Il rientro del capitano è atteso come il Messia da Chivu e dai tifosi. Senza di lui, gli attaccanti hanno smesso di segnare e l’Inter si è inceppata
Chivu aspetta il ritorno di capitan Lautaro come Mancini, nel 2008, attese quello di Zlatan Ibrahimovic. Anche quell’Inter, nella quale il romeno era da poco arrivato, si era incartata e stava colando a picco senza il suo giocatore più importante.
Ma almeno Mancini ebbe fra le mani un fenomeno (allora lo era) come Balotelli, il quale tenne in vita la squadra fino all’ultima giornata al ‘Tardini’ contro il Parma. La porta dei ducali sembrava stregata, poi lo svedese entrò in campo e lo Scudetto restò sul petto dei nerazzurri.

Lautaro manca da oltre un mese, il 18 febbraio a Bodo l’ultima partita: sul campaccio sintetito dei norvegesi l’infortunio al soleo della gamba sinistra che ha messo fuori gioco l’argentino e mandato in crisi l’attacco interista.
In assenza del numero 10, ha segnato solo Pio Esposito. E l’Inter, eccetto i due successi sudati contro Lecce e Genoa, è crollata: compresa l’andata delle semifinali di Coppa Italia in casa del Como, quattro partite senza vincere. Tre pari e una sconfitta, quella nel derby.
Ecco perché Lautaro, leader e trascinatore della squadra. è atteso anche dai tifosi un po’ come il Messia. In settimana è previsto il suo ritorno in gruppo, falcidiato dalle Nazionali. Con la Roma a Pasqua, in quella che all’Inter sperano possa essere la gara della ‘resurrezione’, l’argentino ci sarà. O almeno, dovrebbe esserci. Ad Appiano incrociano le dita.




















