Caso Rocchi, dall’inchiesta al casus belli fino al commissariamento della FIGC: parla l’avvocato Autieri
Al momento, ricordiamo, non risulta indagato alcun tesserato dell’Inter come di altri club di Serie A
“Negli ultimi giorni siamo tornati a rivivere quello che, ahi noi, abbiamo già vissuto nel lontano 2006, con la sola speranza che questa volta ci si limiti solo a un grande spavento, senza le terribili conseguenze che hanno seguito i fatti di quella che, oggi, è ricordata come Calciopoli“. Così sul caso Rocchi l’avvocato Camillo Autieri, il quale in rappresentanza della Federazione italiana sarà ospite la prossima settimana al summit internazionale ‘Master Football Executive Football Management’.
Caso Rocchi, dall’inchiesta al casus belli fino al commissariamento della FIGC: parla l’avvocato Autieri (AnsaFoto) – Calciomercato.it
“Il caso Rocchi, di fatto, si inserisce in un contesto storico strutturale già traballante, successivamente alla disfatta Mondiale della Nazionale azzurra e dall’uscita da tutte le coppe europee delle compagini italiane – ha aggiunto Autieri – In tutto questo, anche una Presidenza della Federazione ancora in vacatio e in attesa di capire se ci sarà un’elezione o si andrà incontro a quel commissariamento tanto caro al ministro Abodi. Dicevamo: i fatti che possono essere alla base del caso Rocchi ci riportano alle questioni di Calciopoli e, con questa, condividono il capo di imputazione, “concorso in frode sportiva”.
L’INCHIESTA
“C’è stata una iniziale archiviazione da parte della Procura sportiva, conseguentemente alla denuncia dell’assistente arbitrale Domenico Rocca, avvenuta sulle ceneri della partita Udinese-Parma e per la quale lo stesso assistente segnalava un “presunto intervento esterno alla sala Var del Direttore Rocchi – spiega l’avvocato Autieri – Questa denuncia è stata seguita da un’indagine della Procura sportiva che poi ha concluso per l’archiviazione e la stessa archiviazione è stata poi, tra l’altro ed obbligatoriamente, avallata anche dalla Procura Generale dello sport del CONI.
Su richiesta condotta dal pubblico ministero milanese Maurizio Ascione risultano tra gli indagati, oltre al designatore Rocchi anche il supervisore Var Andrea Gervasoni. Ma cerchiamo di capire che cosa sia il “concorso in frode sportiva”: è un reato che si configura quando “si offre o promette denaro o altra utilità o vantaggio a qualcuno dei partecipanti ad una competizione organizzata dalle federazioni riconosciute dal CONI o da altri enti sportivi riconosciuti a livello statale.
Lo scopo è semplice: il raggiungimento di un risultato (studiato e voluto) diverso da quello che si compierebbe seguendo il corretto e leale svolgimento della competizione. Ai fini della punizione, il codice prevede reclusione da due a sei anni e una multa fino a 4000mila euro”.
IL CASUS BELLI
“Ripercorrendo brevemente il come si è arrivati ad oggi – evidenzia Autieri – ricordiamo come nel maggio del 2025 l’ex assistente arbitrale Domenico Rocca presentava una denuncia ad Antonio Zappi (ex presidente degli arbitri) che immediatamente portò all’attenzione della procura della Figc la segnalazione dell’assistente. Seguirono una serie di verifiche e, alla fine, il procuratore federale, ritenne che non vi fossero evidenti elementi per una prosecuzione di indagine e/o incolpazione e optò per l’archiviazione.
Perché l’archiviazione fosse effettiva occorreva comunque la ratifica o l’avallo della Procura Generale dello sport del Coni, presieduta da Ugo Taucer che confermó quanto concluso dal dottor Chiné. Ci risulta che lo stesso Taucer, sulla scorta delle ultime evidenze, ha chiesto a Chiné l’invio degli atti dalla procura di Milano e, pertanto, ad oggi l’inchiesta potrebbe essere riaperta a tutti gli effetti”.
GLI EVENTI IN VETRINA
“Ma cosa successe di preciso il 22 marzo? La partita era Udinese-Parma e al 37esimo l’Udinese riceve un calcio di rigore per farlo di mano di Balogh sul tiro di Thauvin. Tra le proteste dei giocatori, in quanto la dinamica del difendente non era chiara, in quanto Balogh era fuori equilibrio per la scivolata e la palla prese il suo braccio sinistro che era in fase di ritrazione, l’arbitro Maresca viene chiamato al Var (di Lissone) e, dopo l’on field review, assegnò il rigore ai friulani.
Le due squadre non si stavano giocando praticamente nulla, ma da questo rigore, apparentemente insignificante in una partita altrettanto priva di motivazioni, deflagra quel casus belli che ha dato origine all’indagine, non tanto per la definizione del risultato, ma quanto per le modalità in cui è stato raggiunto”.
