Il picco massimo è stato raggiunto l’anno scorso. L’eventuale eliminazione col Bodo sarebbe una macchia enorme sulla stagione, che però lo Scudetto cancellerebbe
I tifosi interisti, ma anche noi chiamati ad analizzare e giudicare devono scordarsi dell’Inter di Simone Inzaghi. Di quella che ha incantato in Europa, raggiungendo due finali in tre anni.
Quell’Inter ha raggiunto il suo picco massimo, quell’Inter non c’è più perché sono al tramonto i giocatori simbolo, quelli che l’hanno trascinata nelle gare da dentro o fuori: da Acerbi a Sommer fino a Mkhitaryan.

E gli altri, per motivi fisici e di continuità (vedi Thuram, forse da tutti noi sopravvalutato dopo la meravigliosa stagione della seconda stella) non possono più essere al top. Calhanoglu, Dumfries, tanto per fare due nomi non a caso.
Anche quest’anno l’Inter ha fatto belle partite, ma appena ha incontrato squadre di pari livello se non superiore, è finita per soccombere. È sempre mancata quella concentrazione maniacale della passata stagione, quella fame simboleggiata dalla rete di Acerbi allo scadere dell’epica sfida di Barcellona.
Il grande ciclo in Europa si è chiuso col PSG
Il grande ciclo in Europa si è chiuso con quel 5-0 storico contro il PSG, anche perché il mercato estivo non è certo venuto in soccorso. Se in una gara chiave come quella col Bodo Glimt si fa affidamento ancora su Acerbi, Mkhitaryan (un hors categorie, ma non ne ha più) e Darmian (ieri comunque uno dei migliori)…

In definitiva, alla lunga quest’Inter non può reggere il doppio impegno campionato e Champions, men che meno priva di tre pilastri quali Lautaro, Calhanoglu e Dumfries. Certo, l’eventuale eliminazione col Bodo sarebbe una macchia enorme sulla stagione e su Chivu, una macchia che però lo Scudetto, traguardo tutt’altro che scontato ai nastri di partenza, cancellerebbe.




















