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Crisi e bufera Milan: “Il rapper Leao deve dare un segnale”

Derby già da ultima spiaggia per Fonseca e il Milan: dito puntato anche sui big della rosa rossonera dopo il disastroso avvio di stagione

Non c’è altra via per il Milan e Paulo Fonseca. Vincere il derby domenica contro l’Inter per rilanciarsi in campionato dopo un avvio di stagione disastroso.

L’allenatore portoghese resta sulla ghigliottina della critica e solo un risultato positivo nella stracittadina contro i nerazzurri lo salverebbe dall’esonero. Fonseca rischia grosso dopo la fiducia a tempo della società, che si aspetta una scossa nel match per il momento più importante dell’anno. Sotto accusa però finiscono anche i big dello spogliatoio, come ad esempio Maignan. Paolo Condò si interroga sul portiere francese, sulla via del recupero dopo l’infortunio rimediato con il Liverpool: “Noi spesso diciamo che Maignan è un leader. Però in tre anni è venuto solo una volta nel post partita, diversamente quando ci sono stati gli insulti razziali a Udine. Quando le cose vanno male, invece, viene sempre Gabbia a parlare e prima veniva Florenzi. Tutti i grandi giocatori del Milan astensione e scena muta totale. Questo è l’esempio dell’assenza totale di leadership“, ha spiegato il giornalista a ‘Sky Sport’.

Milan, Di Canio rincara la dose: “Nessuno ci mette la faccia”

Dito puntato quindi anche sulle stelle del ‘Diavolo’ e oltre a Maignan anche Leao e Theo Hernandez stanno deludendo le attese in questa prima parte di stagione.

Paolo Di Canio – sempre intervenendo a ‘Sky Sport’ – rincara la dose sulle stelle rossonere e sul portoghese in particolare: “Il rapper Leao deve mettersi in testa che deve gettare il cuore oltre l’ostacolo. Serve un segnale anche verso i compagni perché è il giocatore più rappresentativo a livello tecnico. Nessuno ci mette la faccia, è una squadra che non ha anima e non ha intensità. Per quello che vedo, è una squadra che non si prepara nemmeno nel modo opportuno alle partite. Ai miei tempi, in allenamento si faceva la guerra. E in partita, dopo un dribbling, se non scaricavo subito il pallone, dalla panchina si lamentavano che avessi fatto perdere un tempo di gioco alla squadra”.

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