Costruire una rosa significa trovare un equilibrio tra caratteristiche tecniche, esigenze tattiche e risorse economiche. Per anni buona parte di questo lavoro è dipesa dall’esperienza di direttori sportivi, allenatori e osservatori. Oggi a queste competenze si aggiunge una quantità di dati che permette di confrontare profili e individuare caratteristiche difficili da riconoscere osservando soltanto poche partite.
I numeri funzionano soprattutto come strumento di selezione. Statistiche di gara, dati sulla posizione in campo e analisi delle prestazioni possono restringere una ricerca molto ampia e indicare quali calciatori meritino un approfondimento attraverso video e osservazione diretta.
La ricerca può iniziare da un’esigenza concreta. Se una squadra ha bisogno di un centrocampista capace di recuperare palloni e accompagnare l’azione, il reparto scouting può partire da indicatori relativi a duelli, recuperi, passaggi in avanti e conduzioni.
Il confronto tra più variabili permette di individuare profili che presentano caratteristiche compatibili con il tipo di calcio richiesto. In questo modo la ricerca non parte necessariamente da una lista di nomi già conosciuti, ma dalle qualità che mancano alla squadra.
Lo stesso metodo può essere applicato ai giovani. Il Golden Boy Index utilizza diversi parametri per confrontare calciatori emergenti appartenenti a campionati e realtà differenti. Non stabilisce chi avrà la carriera migliore, ma mostra come una platea molto ampia possa essere ordinata attraverso criteri comuni prima di passare a valutazioni più approfondite.
Una statistica acquista significato quando viene riportata al contesto nel quale è stata prodotta. Un difensore può vincere molti duelli perché gioca in una squadra costretta frequentemente a difendere, mentre un centrocampista può avere meno recuperi semplicemente perché la sua formazione mantiene più a lungo il possesso.
Per questo la selezione quantitativa viene affiancata ai video e all’osservazione diretta. Bisogna capire dove avviene una determinata azione, contro quali avversari e con quali responsabilità tattiche.
La crescita di figure specializzate mostra quanto questo lavoro sia diventato strutturato. La FIGC ha introdotto un corso per data analyst dedicato all’utilizzo dei dati nel calcio e alla loro applicazione in ambiti come scouting e analisi tattica.
L’analista può quindi far emergere tendenze e anomalie. L’osservatore verifica come quelle caratteristiche si manifestino sul campo, mentre il dirigente deve inserirle in una valutazione che comprende esigenze tecniche, costi e prospettive della squadra.
L’abitudine a leggere numeri, indicatori e confronti non riguarda più soltanto gli specialisti. Molti servizi digitali utilizzano dati per descrivere attività, risultati o comportamenti, anche in contesti molto lontani tra loro, dalle applicazioni per l’attività fisica fino a un casinò online.
Nel calcio, però, quei numeri acquistano valore soltanto quando vengono collegati a una domanda precisa. Sapere quanti palloni recupera un centrocampista serve poco se non si considera dove avvengono quei recuperi, quanto possesso ha la sua squadra e quali compiti gli vengono affidati.
Per questo la quantità di dati disponibile non coincide automaticamente con una migliore capacità di scelta. Il vantaggio per lo scouting nasce dalla possibilità di selezionare gli indicatori pertinenti, confrontarli con il contesto tattico e usarli per restringere il numero di profili da osservare.
Il dato diventa quindi utile quando smette di essere un numero isolato e viene inserito dentro un processo di valutazione più ampio.
Restano poi elementi difficili da tradurre in una tabella. La capacità di adattarsi a un nuovo ambiente, il rapporto con i compagni, la gestione della pressione e la disponibilità a cambiare ruolo possono incidere profondamente sulla riuscita di un acquisto.
Anche il passaggio da un campionato all’altro può modificare il significato delle prestazioni precedenti. Ritmo, richieste dell’allenatore e caratteristiche dei compagni creano condizioni che nessun confronto puramente numerico riesce a riprodurre completamente.
È qui che l’esperienza degli addetti ai lavori conserva il suo valore. Un database può segnalare un profilo interessante, ma occorre una lettura più ampia per capire se quel calciatore possa davvero inserirsi nella squadra.
Il cambiamento portato dai dati riguarda quindi soprattutto il metodo. Una società può partire da un’esigenza tattica, restringere la ricerca attraverso indicatori specifici e verificare successivamente i profili attraverso video, osservazione e confronto con lo staff tecnico.
I numeri ampliano il quadro a disposizione di chi prende le decisioni, ma non sostituiscono la competenza calcistica. Il loro valore emerge quando aiutano a formulare domande più precise e a concentrare l’attenzione sui profili realmente pertinenti.
Costruire una rosa rimane quindi un lavoro di interpretazione. La differenza è che oggi dirigenti e osservatori possono arrivare a quella fase con molte più informazioni rispetto al passato.