Euro 2032, Gravina e Malagò: “Servono stadi moderni. E speriamo nell’Uefa”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:50

Gravina, Malagò e l’ad della Roma Berardi alla presentazione del libro di Marco Bellinazzo ‘Le nuove guerre del calcio’

Al centro di preparazione olimpica ‘Giulio Onesti’ a Roma, si è svolta la presentazione del libro del noto giornalista Marco Bellinazzo, esperto di economia nel calcio e storica firma de ‘Il Sole 24 Ore’. Un’opera intitolata ‘Le nuove guerre del calcio – Gli affari delle corporation e la rivolta dei tifosi’, oggi definitivamente svelata insieme alle massime autorità dello sport: Giovanni Malagò presidente del Coni, Gabriele Gravina presidente della Figc, oltre al Ceo dell’AS Roma Pietro Berardi.

Bellinazzo introduce così il suo libro: “Quello che è successo negli ultimi anni è stato straordinariamente importante, ma poco percepito. L’errore più importante è che si continua a dire che il calcio e lo sport non sono politica. È un fenomeno sociale che riguarda 4 miliardi di persone, ne condiziona l’umore e quindi il consenso. Quando Fifa e Cio assegnano eventi planetari chiedono garanzie economiche e infrastrutturali, ma bisogna puntare a un minimo di standard di diritti umani fondamentali”.

Gravina: “L’equazione calcio ha delle falle. Deve tornare l’etica anche nel business”

A commentare è poi il presidente Malagò: “Il calcio non si può certo staccare dalle dinamiche geopolitiche. Basta attenersi a un esempio di pochi minuti fa: conta più la presenza del ministro degli interni tedesco in tribuna accanto a Infantino con la fascia da capitano arcobaleno che un’impresa epocale come quella del Giappone, che ha riscritto la storia. Lo sport professionistico ha un’esigenza di pompare più soldi che vanno quasi sempre a supporto degli ingaggi degli atleti. Ora si stanno chiudendo tutti gli occhi. Ci sono signori che vogliono entrare a tutti i costi nel calcio, per sdoganarsi, affermarsi. Il Qatar ha fatto banco. Gli atleti sono i primi che magari coraggiosamente prendono posizione, poi però chiedono e ottengono dal mercato ingaggi monstre proprio da queste iniezioni”.

Tocca poi al numero uno della Federcalcio Gravina, che analizza lo stato di salute del calcio: “L’equazione calcio comincia ad avere falle importanti. Il calcio è cresciuto moltissimo, economicamente, ma si valorizza esclusivamente nella dimensione di industria. Invece l’economia, come il mondo dello sport e della socialità, non può prescindere dai valori del mondo dell’etica, che sono stati accantonati. I messaggi arrivano in maniera velocissima in questo calcio, positivi ma anche negativi. Come l’aspetto di discriminazione razziale dell’ecuadoriano in occasione della partita col Qatar. Noi ci dobbiamo preoccupare di questo. L’esagerazione verso il business togliendo il gioco al mondo del calcio uccide il business. Le multiproprietà – sono 270 – stanno creando grande imbarazzo a livello mondiale e poi ci sono i fondi che sono 202, dietro cui non sappiamo chi c’è. Ci sono fondi che partecipano a club, leghe o federazioni, 202. C’è un conflitto di interessi”.

Euro 2032, Gravina: “Credibilità e infrastrutture moderne per battere la Turchia”

Il presidente Gravina poi si sposta su un altro argomento fondamentale come la candidatura a Euro 2032 dell’Italia: “Per il mondo del calcio e delle infrastrutture dell’Italia è molto importante. Il rapporto tra Italia e Turchia è un rapporto tra chi presenterà nel suo dossier delle fotografie di progetti stadi già realizzati e chi come noi presenterà solo i progetti. Noi dobbiamo essere credibili nella nostra candidatura, e questo passa attraverso progetti innovativi ma realizzabili. Non possiamo vendere sogni. Ultimamente il nostro paese non è più credibile come 10 anni fa”.

“Noi – continua Gravina – dobbiamo essere bravi a proiettarci nel futuro. Dobbiamo dimostrare, coinvolgendo tutti gli stakeholders, che è un paese con storia, cultura, infrastrutture al passo con i tempi, che è il paese dell’accoglienza, come turismo e sport. Dobbiamo andare verso la periferia, il calcio deve tornare a essere gioco. Dobbiamo far capire che al comitato esecutivo dell’Uefa non devono fare i notai, ma esiste una funzione sociale e politica. L’Italia ha grandi criticità da superare anche con l’aiuto della Uefa. Noi ci appelleremo al sendo di responsabilità politica del comitato esecutivo dell’Uefa. L’Italia ha voglia di ristrutturare, migliorare, lanciare un’idea nuovo del calcio europeo. Noi stiamo investendo moltissimo su questo”.

