Diego Armando Maradona ha scritto pagine straordinarie del calcio italiano, ma la sua più grande umiliazione fu proprio nel nostro Paese
Il 25 novembre 2020 chiunque ami il calcio ha capito che da quel giorno non sarebbe stato più lo stesso. Sì, perché proprio in quella data tragica di quattro anni fa, ci ha lasciato probabilmente il calciatore migliore che il pianeta abbia mai visto, un concentrato unico di estro, carisma, gioia e tecnica, ogni volta che il pallone entrava in contatto con il suo magico mancino.
Diego Armando Maradona non verrà mai dimenticato, sarebbe impossibile farlo, e purtroppo anche tutti i suoi problemi fuori dal campo, che hanno inciso inevitabilmente sul suo percorso di vita. L’Italia gli ha dato tanto affetto, amore e devozione totale dalle parti di Napoli, ma per certi versi gli ha anche tolto.
Ci riferiamo in particolare ai suoi problemi con l’Agenzia delle entrate, quindi con il fisco. È stato proprio a tal proposito che Maradona ha subito una delle umiliazioni più grandi nel nostro Stato. Era il settembre del 2009, il Pibe de Oro era l’allenatore dell’Argentina, chiamato a guidare l’Albiceleste ai successivi mondiali, ma anche a risolvere i suoi problemi finanziari. Purtroppo, per questo è andato incontro a eventi non proprio piacevoli.
La storia travagliato tra Maradona e il fisco andava avanti da tempo, in particolare dal febbraio 2005 quando una sentenza della Corte di Cassazione ha ufficializzato il suo stato di evasore fiscale per la cifra mostruosa di 36 milioni di euro. La somma era dovuta alla mancanza di versamenti Irpef con un aumento costante di 3mila euro al giorno solo di interessi.
Da lì è iniziata la caccia all’uomo in ogni sua tappa in Italia, ma riuscendo a ritirare ‘solo’ 50mila euro. Tra le confische che sono arrivate a termine ci sono state anche un Rolex dal valore di 11mila euro e orecchini da 4mila euro. L’allora tecnico dell’Argentina era stato anche fermato dalla Guardia di Finanza presso un centro benessere di Merano, dove si era recato per perdere i chili in eccesso.
Insomma, una vera e propria caccia al calciatore più forte di sempre che sicuramente non deve essere stata carina da vivere e sopportare, e che ha anche incrinato i rapporti con il nostro Paese. Oggi il suo ricordo resta comunque splendente, oltre i problemi extra campo.