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Roma-Stoccarda, Gasperini: “Se il metro di giudizio è vincere la coppa, si rischia di restare delusi”

Il tecnico giallorosso ha preso la parola in conferenza stampa prima della sfida con i tedeschi che può decidere le sorti europee della sua squadra

La Roma torna a giocare in Europa League con due partite decisive per le sorti della sua stagione internazionale e non solo. All’Olimpico arriva lo Stoccarda, che ha gli stessi punti dei giallorossi in classifica e si gioca l’accesso diretto agli ottavi: uno scontro diretto, insomma.

Gasperini – calciomercato.it

Gian PIero Gasperini ha preso la parola in conferenza stampa alla vigilia per parlare di questa sfida e non solo:

Come sta la squadra? “La squadra sta bene, a parte Hermoso infortunato e i soliti, oltre le assenze dei due nuovi arrivi. La squadra è in un buon momento sotto l’aspetto fisico. Domani è molto ravvicinata alla partita col Milan, ma è quella di maggiore attenzione ora. Abbiamo una buona posizione, vincendo avremmo grosse possibilità di saltare i playoff, ma il campionato anche per come sono andati i risultati domenica è quello per cui abbiamo maggiore attenzione”.

Su Dybala. “Aveva già fatto bene in un certo momento della stagione, poi ha avuto l’influenza e una ricaduta. Magari lui ci mette di più a recuperare, ma penso già alle partite col Milan, aveva già dato dimostrazioni molto forti. Sta bene, è recuperato. Chiaro, gli anni passano, sulla velocità ha qualcosa in meno ma ha capacità di giocare, soprattutto se supportato dai compagni riesce a essere determinante”.

A che punto è la Roma per lei a livello tecnico e di mentalità? “La Roma si è contraddistinta da subito per questa mentalità, trovando un gruppo molto motivato a fare una stagione importante, con grande disponibilità. Una caratteristica avuta dalle prime giornate. Ventuno giornate sono significative, siamo riusciti a migliorare anche nell’aspetto qualitativo e realizzativo, ma le prestazioni rarissime volte la squadra non ha risposto sulla mentalità e le motivazioni”.

Quanto le piacerebbe cominciare vincendo un trofeo per una piazza che ha vinto molto poco? Il quarto posto è l’ambizione di tutti ma non dà coppe e servono più partite rispetto a vincere l’Europa League. “Non metto un punto sulla vittoria dell’Europa League. Lei sa da quanto tempo una squadra italiana non vince l’Europa League, l’Atalanta due anni fa e prima? L’Inter ha vinto la Champions nel 2010… Così si è sempre perennemente dispiaciuti e delusi se pensiamo che l’unica cosa che gratifica è vincere una coppa. Vincere in Europa una competizione per le italiane è diventato un problema, vediamo anche le partite di ieri. Anche per la Roma, se questo è il metro di giudizio si rischia di essere molto delusi. Dobbiamo spostare l’obiettivo, pensare a migliorarci, crescere, ogni opportunità che sia coppa, campionato, il mercato, per cercare di diventare più forti. Quando si ha la sensazione di essere una squadra forte, forse si arriva a vincere qualche cosa”.

Con la sconfitta della Juve è aumentata la vostra consapevolezza di poter raggiungere il quarto posto? “Abbiamo sempre giocato per fare il massimo. A inizio stagione non sapevamo quale fosse la nostra dimensione. Dopo 21 giornate, anche se non c’è niente di definitivo ed è ancora lunghissima, abbiamo quella posizione e ce la siamo conquistata, non è regalata. Noi lottiamo per ottenere il massimo, a parte l’Inter che è più lontana lottiamo con squadre lì vicine, il Milan domenica, la Juve, il Napoli, anche il Como, abbiamo poi un vantaggio su Bologna e Atalanta che erano in Champions lo scorso anno e ambiscono a quei posti con rose molto forti. Ma nei mesi ci siamo conquistati la posizione e faremo di tutto per difenderla e possibilmente incrementarla. Anche noi abbiamo una considerazione di noi stessi maggiore rispetto a quella che avevamo qualche mese fa”.

