CAMPIONE AI RAGGI X MARCHISIO PRINCIPINO BIANCONERO / MILANO – Quando in estate la Juventus iniziava a prendere forma, con il 4-2-4 (o 4-4-2 che dir si voglia) di Antonio Conte, in pochi inserivano Claudio Marchisio nell’ipotetico 11 titolare. L’acquisto di Arturo Vidal e la voglia di cambiare attori dopo le due annate nere, facevano presagire una stagione da comprimario per il numero 8 bianconero. Convinzione rafforzata dalle considerazioni tattiche di chi lo riteneva una mezz’ala con scarsa possibilità di adattamento come centrale puro, viste le spiccate caratteristiche offensive e la necessità di individuare una solida spalla per Andrea Pirlo, regista sopraffino che però non eccelle di certo nella fase di interdizione.
In due mesi di calcio vero tutti i giudizi sono stati ribaltati: Marchisio è inamovibile dalla formazione titolare. Centrocampo a 3, centrocampo a 4, centrocampo a 5… Le abbiamo viste un po’ tutte, Conte non si fossilizza su un modulo, sceglie sulla base dell’avversario e delle qualità degli uomini più in palla. Le abbiamo viste tutte certo, ma soprattutto abbiamo visto sempre Marchisio in campo. Tanta, ma tanta corsa, buona tecnica, personalità da vendere e un feeling con Pirlo che lascia a bocca aperta, sembra che i due giochino insieme da anni. E poi i gol, quattro in nove partite; reti pesanti, che regalano punti importanti per il primato della Vecchia Signora.
Marchisio, ragazzo classe 86’, è alla Juventus già da 18 anni, da quando, all’età di soli sette è entrato a far parte del settore giovanile. Fa tutta la trafila, arrivando a conquistarsi la fascia di capitano della primavera e l’attenzione di Fabio Capello, che lo convoca spesso ma non gli regala mai la gioia dell’esordio in A. La prima con la Juve ‘dei grandi’ è rimandata alla stagione 2006-2007. La retrocessione per i fatti di Calciopoli sventra la rosa della prima squadra, permettendo a molti ragazzi scalpitanti di mettersi in mostra. Il debutto arriva il 29 ottobre 2006 (Juventus-Frosinone); il ragazzo vale, Deschamps se ne rende conto e, a soli 20 anni, lo impiega spesso e volentieri: 26 le apparizioni in cadetteria.
Strano il destino: Marchisio si conquista sul campo con i suoi compagni la massima divisione ma, proprio lui che è bianconero da sempre, deve emigrare per trovare spazio. Nel 2007 viene ceduto in prestito ad Empoli, dove finalmente inizia a calcare i campi di Serie A e addirittura quelli internazionali con due presenze in Coppa UEFA. Dopo l’esperienza toscana il ritorno a casa sua, alla Juve. Marchisio si impone e, tra gli alti e soprattutto i bassi della sua squadra, si ritaglia un ruolo da protagonista, con ben 108 presenze e 10 reti in gare ufficiali nell’arco di tre annate.
Nel 2009 arriva anche la Nazionale maggiore, con Marcello Lippi che punta su di lui e lo inserisce nel suo gruppo in vista dei mondiali del 2010. In Sud Africa Marchisio non brilla, il CT gli chiede addirittura di agire da trequartista dietro le punte, ruolo a lui sconosciuto e i risultati sono pessimi. Brutte prestazioni e l’eliminazione della squadra campione in carica al primo turno. Una delusione cocente, che comunque non lascia il segno nella sua carriera azzurra, visto che Prandelli gli rinnova la fiducia convocandolo e schierandolo spesso. Lo scorso 7 ottobre, a Belgrado con la Serbia arriva anche il primo gol.
E torniamo così ai giorni nostri: la doppietta con il Milan a Torino, il gol della vittoria a San Siro con l’Inter. Un momento straordinario per il ragazzo dal cuore bianconero, idolo della tifoseria che lo ha ribattezzato il “Principino”.
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