Parole al veleno del patron che è pronto a lasciare il club: l’attacco al mondo del calcio dopo la retrocessione
Torna a far parlare di sé Paolo Di Nunno. Il presidente del Lecco, dopo la retrocessione in Serie C, non cambia idea ed è pronto a lasciare la società.
Parole al veleno e senza filtri quelle pronunciate da Di Nunno: “Aliberti ha fatto la garanzia bancaria. L’ha iscritta lui la squadra. La società è mia, ma lui ha messo la garanzia. Io non ho più soldi – spiega intervenendo a ‘Sportitalia’ – Ho speso 25 milioni da quando sono a Lecco e altri 10 milioni da altre parti. I soldi che ho lavorato li ho buttati, sono finiti. Il calcio non è uno sport, è una rapina. Una squadra di Serie B è una rapina. Tutti vogliono andare in B, ma poi costa. Abbiamo preso 5 milioni e ne ho spesi 12″.
Di Nunno si sofferma sul campionato da dimenticare in Serie B del Lecco e la conseguente retrocessione: “Ero praticamente morto. Dicono che i miracoli si fanno solo una volta. Mi sono salvato io ed è retrocesso il Lecco. Ci sono stati grossi errori del direttore sportivo. Io ho provato a dare fiducia agli allenatori che c’erano prima, poi ho tenuto Malgrati. Non ho preso io Aglietti, ero in ospedale. Lo ha preso il direttore sportivo Fracchiolla. E lo sto ancora pagando, ma finisco il 30 giugno”.
Sull’iscrizione al prossimo campionato e il Milan che cerca un posto per la partecipazione dell’Under 23: “L’ho iscritta la squadra, per come mi hanno trattato i tifosi… Hanno visto calcio di questo livello dopo 50 anni. Per questo me ne voglio andare”.
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