“Per questo l’assistente Domenico Rocca formalizzerà una denuncia di quattro pagine e nel maggio del 2025 la consegnerà agli organi inquirenti che hanno poi portato il procuratore fino all’archiviazione – sottolinea Autieri – Rocca viene ascoltato dal Dottor Ascione come persona informata in data 23.7.2025 e raccontò quelle che per lui erano state le ingerenze del designatore arbitrale Gianluca Rocchi nell’assegnazione di quel rigore, ‘attraverso una vetrata’ negli studi di Lissone dalla quale richiamò l’attenzione dell’assistente Daniele Paterna (inizialmente orientato a non concedere il rigore, come confermano una serie di dichiarazioni reperite dagli inquirenti), ma una volta richiamato in maniera perentoria, convinse i colleghi ad assegnare il rigore e spingere l’arbitro Maresca ad andare alla OFR che poi culminò, per l’appunto, con l’assegnazione del rigore.
Nell’esposto presentato da Rocca, l’accusa è esplicita del fatto che Paterna sia stato richiamato dallo stesso Rocchi, aldilà della vetrata, che si alzò rapidamente dalla postazione per bussare più volte sul vetro della stanza di Paterna Var e Sozza avar per richiamare la loro attenzione e che, a loro volta, richiameranno l’arbitro per un OFR dedicato. Sul punto, Paterna stesso fu poi convocato dalla procura ma la sua deposizione sembrerebbe stata addirittura interrotta perché il magistrato ritenne che lo stesso Paterna stesse mentendo sull’episodio incriminato.
In conseguenza di questo episodio, sembrerebbe che l’AIA abbia disposto l’obbligo di relazionare la propria attività svolta per chiunque andasse alla sede di Lissone e, sembrerebbe che dall’introduzione di questa regola, nessuno mai più del team dell’arbitro Rocchi si sia più presentato alla sede stessa.
Si precisa, a dire il vero, che nella denuncia di Rocca c’è anche un’altra partita dell’Inter, Inter-Roma del 27 aprile 2025, finita tra l’altro con la sconfitta del club neroazzurro e con l’episodio controverso di un possibile rigore per fallo sull’interista Bisseck. Rocca scriveva nella sua denuncia anche di questa partita, sollevando il quesito del perché Andrea Gervasoni (supervisore di giornata) non richiamò il Var per far assegnare un calcio di rigore apparentemente netto. A conferma di ciò, la commissione, al raduno, ammise anche pubblicamente davanti a tutti di ‘aver perso un rigore netto’. Di conseguenza, un errore grave che molto probabilmente determinò la perdita del campionato della società milanese in favore del Napoli”.
E L’INTER?
“Allo stato delle cose non rischia nulla. Ad oggi nell’inchiesta non risultano coinvolti o indagati né tesserati né dipendenti del club meneghino. In pratica il nome dell’Inter circola semplicemente perché, agli atti, in più circostanze, sono richiamate partite dell’Inter ma, ad onor del vero, altra evidente differenza con calciopoli, è che nel 2006 le verificate manomissioni arbitrali hanno portato all’effettivo vantaggio di un club in particolare, mentre ad oggi, l’Inter seppur più volte richiamata sulle tre partite per le quali ad oggi ci sono verifiche in corso, almeno su due è uscita sconfitta.
Con questo non si escluderebbe certamente la responsabilità dell’Associazione Italiana Arbitri, laddove la semplice interferenza o manomissione di una gestione o di un corretto svolgimento di un operato arbitrale, da sola basterebbe a configurare l’illecito, ma certamente per quanto riguarda la responsabilità del club neraazzurro, certamente, non ci sarebbero conseguenze di sorta.
L’Inter certamente non è parte attiva in questa indagine, almeno per il momento. Ripeto, la frode sportiva è un reato penale e per avere conseguenze di natura sportiva (come squalifiche o penalizzazioni) servirebbe certamente un deferimento da parte della Procura Federale verso il club, che ad oggi non c’è stato e, stante così le cose come ci appaiono sino ad oggi, non ci sarà neanche”.
COMMISSARIAMENTO FIGC
“Possibile il commissariamento della Federcalcio, ma bisogna sottolineare che nel massimo rispetto dell’autonomia dello sport è sempre doveroso attendere il completo svolgimento delle indagini e concertare gli interessi in gioco per meglio garantire la tutela dello sport, dei valori e di tutti gli interessati a che lo svolgimento dell’attività sia sempre nel rispetto delle regole superiori della correttezza e della lealtà.
Certamente il commissariamento porterebbe a una ripartenza da zero, con un rinnovamento completo e probabilmente con nomine di figure nuove, ma c’è da fare una importante sottolineatura: lo statuto del CONI chiarisce sì i termini per il commissariamento di una federazione sportiva ma, a norma del regolamento e più precisamente al punto 2 dei requisiti per i criteri perché questo commissariamento possa avvenire, ci si scontrerebbe con due problematiche:
Le violazioni ad oggi non sono accertate e nel regolamento si parla di acquisizione di dati certi, quindi di sentenze definitive;
Il fatto che Rocchi non fa parte degli organi direttivi della Figc”.