Come si è arrivati all’interruzione del prestito di Bailey? Dobbiamo aspettarci altro in questi giorni? “Bailey purtroppo ha avuto un’esperienza negativa, sia per lui che per noi. Al primo giorno si è infortunato ed è stato tutto un calvario per recuperare, l’infortunio è durato tantissimo. Poi recuperava ma aveva delle ricadute. Veramente un peccato, perché pensavamo potesse dare un valore aggiunto. Gli infortuni hanno determinato questa scelta, compresa l’ultima partita di Torino in cui ha dovuto fermarsi. Fosse stato un giocatore della Roma si sarebbe andato avanti. Questo apre una casella, uno spazio, non so cosa può succedere in questi dieci giorni. Si vedrà, quello che penso io è che se arrivano situazioni che possono determinare un miglioramento allora bene, come la situazione di Malen. Altrimenti si sta come si è ora”.

Come sta Ferguson? Resta fino a fine stagione o può tornare indietro? “Mi limito a dire che sicuramente ha recuperato dalla contusione forte presa nell’ultima partita in casa, domani è disponibile. Oggi è un giocatore della Roma. Ogni occasione è buona per lui per fare buone prestazioni come ha fatto ultimamente, con un paio di gol importanti. Domani mi aspetto una prestazione in linea con le ultime che ha fatto”.

Il suo punto di vista sul divieto di trasferta per i tifosi della Roma fino a fine stagione. “Questo è un eterno problema. Per poche persone ne vengono penalizzate migliaia che seguono la squadra con passione. Queste situazioni come l’altra volta sull’autostrada non le vuole nessuno, a chiunque chiedi risponde che non fanno parte del calcio e dello sport. Rispetto a prima ne succedono meno. I provvedimenti sono per questi. Noi quando andiamo in trasferta, come a Torino e di recente, avere così tanta passione che ti segue è qualcosa di positivo. Dispiace fortemente, non so se questa è la pena migliore per risolvere. Per quanto mi riguarda no perché penalizzi la passione di migliaia di persone”.

I giocatori più giovani che hanno giocato meno possono diventare dei nuovi acquisti per la seconda parte di stagione dopo questi mesi in cui hanno imparato? “Vi dico cosa penso che vorrei sviluppare qui a Roma e spero sia possibile. Sviluppare un nucleo forte di 15-16 giocatori, molto competitivi, dove anche quando hai cambi soffri molto poco. E con questi 15-16 riuscire a far crescere anche altri ragazzi giovani come quelli citati (Ghilardi, Ziolkowski, Pisilli, ndr), che possano alimentare un nucleo fondamentale di una squadra che vuole giocare le coppe, essere protagonista e competitiva. In base alla loro crescita, che non è uguale per tutti, che va vista solo con valutazioni di campo, su quello puoi andare avanti sulla crescita della società in modo sostenibile. Se hai gente dietro che cresce e va a sostituire non hai bisogno di entrare sul mercato con cifre notevoli. Stiamo cercando di fare questo. Sono arrivato che c’erano tanti giocatori in prestito e tanti in scadenza. Ci vuole un pizzico di tempo, ma questo è l’obiettivo, poi si potrà parlare di obiettivo Champions, di vincere una coppa o altro. Questo mi prefiggo. Senza questo non puoi fare niente. Perché poi ogni volta che vai in difficoltà nella stagione hai un mese di calo. Pisilli è il prototipo migliore perché esce dal settore giovanile, ed è importante avere il settore giovanile. Lui è cresciuto nel modo di stare in campo, non c’è bisogno di andare fuori a giocare in altre squadre dove non sai magari se giochi. Giocare nella propria squadra è la cosa migliore, mi auguro che lui come magari altri, diventerà del valore di Koné, Cristante e gli altri giocatori. Lui è il prototipo perfetto, non serve che vada in giro, la sua esperienza la deve fare qui e deve diventare forte qui. Spero che questo succeda”.

Francesco Iucca

Romano, giornalista, dal 2013 inseguo un sogno. Inviato e opinionista tra tv, radio e tanto altro. Roma, Lazio, Nazionale, ma senza limiti. Sempre alla ricerca di 'cosa c'è dietro'. Tengo alla larga quelli che 'Il calcio è solo un gioco'. Amo il tennis, Roger Federer e la musica. Cantante e pianista a tempo perso.

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