I club non sono meno responsabili di un nuovo disastro pressoché annunciato
Gravina avrebbe dovuto dimettersi non un secondo dopo la sconfitta con la Bosnia, bensì già quattro anni fa, dopo la figuraccia con la Macedonia del Nord. Avrebbe dovuto farlo per manifesta incapacità di cambiare anche solo una virgola di un calcio italiano malato fin dalle sue fondamenta.
Certo è che non può essere il solo responsabile di un altro disastro pressoché annunciato. Lo sono in egual misura anche i club (quasi tutti) che lo hanno sempre appoggiato e votato: all’ultima ‘elezione’ ha corso da solo, roba da Corea del Nord.
Club che non riescono a fare ‘sistema’, come al contrario accade in altri Paesi. Pensiamo solo alla Germania, uscita dalla crisi – simile a quella nostra – agli inizi del duemila ragionando e lavorando, per l’appunto, come sistema e unico blocco.
Qui da noi, invece, ognuno pensa al proprio orticello. E penserà al proprio orticello: la Lega di oggi è forse anche peggio della Federazione. D’altronde siamo il Paese delle solite facce e di un immobilismo totale. Tutto cambia affinché nulla cambi, morto un Gravina magari verrà fatto risorgere il Malagò trombato dal Governo Meloni dopo 12 anni (!) a capo del Coni. Si parla anche di Marotta, presidente di uno dei club ‘responsabili’. Un’altra faccia nuova…
Gira e rigira saranno sempre gli stessi, bravi a riciclarsi qua e là perché senza poltrone non sanno stare. Un po’ di trucco e via, si riparte: chi ha distrutto il vecchio calcio, sarà il costruttore del nuovo. Insomma, mentre il Titanic affonda, l’orchestra continuerà a suonare fino al prossimo mancato Mondiale.