Berardi: “Per il 2032 ci siamo con lo stadio della Roma”. Gravina: “Aumenteremo i giovani da inserire in lista”

La palla passa poi al Ceo dell’AS Roma Pietro Berardi: “Noi ci siamo per lo stadio del 2032, è un investimento importante anche per il paese. Stiamo perdendo terreno, con la Premier c’è un gap e se non corriamo si allargherà ulteriormente. Poi il business fanno la differenza. Abbiamo il dovere di muoverci velocemente, iniziative come Euro 2032 sono fondamentali. Abbiamo stadi tra i peggiori d’Europa e dobbiamo assolutamente intervenire. Dobbiamo rimettere il tifoso al centro del progetto. Bisogna cambiare modo di presentare e vendere il prodotto, gestendolo in maniera profittevole. Ricordando che non è solo business, ma passione. Il fatto di essere dietro al popolo turco non posso sopportarlo. Già sopporto a malapena di essere dietro alla Premier”.

La parola torna poi a Gravina sulla questione settori giovanili: “Rappresentano il vero patrimonio delle società. Noi come federazione abbiamo il dovere di sensibilizzare le società e le leghe. Abbiamo investito in 50 centri federali territoriali, che non hanno risposto secondo me alle aspettative. Abbiamo voltato pagina, istituendo un settore tecnico Se non mettiamo la valorizzazione dei giovani come obbligo questa non viene fatta. Ora nelle liste ci sono i 4+4 (giocatori cresciuti nel vivaio del club e cresciuti in Italia). Cercheremo di portare il numero a 6+6, 7+7 o 8+8. Dobbiamo fare di necessità virtù. La federazione non lo fa per creare prodotti per la Nazionale, quella è una conseguenza. La valorizzazione dei giovani è un investimento che porta anche a un abbattimento dei costi. Sulla candidatura del 2032 ringrazio inoltre Malagò, è stato molto affettuoso sul tema, è stato uno dei primi a supportare il progetto, si è adoperato affinché questa nostra candidatura potesse trovare elementi di credibilità fondamentale anche a livello politico”.

Malagò: “Prendere grandi eventi per fare gli stadi”

Lo stesso Malagò batte ancora sul tema degli stadi e i grandi eventi: “Se non prendiamo i grandi eventi sportivi, non riusciamo a fare determinate opere indispensabili. Quando tu ottieni l’organizzazione di un evento devi rispettare la temporalità. Questo fa sì non che si aggirino le norme, ma che si sensibilizzano tutte le parti in causa. Altrimenti la figuraccia la fanno tutti, dal presidente della Repubblica alla stampa. Bisogna prendere i grandi eventi per fare stadi e infrastrutture, come successo a Milano dove non c’era un palazzetto o a Torino che grazie alle Olimpiadi invernali ha costruito il PalaIsozaki con cui ha ottenuto le ATP Finals brindando in faccia a Londra, Berlino e Tokyo”.

E Berardi aggiunge: “Avere un grande evento accelera i processi. Ho lavorato in America, dove tu chiedi al governor, ad esempio della Georgia, che ti chiede di cosa hai bisogno e ti dà finanziamenti, tassazioni, invita gli investitori. Quindi potete immaginare le difficoltà quando devo spiegare agli azionisti AS Roma le conferenze dei servizi, i voti. Ad ora posso solo fare i complimenti all’amministrazione Gualtieri, che crede nello stadio. Stiamo rispettando gli step per andare velocemente. Per convincere tutti contano parole importanti: rigenerazione urbana, la sostenibilità del progetto, la cura ambiente, l’acustica. E la modernità dell’impianto. Certo non è una passeggiata nel parco”.

Berardi: “Guardare al modello americano”. Malagò: “Non è replicabile”

L’ad della Roma continua sulla sostenibilità del sistema calcio: “Si creano sistemi viziosi in cui piccole squadre investono sempre meno. Si punta a creare un prodotto che puoi vendere subito, poi c’è il trading di giocatori. Guardiamo al sistema americano del salary cap, a cui segue una ridistribuzione. Si deve arrivare lì, è inevitabile, altrimenti il sistema viene atrofizzato. Bisogna essere più coraggiosi. Una bellissima iniziativa portare la Conference a Tirana, che non ha mai avuto grandi eventi, è stato bellissimo. Ma bisogna fare di più, bisogna finanziare i settori giovanili. Le riforme nel calcio sono indispensabili”.

Chiude Giovanni Malagò sul tema, con una tesi contraria: “Il modello americano non è replicabile, non perdiamo tempo. Salary cap? Ok, ma ad esempio allo Spezia cosa importa? Diciamo che si adeguano. Quindi poi bisogna quindi fare un discorso legato al draft. I vivai però sono proprietà di tutte le società. Magari Miretti e Volpato hanno diritto di prenderselo squadre neopromosse a un prezzo stabilito. Mi sembra troppo, ma questo perché in America non ci sono retrocessioni. Se gestisci bene il vivaio sei competitivo. Poi se parti da un discorso più basso, dagli ultimi risultati, la Champions, il gap si allarga. Poi se porti l’Empoli a Novara, a chi importa? Anche negli altri sport si sta allargando il divario. E poi si arriva alla Superlega, che per ora è stata scongiurata ma i club potrebbero tornare entrando da una porta di servizio o dalla finestra”.