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Categories: InterNotizie

Vetere (RadioMilanInter): Le colpe di Moratti e l'ombra di Guardiola

Nuovo appuntamento con il conduttore dell'emittente milanese

EDITORIALE VETERE RADIOMILANINTER / MILANO – Dalle pagine dei nostri editoriali, siamo soliti parlare delle cose rossonere; oggi però non lo faremo. La sconfitta dell’Inter contro la Juventus, ha segnato una cesura evidente tra la squadra che è stata, vincente e convincente, e quella che verrà. Dopo il 2-1 casalingo, ecco che tornano con prepotenza vecchi fantasmi che con Ghostbuster-Mourinho si pensava di aver scacciato una volta per tutte. “Ecco, è tornata la vecchia inter”, si divertono in numerosi i tifosi delle altre squadre. Mentre quelli nerazzurri, prima con Gasperini ora con Ranieri, sembrano non vedere più la luce in fondo a un tunnel che sta diventando sempre più buio. Difficile infatti venire a capo di una situazione che vede gli ex-giocatori di Mourinho (quelli delle res gestae del triplete, si sono sempre loro!) a quota 8 in campionato, come non accadeva dal lontano 1947.

Di chi le principali colpe, dunque? Noi pensiamo siano di Moratti e di una strategia che difficilmente poteva risultare vincente. Vendere un giocatore come Eto’o, era scelta dovuta, forzata dagli eventi: un’offerta monstre al giocatore con la quale il club di via Durini, a ragione, non ha potuto e voluto controreplicare: Bye Bye Samuel allora! L’errore grossolano sta proprio nell’aver pensato di sostituire un giocatore di quel calibro, campione pluripremiato, e faro dell’Inter degli ultimi tempi, con un 32enne che mai nella sua carriera ha anche solo ricalcato di striscio quanto fatto dall’attaccante camerunese (chiaro il riferimento a Forlan). Il polo nord e il polo sud. Il diavolo e l’acqua santa. Nonostante ciò l’Inter ha provato, con coraggio, a inserire dei giovani, estranei ai più, perché si sa il Fair Play finanziario è alle porte, e bisogna quantomeno iniziare ad adeguarcisi coi vari Alvarez e Jonathan.
Giovani, possibilmente bravi, e a basso costo.

Entrambi però, per quanto ancora inesperti per la serie A, ad oggi non si stanno rivelando all’altezza di un progetto che li possa vedere come principali protagonisti. Ecco il secondo errore di Moratti, cercare di ringiovanire una rosa di campioni bolsi per il peso di anni gloriosi, ma certamente passati, con “dilettanti allo sbaraglio”. Come dimenticare però, quello che fu l’inizio dell’attuale caos totale: l’aver affidato le redini della squadra, nelle mani di Gasperini, allenatore che del 3-4-3, improntato più ad offendere che a difendere, aveva fatto il suo marchio di fabbrica. So, What’s the problem? Pronti via, ecco la buccia di banana dietro l’angolo, buttata dal presidente nerazzurro senza nemmeno troppa reticenza: “Tranquilli, si tornerà alla difesa a quattro”, fu proprio la sentenza che anticipava “la pena capitale” per l’allora allenatore nerazzurro: esonero in corsa dunque. Errori, abbagli e disguidi (come dimenticare il clamoroso caso Forlan, inserito erroneamente in lista Champions) che hanno però un elemento in comune: la temporaneità del progetto. Moratti ha sempre, nel corso della sua presidenza, servito senza problemi le pietanze che i suoi allenatori di volta in volta ordinavano dal menu: vuoi Sneijder? Eccotelo! Vuoi un certo Lucio? Preso. Ti farebbe comodo Eto’o? Arriva! Quando Mou ordinava, Moratti “serviva”. Si trattava però dello Special One, amato e gradito al presidente, come dirgli di no! Un no che spesso, forse troppo, è stato detto invece ai Benitez e Gasperini. L’impressione, forte, è questa: in casa nerazzurra si attende con ansia l’arrivo di un certo Pep Guardiola, l’arrivo dell’uomo giusto cui affidarsi per rivoluzionare e ripartire, un uomo a cui Moratti tornerebbe con piacere e senza problemi a dire: “Yes, Sir…”.

Redazione

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