idea”, ha ribadito più volte. Ma ora la situazione potrebbe cambiare. Alla luce dei risultati e delle dichiarazioni a distanza. “Siamo morti” s’è lasciato scappare Sarri a Torino, evidenziando preoccupazione per il presente e per il futuro. “È una situazione in cui tutti quelli coinvolti vedono un futuro nebuloso, anche chi scende in campo, questo toglie entusiasmo nel lavoro quotidiano e in qualche partita”. Messaggi forti, che hanno portato a riflessioni in società.
Lotito e Fabiani stanno pensando ad un cambio ed hanno già allertato il tecnico della Lazio Women Grassadonia: in caso di ko con l’Atalanta la situazione potrebbe degenerare. Ma lo scenario resta nebuloso. Sarri ha un contratto di due milioni e mezzo a stagione fino al 2028 e non avrebbe nessuna intenzione di mollare: il club dovrebbe optare per un esonero o per un accordo. O sperare nelle dimissioni.
Sarri rischia l’esonero? I rischi e le possibili soluzioni studiate dal club
Un dejavu, un film già visto e che a distanza di due anni sembra tornare di moda: a marzo del 2024 il tecnico toscano si dimise dopo una stagione negativa e che vedeva i biancocelesti al nono posto in classifica: era la Lazio di Felipe Anderson, di Ciro Immobile, di Luis Alberto e di uno Zaccagni più giovane e senza problemi fisici; era una Lazio che la stagione precedente il “Comandante” aveva portato al secondo posto e che non sembrava in grado di riprendere dopo un’estate turbolenta, fatta di promesse mancate, delusioni sul mercato. La Lazio di oggi, a livello di gioco e di risultati, assomiglia molto a quella di due anni fa: ma le due situazioni sono imparagonabili. Quella Lazio aveva ancora obiettivi e dopo l’addio del tecnico si risollevò: Tudor la portò dal nono posto alla qualificazione in Europa League con un buon recupero in campionato. Oggi a che obiettivi potrebbe puntare un eventuale sostituto?

Sarri rappresenta un collante per uno spogliatoio diventato ormai una polveriera, composto da calciatori rimasti controvoglia, elementi che sperano di abbandonare la nave al più presto e altri che (arrivati da poco) faticano a capire in che luogo sono finiti. Pensare che oggi possa essere messo in discussione, sembra l’ennesimo colpo basso di una stagione iniziata male e che rischia di finire in modo ancora più tragico.




