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L’AIA
“È davvero un momento nero per il mondo arbitrale:
Aprile 2024 il procuratore capo AIA D’Onofrio condannato a 5 anni e 8 mesi per traffico internazionale di droga;
Attualmente il presidente AIA Zappi sta scontando 13 mesi di inibizione per pressioni sui designatori di serie C e D favorendo l’ascesa di Orsato e Braschi.
Intanto è stato nominato Dino Tommasi designatore A e B ad interim.
Lo scandalo dell’associazione italiana arbitri non crea certamente in automatico gli estremi giuridici necessari per commissariare la FIGC. L’indagine è penale e riguarda solamente i singoli dirigenti. Inoltre l’AIA è un organismo tecnico della FIGC, ma la federazione non è direttamente coinvolta né tantomeno imputata.
Per richiedere il commissariamento ci dovrebbe essere una richiesta del CONI, nel caso di gravi irregolarità o di impossibilità di funzionamento degli organi federali, allora verrebbe nominato un commissario straordinario, il quale poi, a sua volta, sceglierebbe anche il nuovo commissario tecnico e le riforme da attuare”.
I CAPI DI IMPUTAZIONE
“I capi di imputazione sono 3:
Rocchi avrebbe combinato, insieme ad altri soggetti (non precisati), la designazione dell’arbitro Colombo (apparentemente gradito all’Inter) per la partita Bologna-Inter dell’aprile 2025; Ad onor del vero sembra esserci anche un’altra partita dell’Inter della scorsa stagione, Inter-Verona del 6 gennaio 2024, finita 2-1 con goal decisivo di Frattesi al 93º. In questa partita, anche se non contestata a Rocchi, c’è un episodio, quello tra Bastoni e Duda, che ha portato al goal decisivo dell’Inter dove l’indagato (Rocchi) in concorso con altri (sembrerebbe esserci un invito a comparire di un indagato ancora non noto) avrebbe omesso di chiamare l’on field review, al momento del fallo intenzionale di Bastoni, nella medesima azione da cui è seguita immediatamente la rete decisiva della squadra neroazzurra;
Rocchi avrebbe designato l’arbitro Doveri per la semifinale di Coppa Italia tra Milan ed Inter, in modo da evitare a quest’ultimo club di averlo per la eventuale finale, nonché per tutte le partite successive di campionato, in quanto sembrerebbe l’arbitro Doveri essere ritenuto “non gradito” ai nerazzurri;
Per la partita Udinese-Parma del marzo del 2025 (che ha dato origine alla denuncia dell’assistente Rocca), in violazione del protocollo Var e, pertanto, in violazione della totale autonomia riconosciuta alle sale Var, lo stesso Rocchi richiamava l’attenzione (bussando sulla vetrata) e induceva alla chiamata dell’OFR dell’arbitro Maresca ai fini dell’assegnazione di un rigore che, da intercettazioni e da referti audio e video, gli addetti non volevano assegnare”.
E ADESSO?
Siamo attualmente di fronte a una serie di accuse degli organi inquirenti e abbiamo l’obbligo di ascoltarle, di attendere e di tenerle in considerazione in una giusta dialettica democratica, con l’obbligo di mantenere una forma garantista che deve ergersi a dogma che dovrà accompagnare tutti i gradi di giudizio.
Anche perché bisogna ricordare come il CONI con la sua Procura e la Procura Federale hanno tempestivamente preso coscienza del tutto e adesso la giustizia ordinaria seguirà il suo corso, ma fondamentale sarà mantenere uno sguardo attento affinché tutti gli interessi in gioco vengano contemperati, altrimenti il rischio di depotenziare la federazione, con ovvi e conseguenti danni reputazionali di tutto il sistema calcio è davvero troppo alto e, allo stato, non possiamo permettercelo”.
“La cosa che più fa riflettere è il fatto che la denuncia di Rocca, dalla quale tutto è nato, è stata trattata all’interno della giustizia sportiva e ritenuta insufficiente ai fini del riconoscimento di responsabilità e, conseguentemente, di punibilità. Però c’è da fare una doverosa puntualizzazione riguardo alla gestione da parte della procura sportiva, in quanto questa ha degli strumenti di indagine molto più limitati rispetto alla procura penale che, di contro, ha mezzi più ampli e può fare ricorso a sequestri documentali ed intercettazioni ambientali.
A conferma di questo, ho letto una dichiarazione rilasciata dal giornalista Paolo Ziliani che ritengo assolutamente condivisibile in quanto anche io, come lui, credo che il fatto che siano emersi i nomi di alcuni arbitri conferma inequivocabilmente come la procura disponga di prove incontrovertibili e, pertanto, risulta probabile l’esistenza di intercettazioni ambientali.
Condivido con lui anche l’idea che tali intercettazioni possono essere state effettuate anche nell’ambito di inchieste ‘collaterali’, come per lo stadio e per i rapporti tra Curve e Società, che nei mesi scorsi sono balzate agli onori della cronaca e, ancora una similitudine, come successe anche per il caso Calciopoli”, ha concluso l’avvocato Autieri.